L’esaltazione del sentimento in Giovanni Prini


Oli, disegni, marmi e bronzi, accanto a lavori di arti applicate quali ceramiche, mobili, e giocattoli: un’indagine a tutto campo della produzione artistica di Giovanni Prini contraddistingue l’esposizione Giovanni Prini. Il potere del sentimento, in programma fino al 26 marzo 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. L’evento, inaugurato lo scorso 20 dicembre, intende illustrare la figura e la carriera dello scultore e decoratore novecentesco, lungo un itinerario espositivo di 130 opere che documentano la sua poliedricità di artista e la forte vena emotiva di ciascuna creazione.thumbnail_amanti

Curata da Maria Paola Maino, la mostra si estende lungo i tre piani della Galleria romana, prendendo avvio dal Salotto Prini, che appare nel dipinto Nello specchio di Giacomo Balla, uno dei più assidui frequentatori della casa studio del maestro, gestita insieme alla moglie Orazia Belsito. Genovese di nascita (1877), Prini si trasferisce a Roma all’inizio del Ventesimo secolo, dove con Orazia coltiva contatti e legami con protagonisti del panorama culturale della città capitolina, accogliendo nel proprio salotto intellettual-artistico in via Nomentana personalità come Duilio Cambellotti, Umberto Boccioni, Cipriano Efisio Oppo, Sibilla Aleramo, Gino Severini, Ettore Ximenes, Antonio Maraini. La stessa sala è oggetto di richiamo anche in alcuni mobili disegnati da Prini, secondo lo stile art noveau. All’interno del Salotto Prini trovano spazio numerosi ritratti della moglie Orazia, oltre ad una serie di lavori che attestano i rapporti amicali dello scultore con diversi artisti e autori: tra questi, Nudo di Cambellotti, Autoritratto e Ragazza in blu di Severini, La moglie di Giovanni Prini di Domenico Baccarini, Ballerina di Sironi.

La stagione lavorativa di Prini si allunga fino agli anni Cinquanta, snodandosi attraverso produzioni diverse, accomunate da una vivacità creativa che resta inalterata tra la varietà di stili e di materiali utilizzati. Il percorso espositivo racconta l’evoluzione artistica di Prini a partire dai primi anni trascorsi a Roma, caratterizzati da una vicinanza ai temi del socialismo umanitario ed alle vite degli umili, come documentato dall’opera L’alba e il tramonto del 1903. Il periodo successivo ruota attorno all’interesse di Prini per l’infanzia, ed all’inventiva moderna dei giocattoli dei Birilli di legno e delle Bambinette in cartapesta, delle lampade e dei mobili. Gli anni Trenta vedono l’artista impegnato in un recupero degli stilemi della scultura classica.

A completamento della mostra s’inseriscono anche numerosi materiali d’archivio conservati dagli eredi, comprendenti schizzi e disegni preparatori, oltre a lettere e fotografie, nell’intento di inquadrare le relazioni tra i coniugi Prini e l’ambiente intellettuale romano circostante. Infine, è stato realizzato un itinerario grafico volto a ricostruire il rapporto dell’artista con la città, attraverso richiami sia ai luoghi dove sono presenti le sue opere, sia a quelli in cui studiò ed abitò.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Archivi delle Arti Applicate italiane del XX secolo. Per tutte le informazioni sulla mostra: http://www.galleriaartemodernaroma.it.

Clara Agostini

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