IL NUOVO GOVERNO GENTILONI HA LA FIDUCIA PARLAMENTARE, MA QUELLA DEL POPOLO?


Il nuovo Governo Gentiloni, nato sulle macerie del vecchio Governo Renzi, spazzato via dall’uragano dell’esito referendario del 4 dicembre scorso, sembra la fotocopia sbiadita ed un po’ scolorita di quello precedente.

Visto che alle urne non ci si poteva andare, in assenza di una legge elettorale valida costituzionalmente, e visto che lo stesso Renzi si è reso indisponibile a proseguire nella sua azione di Presidente del Consiglio, varando un Renzi bis, e visto che nuove maggioranze variabili, o grandi coalizioni non erano proponibili dopo la sciagurata esperienza di Monti, non restava al Presidente Mattarella, che trovare un volto buono nell’area PD, per varare un governo di transizione, sapendo che comunque fra un anno e poco più, questa legislatura avrebbe esaurito il suo mandato.

Nasce così il Governo Gentiloni, che dalla Farnesina si sposta a Palazzo Chigi, occupando il posto che fu di Renzi.ministro_paolo_gentiloni_silveri

Gentiloni ha dovuto costruire una squadra di governo, pescando sul sicuro, PD più gli alfaniani, gli unici che gli garantivano la maggioranza parlamentare; quindi una squadra di governo che racchiuda tutte le anime del suo stesso partito, per evitare scontri politici interni e sgambetti parlamentari, più quel gruppetto di parlamentari legati ad Alfano, che da nuovo centrodestra, sono divenuti organici al centrosinistra, prima con Letta, poi con Renzi ed ora con Gentiloni.

Il nuovo Presidente del Consiglio avrebbe potuto varare una squadra leggera, nei numeri, e con volti nuovi, ed invece, propone quasi la vecchia squadra, con diciotto ministri, un numero considerevole per un governo che dovrebbe restare in carica al massimo un annetto, e con compiti molto limitati.

Già questo è un segnale politico importante: non disconoscere il lavoro di governo di Renzi, premiando tutta la vecchia compagine, lavorare nel solco da lui tracciato, eliminando semplicemente le riforme, visto l’esito referendario. In pratica, il vecchio motto del Gattopardo, che in Italia funziona benissimo: cambiare affinché poi nulla cambi.

E allora vediamo questa straordinaria squadra di Governo, questa pletora di Ministri e Ministre, che assomiglia più ad una minestra riscaldata che ad un piatto nuovo e fresco, creato magari, per accendere nuovamente l’amore nell’elettore, e non la sua rassegnazione o disperazione.

 

Presidente del Consiglio: Paolo Gentiloni. Una passione per la politica coltivata sin dagli anni del liceo, fu portavoce di Rutelli, e Assessore nella sua giunta capitolina; nel 2001 fu eletto per la prima volta Deputato, divenne Ministro per le Comunicazioni con Prodi, nel 2006, e Ministro per gli Affari Esteri, con Renzi nel 2014; oggi la sua più grande occasione politica. Il Temporeggiatore.

 

Ministro per gli Affari Esteri: Angelino Alfano. La passione per la politica sin dagli anni del liceo, iscritto alla DC, di cui è stato pure segretario provinciale, prima di passare alla neonata Forza Italia. Nel ’96 venne eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, nel 2001, diventa parlamentare, ricoprendo anche il ruolo di Ministro della Giustizia; poi abbandona Forza Italia e Berlusconi per fondare NCD. Ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Interni, sia sotto Letta che sotto Renzi, e, nonostante le molteplici critiche e qualche ombra nello svolgimento del suo incarico, oggi viene premiato per la sua fedeltà politica traslocando dal Viminale alla Farnesina. Miracolato.

 

Ministro degli Interni: Marco Minniti. In Parlamento dal 2001, è stato Sottosegretario alla Difesa, con Amato, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con D’Alema, Vice Ministro agli Interni, con Prodi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alla Sicurezza, con Letta, prima e con Renzi, poi, ed oggi Gentiloni lo invia al Viminale.Uomo per tutte le stagioni.

 

Ministro della Giustizia: Andrea Orlando. Una prima esperienza politica nel suo Comune, La Spezia, sotto le insegne del Partito Comunista, poi il trasloco nel partito democratico, e l’approdo in Parlamento, nel 2006. Ministro per l’Ambiente, nel 2013, con Letta, Ministro della Giustizia, nel 2014, con Renzi, dove viene riconfermato da Gentiloni. Silente.

 

Ministro della Difesa: Roberta Pinotti. Le prime esperienze politiche nel suo Comune, Genova, sotto le insegne del PCI, prima di traslocare nel partito democratico; venne eletta in Parlamento nel 2001, Sottosegretario alla Difesa con Letta, Ministro della Difesa con Renzi, confermata al Dicastero da Gentiloni. Combattente.

 

Ministro dell’Economia e delle Finanze: Pier Carlo Padoan. Economista, molto vicino a D’Alema, ha lavorato sia per il FMI, sia per l’OCSE, prima di essere chiamato da Renzi al Dicastero dell’Economia, e lì riconfermato da Gentiloni. Contabile.

 

Ministro dello Sviluppo Economico: Carlo Calenda. Eletto in Parlamento con Scelta Civica, nel 2013, nel 2015 approda nel PD; è stato Viceministro dello Sviluppo Economico, con Letta, e Ministro dello Sviluppo Economico con Renzi, prima, ed ora con Gentiloni.Confermato.

