LA STRAGE DI BERLINO, L’ENNESIMA TRAGEDIA DI UN POPOLO CHE NON SA LEGGERE LA PROPRIA STORIA


Il tir nero che piomba su cittadini inermi in visita ai caratteristici mercatini di Natale berlinesi, trasformandosi in una gigantesca palla da bowling che travolge uomini birilli, è purtroppo l’ennesimo atto terroristico a cui ci stiamo da troppo tempo rassegnando; il ricordo va subito all’attentato di Nizza di questa fine estate, stessa dinamica, stessi obiettivi, stesse motivazioni, la solita paura e terrore che paralizza l’Occidente.

A Berlino, il tir nero della morte lascia sull’asfalto 12 morti e 48 feriti, alcuni gravi; all’appello, tra molti, manca anche una nostra connazionale, una ragazza di Sulmona, di cui si sono perse le tracce ed anche le speranze di averla ancora in vita.

I fatti, letti nei giorni successivi all’attentato, raccontano di un tir, di proprietà di una società polacca, partito dall’Italia in direzione Berlino, per effettuare una consegna. Questo tir viene rubato, il conducente ucciso, ed è il corpo trovato all’interno della cabina, e quel mezzo è divenuto improvvisamente l’arma per combattere la terribile guerra terroristica; il conducente, fuggito dopo il devastante impatto, è un terrorista, convinto di combattere una guerra giusta, in nome del suo Dio, insieme ad altri fratelli che combattono, per la medesima ragione, in tutto il mondo.

Un cane sciolto, un assassino qualunque, che ha insanguinato una strada berlinese con sangue innocente. Si saprà che è un ragazzo tunisino, che è sbarcato minorenne in Italia nel 2011, che ha trascorso 4 anni in carcere, dopo aver partecipato all’incendio di un centro di accoglienza, che è stato espulso, ma che la Tunisia non ha autorizzato il suo rimpatrio; e da lì si sono perse le sue tracce. Lo ritroviamo in Germania, strumento di morte di un ideale terrorista.

Ma questa narrazione difetta ancora: non possiamo collegare l’episodio tragico berlinese a ciò che è successo qualche giorno prima in Turchia, quando una guardia della sicurezza, durante l’inaugurazione di una mostra fotografica, estrae la sua pistola e blaterando frasi inneggianti la guerra santa, uccide a sangue freddo l’ambasciatore russo in terra turca, così, in diretta, davanti ad un pubblico inorridito.

E la narrazione sarebbe completa se allungassimo il nostro sguardo oltre, in Siria, che da quattro anni vive una guerra di tutti contro tutti, con Aleppo finita sotto bombardamento, i civili morti che non si contano oramai più, gli appelli di pace che cadono nel vuoto, le tregue, così faticosamente cercate che saltano quasi subito, e tanti troppi interessi che ballano sul tavolo delle trattative, su quegli inermi civili morti ammazzati senza un perché ancora ben chiaro.

Perché se si volesse fare poi, un ragionamento pulito e scevro da idealismi, allora va detto che qui non c’è una guerra di religione da combattere, non è l’Islam il problema, che diventa semplicemente lo scudo dietro cui si costruiscono i terrorismi.

Qui andrebbe valutato attentamente il problema dei flussi migratori, perché come Occidente e come Europa, da buoni Ponzio Pilato ce ne stiamo lavando le mani.

L’Italia e l’Europa sono invasi non tanto da profughi che scappano da guerre, quanto dai migranti economici, uomini che fuggono dai loro Paesi in cerca di fortuna, disperati che il proprio Paese d’origine non li vuole e che altri non riescono ad accogliere.

Non preoccuparsi seriamente di loro, crea semplicemente un enorme numero di fantasmi disperati che vagano per l’Europa, e che possono tranquillamente essere manipolati e trasformati in strumenti di morte da chi offre loro un futuro glorioso, un ideale ed uno scopo nella vita.

Qui andrebbe rivalutato anche il sistema d’integrazione, quel multiculturalismo che in Francia, in Germania, in Belgio si è dimostrato fallimentare. I figli di seconda generazione si devono sentire perfettamente integrati nel tessuto sociale, non considerati figliastri da chiudere in ghetti. Aver commesso simile errore ha generato il nemico in casa, disperati senza valori che qualcuno ha instradato verso il martirio.

E dovremmo anche mettere mano a tutta la politica internazionale di questi ultimi decenni, perché il caos generato oggi, i tantissimi conflitti che ci sono, sono frutto di scelte scellerate, di tornaconti personali fatti sulla pelle di civili inermi.

Non dimentichiamo mai che furono gli Americani ad armare i talebani nella loro guerra contro l’Unione Sovietica, gli stessi che poi si sono trasformati in nemici dopo l’attacco alle Twin Towers; non dimentichiamo che si sono inventati dossier falsi sul potenziale chimico di Saddam per scatenare una guerra all’Iraq e rovesciare il dittatore, generando poi, tanti focolai di guerra ed una instabilità politica, che covando sotto le braci di una democrazia da esportare, ha creato il caos nel Medioriente. L’Isis è nata da queste braci di odio, non possiamo dimenticarlo.

Non dimentichiamo quanto abbiamo soffiato sulle primavere arabe, rovesciando feroci dittatori solo per tornaconti personali, ed oggi ci ritroviamo con la Tunisia, la Libia, l’Egitto, nel pieno caos, con nuovi potenti imposti dall’alto, che faticosamente riescono a ristabilire una certa normalità.

E non dimentichiamo la Siria, da quattro anni sotto bombardamento, una guerra di tutti contro tutti, di interessi economici, militari, energetici che si incrociano o si scontrano. Sganciare bombe sui civili inermi, uccidere chiunque per stanare il nemico, non è simile al terrorismo di matrice islamica che funesta la nostra quotidianità? Loro usano lo scudo di una religione, noi quello di un diritto, la libertà, ma entrambi nascondiamo lo stesso scopo: il potere.

E allora dovremmo iniziare a smettere di piangere i propri morti innocenti, dovremmo iniziare a smettere di ascoltare inutili sermoni fatti da potenti, democratici o meno, che curano solo i propri tornaconti, dovremmo ribellarci a questa guerra santa, nera come il petrolio, verde come i dollari usati per la vendita di armamenti militari, che sta uccidendo il mondo, l’Oriente come l’Occidente, dovremmo imparare a rileggere la Storia, unica fonte di verità, e capire e comprendere che il nemico ha molteplici facce, e non parla solo l’arabo.

“Signore, insegnaci dunque così a contare i nostri giorni, che acquistiamo un cuor savio”.

 

 

Raffaele Zoppo

 

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