UNA SCULTURA DI DOMENICO MASTROIANNI RITROVATA


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Un dettaglio

Vogliamo dire che può avvenire perfino che si conviva per anni con fatti e situazioni di notevole significato e valore artistici ma di cui si ignora sia la esistenza sia la validità proprio perché tali opere d’arte o monumenti non vengono fatti conoscere e fatti vivere! Scambiando qualche parola con quel fine poeta che è Bruno Ceroli di Isola del Liri, mi parlò di una scultura in bronzo di Sant’Antonio che si leva in quella che era stata la cartiera Boimond, a suo tempo notevolissimo insediamento industriale di Isola del Liri, oggi ben altro. Incuriosito dalle parole e commento del poeta, mi sono subito recato sul luogo e grandi sono stati lo stupore e la meraviglia nello scoprire che la squisita scultura bronzea alta circa 1,30 m si leva effettivamente in uno spazio pubblico quasi davanti all’ufficio postale: è una creazione di Domenico Mastroianni! Sconosciuta, perfino a studiosi e cultori! Si osservi la dolcezza e la delicatezza con le quali il Santo tiene in braccio il Bambino: in questa interpretazione così suggestiva capiamo anche il valore dell’artista.Ecco un altro personaggio ciociaro a dir poco incredibile: è stato forse il maggiore o uno dei più raffinati e allo stesso tempo prolifico modellatore di argilla: ha inondato Roma e dintorni prima di tutto, e poi il mondo intiero, delle sue sculturine in terracotta, di monumenti in bronzo e, alla fine, anche di delicata e deliziosa pittura: una delle sue realizzazioni più conosciute e più considerate erano le vie crucis, in prevalenza in terracotta, anche queste presenti in innumerevoli chiese della capitale e del mondo. Ma l’opera che più lo fa conoscere anche oggi e che più si incontra in giro specie sulle bancarelle dei mercati di antiquariato sono le sue….cartoline! Sì, proprio così: infatti Domenico Mastroianni allorché a Parigi i primi anni del Novecento -si racconta che riusciva a modellare in argilla la testa di un cliente nello stesso tempo che il pittore impiegava per realizzare il suo disegno- consapevole della sua maestria e padronanza ebbe l’idea di valorizzare tale sua prestanza realizzando…cartoline illustrate!! che erano nate proprio in quegli anni. E iniziò a modellare in altorilievo su pannelli in argilla, si dice 50×70, le scene più disparate dalla Bibbia, Napoleone, dalla Divina Commedia, I Promessi Sposi, innamoramenti, scene idilliache, scene di campagna, donnine, vite di santi, tutti scolpiti in maniera ineguagliabile: venivano poi da lui stesso fotografati e quindi passati all’editore che ne realizzava piccoli album di cartoline e messi in vendita in grandi quantità con enorme successo, tanto che questa prestazione per parecchi anni, fino a quando si diffuse il telefono, quindi fino agli anni trenta del Novecento, rimase una sua attività preminente: realizzò una quantità enorme di tali pannelli scolpiti -le cartoline ne documentano l’alta qualità- si calcola che ne sono stati circa 650/700 che, ecco il destino tragico, una volta realizzati e fotografati, venivano dall’artista stesso distrutti per impedirne il plagio: un patrimonio dunque di opere d’arte ineguagliabili è andato distrutto: restano a documento le cartoline che ancora oggi, come detto, sfuse o nelle confezioni originali, appaiono nelle librerie antiquarie di tutto il mondo e sulle bancarelle dei mercatini. Per ultimo va ricordato che questo genere di produzione, la cosiddetta scultografia, è una sua invenzione. E’ arduo incontrare altri artisti così presenti sul mercato antiquario come Domenico Mastroianni, epperò allo stesso tempo così sconosciuto alla critica: basti dire che i regesti e repertori più comuni e noti dove trovi tutto, ignorano questo artista! Altra sua prerogativa -e possiamo usare il termine solo pertinente: eccezionale- era la sua modestia tale da divenire quasi masochismo e autolesionismo: dal 1915 all’incirca riuscì ad entrare in quel falansterio vero e proprio di artisti che era all’epoca Via Margutta 51A a Roma, dove oltre alla abitazione, occupava nel cortile proprio sotto l’Accademia di Francia, lo studio n.12 (piccoli ambienti di circa 20-25 mq): lo studio affianco era occupato da Nino Franchina genero di Gino Severini e più appresso era lo studio di Eleuterio Riccardi e più in là quello di Pericle Fazzini e altri artisti.

Non esponeva mai alle manifestazioni pubbliche o rarissimamente, non ha lasciato registri o inventari delle opere prodotte, nemmeno di quelle monumentali, o delle vendite, un archivio della corrispondenza scambiata con colleghi o altri e dei suoi rapporti sociali: nulla e niente. Era solo una macchina di lavoro, dalla fantasia smisurata, dall’anima così sensibile e aperta, che il suo piccolo atelier era letteralmente luogo di visita anche di cardinali, di vescovi, di grandi collezionisti, di amatori e perfino di teste coronate: si dice che Vitt.Em.III e la regina non solo andavano da lui ma

commissionarono diverse opere per il Quirinale e gli conferirono anche un prestigioso titolo onorifico: cioè sebbene nessun giornale parlasse di lui o lo esaltasse, la sua opera, certamente grazie al passa parola, era divenuta un autentico punto di riferimento.

Questo, molto brevemente, è Domenico Mastroianni, di Arpino, zio di Umberto e prozio di Marcello.

Della scultura di Sant’Antonio commissionata dall’industriale Emilio Boimond certamente negli anni ’30 del Novecento, non si hanno tracce e documenti, solo qualche foto: sappiamo solo che era costume che le industrie di Isola del Liri venissero dotate anche di statue di santi e talvolta anche di cappelline, quale segno sia di devozione sia di implorazione della Sacra Protezione. Visto che la scultura si trova in un luogo e in una posizione (opposta al passaggio del pubblico) dove essa non vive e non viene notata né, cosa ancora più delicata, la istituzione sia essa quella comunale sia essa quella scolastica nulla e niente fanno per la sua valorizzazione più consona e soprattutto sicura, che venga trasferita in luogo più frequentato e soprattutto più controllato o quanto meno rivolta al pubblico!

Michele Santulli

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