M5S: IL DILETTANTISMO, IN EUROPA, HA TROVATO CASA


“I nostri politici sono dilettanti con stipendi da professionisti”, disse amaramente lo scrittore sloveno Žarko Petan.

Guardando la realtà attuale, osservando quella classe politica che amministra la cosa pubblica, qui in Italia ma come nel mondo, bisognerebbe ammettere che purtroppo ciò è una triste realtà.

Partiamo da un dato di cronaca: domenica scorsa, improvvisamente, sul blog del guru di un movimento politico, che viene assurto quasi a vangelo ispiratore di una verità assoluta, il suddetto guru, capo comico di una compagnia di dilettanti allo sbaraglio, chiese ai suoi fedeli adepti, opportunamente iscritti e schedati, di votare sull’approvazione o meno di un accordo per traslocare il loro movimento, in seno al Parlamento europeo, nel gruppo dei liberali e democratici dell’Alde, rompendo così, l’alleanza con Farage.

Una richiesta questa, che ha spiazzato tutti, sia gli stessi parlamentari europei, sia quelli italiani, che non ne sapevano praticamente nulla.

Nessun dibattito politico interno al movimento, nessuna discussione, nulla di tutto ciò; qualcuno ha stipulato dall’alto tale accordo e lo presenta ai suoi iscritti già impacchettato: prendere o lasciare.

Poi, suona strano, a molti, pure la scelta di rompere con Farage per confluire nel gruppo dell’Alde, che altro non è che un aggregato di partiti di centro, fortemente europeista; suona strano proprio perché un movimento che si dimostra molto critico verso questa Europa, che entra in Parlamento per cambiare le cose, che si allea con un partito euroscettico come l’Ukip di Farage, quello che ha spinto per la Brexit inglese, poi improvvisamente, si sposta verso il centro cambiando la propria rotta politica, e stringendo un accordo politico, senza neanche un minimo di discussione interna al movimento stesso.

Ovviamente, poiché le decisioni dall’alto non si discutono, e poiché nel suddetto movimento vale il concetto dell’uno che vale uno, ma il capo vale per tutti, allora tutti a cercare una seppur labile spiegazione logica per tale virata centrista. Quella che vale la standig ovation è stata l’arzigogolata spiegazione, da più parti sostenuta, per cui, visto che Farage avendo raggiunto il proprio obiettivo, la Brexit, oramai poco potrebbe offrire politicamente, allora ci si sposta nel gruppo centrista, per formare, così, un gruppo numeroso, importante per contare qualcosa nel Parlamento europeo, visto che l’obiettivo dovrebbe essere, poi, cambiare questa Europa.

E poco importa che per anni i grillini hanno fatto fuoco e fiamme su tale gruppo, giudicato come la casa dell’establishment, della casta attaccata al potere, ora va bene al grande capo, perché ha un accordo politico, e deve andare bene a tutti.

Peccato che nell’Alde la maggioranza e forse pure qualcosa in più, non vuole imbarcare i grillini, per cui, l’accordo viene stracciato in men che non si dica.

Nel giro di quarantotto ore, un accordo improvvisamente sbandierato, e faticosamente fatto accettare alla base del movimento, viene rimangiato, perché chi ti doveva accogliere a braccia aperte, ha, invece, chiuso porte e portoni. Al M5S non resta che ingranare la retromarcia, fare il mea culpa e tornare con il capo chino, cosparso di cenere, da Farage e accettare le nuove condizioni politiche per stringere con lui un’alleanza.

Dilettantismo allo stato puro, questo; improvvisazione, nessuna strategia, né una visione politica di massima, per un movimento che fatica a divenire un partito vero e proprio; un movimento che come opposizione dura e pura, riesce a mascherarsi bene, ma quando poi, siede nella stanza dei bottoni, non sa dove mettere le mani, e di scivoloni, più o meno evidenti, ne commette parecchi, e la gestione di Roma Capitale è lì a dimostrarlo.

Se questo è il futuro, allora restituiteci la buona, vecchia classe politica, forse non tutta onestissima, forse non così cristallina, ma almeno loro sapevano costruire una idea politica, avevano una certa classe ed eleganza nel portare avanti le proprie proposte, riuscivano a guardare il proprio tornaconto personale senza troppo dimenticare gli interessi di un popolo votante, che magari non contava nulla nelle scelte di partito, magari non esprimeva pareri con un click su di un sito, ma almeno al tavolo della democrazia riusciva in qualche modo pure a sedersi, mentre oggi deve semplicemente delegare ad altri, restando fuori di casa e accontentandosi di quelle poche briciole rimaste.

 

 

 

Raffaele Zoppo

 

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