FABRIZIO SANTI ED I MISTERI DE “IL SETTIMO MANOSCRITTO”


“Dietro la scrivania e la poltrona in pelle, il portello della cassaforte che conteneva il prezioso documento era spalancato, l’interno della cassaforte vuoto”.

Il prezioso documento, rubato dal convento di San Gregorio al Celio, è un misterioso manoscritto cinquecentesco, l’Unicum, il cui contenuto è avvolto nel più fitto mistero; sul caso la polizia brancola nel buio, ma c’è anche un altro misterioso uomo, mascherato, con un lungo impermeabile ed un cappello a larghe falde che è sulle tracce di quel manoscritto.

Il misterioso uomo coinvolge nella sua missione uno scrittore, Giulio Salviati, in crisi creativa da troppo tempo, e con il conto in rosso.

Con la promessa di un grosso compenso, lo scrittore giallista si getta a capofitto in questa nuova sfida, aiutato da Elena, una graziosa bibliotecaria.

Codificare il libro, per capire chi lo ha sottratto, ed il motivo di questo furto, è la difficile ed emozionante caccia al tesoro che impegnerà i due giovani, tra sotterranei segreti, misteriosi palazzi storici, arcani da sciogliere, con la fascinosa e cupa Roma a fare da sfondo.

Questo è l’ultimo romanzo scritto da Fabrizio Santi, “Il settimo manoscritto”, edito da Newton Compton; un thriller mozzafiato capace di tenere viva l’attenzione del lettore e trascinarlo in questa misteriosa ricerca, senza utilizzare colpi bassi.

È la straordinaria capacità di Fabrizio Santi, quella di confezionare un romanzo godibile e raffinato, con le atmosfere gotiche e la giusta dose di pathos e mistero che riesce a catturare l’attenzione del lettore; un mistery che non scade mai nel macabro, né calca la mano tingendosi di rosso sangue. Fabrizio Santi non ha bisogno di giocare con i trucchi del mestiere per rendere avvincente il suo romanzo, a lui basta la sua scrittura lineare, una storia credibile, e la giusta fantasia nel costruire un romanzo che con naturalezza, riesce ad ipnotizzare il lettore. Anche i diversi richiami filosofici e letterari, i ragionamenti logico-matematici, sparsi qua e là nello svolgimento della narrazione, diventano funzionali a sciogliere il mistero celato dietro il prezioso manoscritto, senza annoiare.

E sarà la curiosità di giungere sino alla fine a tenere incollato il lettore, dietro le suggestive indagini di Giulio Salviati ed Elena, fino a contemplare “l’essenza di una conoscenza che oramai stava diventando la loro”.

E “nel volgere di pochi momenti l’astro nascente avrebbe di nuovo illuminato, da oriente, quella minuscola terra in mezzo al mare, in cui un uomo, una donna e un altro uomo venuto da molto lontano condividevano il loro segreto”.

 

Raffaele Zoppo

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