 

Ministro delle Politiche Agricole: Maurizio Martina. Letta lo chiama dal Consiglio Regionale lombardo a ricoprire il ruolo di Sottosegretario al Dicastero delle Politiche Agricole; Renzi lo promuove a Ministro e Gentiloni lo conferma. Fortunato.

 

Ministro all’Ambiente: Gian Luca Galletti. Due legislature sotto le insegne dell’UDC, poi la non elezione, nonostante il sostegno di Scelta Civica, ma comunque nominato da Letta Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione. Renzi lo trasferisce all’Ambiente, come Ministro, e Gentiloni lo conferma. Il ragioniere ambientale.

 

Ministro ai Trasporti e Infrastrutture: Graziano Delrio. L’ex Sindaco di Reggio Emilia, viene chiamato da Letta, come Ministro per gli Affari Regionali, Renzi lo promuove Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio prima di nominarlo Ministro delle Infrastrutture, ruolo che gli viene confermato anche da Gentiloni. L’uomo pacato.

 

Ministro del Lavoro e Politiche sociali: Giuliano Poletti. Diploma di perito agrario in tasca, una carriera dirigenziale nelle Coop fino a divenire Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. Poi, nel 2014, Renzi lo chiama al Dicastero del Lavoro, come Ministro, e Gentiloni lo riconferma. L’uomo cooperativo.

 

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: Valeria Fedeli. Eletta nel 2013, per la prima volta in Senato, la ex sindacalista, ricopre il ruolo di Vicepresidente Vicario del Senato, finché Gentiloni la chiama al Dicastero dell’Istruzione, per sostituire la Giannini. A lei il compito di risistemare i danni della Buona Scuola renziana. Volitiva.

 

Ministro dei Beni Culturali: Dario Franceschini. Una carriera politica trascorsa nelle fila della DC, poi PPI, poi Margherita ed infine nel partito democratico; in Parlamento dal 2001, ha ricoperto l’incarico di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel ’99, prima con D’Alema e poi con Amato, poi Ministro per i Rapporti con il Parlamento con Letta e promosso a Ministro dei Beni Culturali da Renzi e confermato al Dicastero da Gentiloni. Il mazziere.

 

Ministro della Salute: Beatrice Lorenzin. Una carriera politica iniziata sotto la protezione di Berlusconi, per poi seguire Alfano nella sua scelta scissionista. In Parlamento dal 2008, è stata nominata Ministro della Salute, nel 2013, da Letta, confermata poi nello stesso Dicastero sia da Renzi che da Gentiloni, nonostante le molteplici critiche ricevute e qualche scivolone di troppo.Protetta.

 

Ministro dei Rapporti con il Parlamento: Anna Finocchiaro. Eletta nel 1987 in Parlamento, sotto le insegne del PCI, per poi traslocare nel partito democratico, è stata Ministro per le pari opportunità, nel 2001, con Prodi, e Ministro dei Rapporti con il Parlamento, grazie a Gentiloni. Ha rischiato di essere rottamata dall’onda politica di Renzi, è finita per sostituire la renziana Boschi. Tenace.

 

Ministro per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione: Maria Anna Madia.Eletta in Parlamento nel 2008, nel 2014 Renzi la nomina Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Dicastero che le verrà confermato anche da Gentiloni. È la madrina di una Riforma contestatissima e giudicata in parte anticostituzionale. Inesperta.

 

Ministro per gli Affari regionali: Enrico Costa. Eletto in Parlamento nel 2006, sotto le insegne di Forza Italia, l’avvocato piemontese segue poi Alfano nel suo nuovo progetto politico, NCD; Renzi lo nomina Viceministro della Giustizia, nel 2014, e poi, nel 2016, lo nomina al Dicastero per gli Affari regionali, dove verrà confermato anche da Gentiloni. Riconfermato.

 

Ministro per la Coesione territoriale e Mezzogiorno: Claudio De Vincenti.Economista, Monti nel 2011 lo nomina Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Letta lo conferma, Renzi lo promuove a Viceministro, e Gentiloni resuscita il vecchio caro Ministero del Mezzogiorno per spostarlo lì. Graziato.

 

Ministro dello Sport: Luca Lotti. Entra in Parlamento nel 2013, renziano di ferro, nominato da Renzi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega all’editoria, per lui Gentiloni inventa un nuovo Ministero senza portafoglio, quello dello Sport, per sistemarlo.Promosso.

 

Chi invece sembra scomparsa dai radar politici dopo il fragoroso NO alla Riforma Costituzionale è Maria Elena Boschi: il suo Ministero è stato cancellato e lei promossa Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’incarico di Segretario del Consiglio dei Ministri, una vera promozione, per chi aveva posto la propria firma su una Riforma che quasi il 70% degli Italiani aveva bocciato, dimissionando di fatto il Governo Renzi.

 

La nuova compagine di Governo ha ricevuto la fiducia parlamentare sia alla Camera dei Deputati, con 368 voti favorevoli, che al Senato, con 169 voti. A loro l’arduo compito di far dimenticare la stagione guascona ed arrogante di Renzi, e di creare le opportune condizioni per una nuova legge elettorale, affinché il popolo possa finalmente esprimere il proprio diritto costituzionale di scegliersi i suoi rappresentanti. Ci riuscirà in un tempo breve?

 

 

 

Raffaele Zoppo

 

 

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