LA RAGGI NEL PIENO CAOS CAPITALE


Partiamo subito con una precisione, onde evitare accuse di bassa lega o di miopia politica: Roma non è una città facile da vivere né da amministrare, e questo è un dato risaputo, a maggior ragione proprio dopo lo scandalo Mafia Capitale, che ha investito molti funzionari amministrativi e qualche politico locale, che erano entrati nel circolo vizioso corruttivo di Buzzi, Carminati e tutto il loro Mondo di mezzo.

Il sindaco Marino ha visto scoppiare l’inchiesta durante il suo mandato, azzoppando la sua stessa azione di governo della città; poi lui ci ha messo tanto del suo, fino a spingere il suo partito a togliergli la fiducia consiliare, non in aula, però, ma davanti ad un notaio, che è pure peggio.

La vittoria del M5S appariva una cosa abbastanza scontata, e così è stata. Quel quasi 70% di voti conquistati al ballottaggio, portarono Virginia Raggi, prima donna sindaco di Roma, a salire trionfante sul colle capitolino.

Ma da quel 19 giugno tante, troppe cose non sono andate come in molti, soprattutto i Romani, speravano vivamente.

Da un movimento che era dato già favorito ben prima di porre la scheda nell’urna elettorale, e soprattutto, non avendo mai amministrato Roma, che avrebbe dovuto avere le mani libere, oltreché pulite, ci si aspettava un minimo di organizzazione, invece di mostrare tutta la propria impreparazione ed incapacità gestionale.

Abbiamo passato un mese circa in attesa di avere l’elenco degli assessori, con la neo sindaco dichiarare urbi et orbi che si stavano vagliando i tantissimi curricula giunti alla sua scrivania, manco fosse un concorso pubblico.

Certamente, tale arduo compito poteva già essere fatto qualche mese prima delle elezioni, almeno per avere le idee chiare su chi poteva assumersi l’onere di tale incarico, invece di farlo dopo. Va bene che in politica ci si dovrebbe rivolgere ai migliori, ma questi da singole persone capaci ed esperte dovrebbero formare una squadra affiatata, e non catapultati là quasi per caso. Inoltre Roma aveva bisogno di innestare già la marcia, per riprendere il cammino smarrito, non girare a folle in attesa del lungo vaglio.

Poi, una volta avuta la quadra del cerchio, ci si sarebbe aspettato una sfilza di provvedimenti urgenti, e invece, no, assistiamo alle dimissioni polemiche dell’assessore al Bilancio, Partecipate e Patrimonio, Marcello Minenna, e il capo di gabinetto Carla Romana Raineri, più i vertici di Ama e Atac, le due aziende partecipate già da tempo nel mirino di diverse polemiche.

Ed eravamo solo a fine agosto, e già la Raggi perdeva pezzi in giunta. Altro tempo perso a cercare un nuovo assessore e un nuovo capo di gabinetto, che nel frattempo scoppiavano le faide tutte interne al M5S, tra il sindaco, con il suo cosiddetto cerchio magico, formato dai funzionari Marra e Romeo, che con la salita al Campidoglio di Virginia Raggi hanno occupato uno spazio centrale nella gestione amministrativa capitolina, più Frongia, il mini direttorio, il direttorio, Grillo più vari parlamentari che a titolo o a ragione entravano ed uscivano dalle problematiche romane, criticando apertamente la Raggi ed il suo operato.

Poi, a dicembre, un uno-due da stendere chiunque: l’assessore all’Ambiente, Muraro, voluta fortemente dalla stessa sindaco, e da lei sempre difesa, nonostante fosse al centro di molte polemiche, deve nottetempo rassegnare le dimissioni perché indagata; quasi subito dopo, Raffaele Marra, braccio destro della Raggi, difeso da lei a spada tratta, contro tutto e tutti, viene arrestato con l’accusa di corruzione.

Poi, l’inchiesta per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, che coinvolge la stessa Raggi, per la nomina del fratello di Marra a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio, e giusto per concludere, spuntano due polizze assicurative che Romeo aveva stipulato, dichiarando la stessa Raggi unica benificiaria in caso di sua morte.

Ora su queste due polizze c’è poco da dire, sono e restano fatti personali, sui quali non esiste alcuna ipotesi di reato, e possiamo anche credere alla dichiarazione disperata della sindaco di non essere stata mai a conoscenza di tale beneficio assicurativo, oramai il popolo italico dalla politica si beve di tutto, da mutui pagati a propria insaputa, a case acquistate senza esserne a conoscenza, ad affitti elargiti come atti d’amicizia, ovviamente senza saperne nulla; quindi uno che dona eventualmente, delle polizze assicurative, in caso di sua prematura morte, ad un’amica, senza che lei ne sappia alcunché, oramai ci può pure stare.

Ma è strana comunque la tempistica: nel gennaio 2016 Romeo stipula le polizze dichiarando beneficiaria la Raggi, qualche mese dopo, la stessa Raggi, eletta sindaco, promuove il funzionario a capo della sua segreteria triplicandogli lo stipendio. Tutto legittimo, per carità, ma il buon gusto e l’opportunità politica dove la mettiamo?

E in questi primi otto mesi da sindaco, poi, cosa ha fatto la Raggi? Poco o nulla, impegnata com’è a difendersi dagli attacchi politici dei suoi avversari, dai quelli dei suoi stessi amici grillini, dalle inchieste che piovono su Roma, e a giustificarsi per la scelta di fidi amici, Marra e Romeo su tutti, che qualche casino glielo hanno pure creato.

Forse Roma merita di più, forse Roma merita di meglio, forse Roma merita un sindaco capace e carismatico, oltre che onesto e pulito. Sbandierare il vessillo cinque stelle non basta, al banco di prova si deve dimostrare capacità, perché la pazienza, dei romani ma non solo, non è infinita e continuare con questa grottesca e surreale sperimentazione, che sfiora il gossip ma non tocca i problemi reali, è deleterio per tutti. Chi è capace di amministrare si impegni realmente, altrimenti stacchiamo la spina, perché Roma merita di meglio, molto di meglio.

 

Raffaele Zoppo

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