“‘Buoni’ assassini”: le ombre e gli incubi sulla morte di Luca Varani L’esegesi del delitto a firma del giornalista Emilio Orlando in libreria per Bonfirraro


 

Chi è Manuel Foffo? Chi è Marco Prato? Profili seriali su cui consumare chilometri d’inchiostro. E chi era Luca Varani? Perché scelto come vittima sacrificale? Perché è stato l’unico a rispondere a quel breve, maledetto, messaggio? A quasi un anno dall’atroce assassinio di Luca Varani, ucciso lo scorso 4 marzo in un appartamento al Collatino, durante un festino a base di alcol e droga, è giunta ieri la notizia della condanna in primo grado a trent’anni con il rito abbreviato di carcere in abbreviato per Foffo.

Sulla vicenda il libro “‘Buoni’ assassini. Genesi di un delitto – Il caso Varani” edito da Bonfirraro, a firma del cronista de La Repubblica Emilio Orlando scritto come un noir che lascia senza fiato, che compie l’esegesi del delitto, partendo da importanti interrogativi: perché è successo? Chi e cosa c’è dietro?

Orlando da questo marciume ne ha tratto un libro di inchiesta che sembra poesia, un noir che sembra thriller, ma che purtroppo è cronaca. Nera.

Il volume viene fuori dallo scandaglio dell’animo dei protagonisti, dalle carte dell’inchiesta, dalle più atroci confessioni e punta il dito non solo e non soltanto sugli autori del folle gesto, ma anche sui padri e sulle genitrici, sulla testa di una delle quali si è consumato l’orrore. E punta il dito anche contro Roma. Una città sempre più insanguinata, vittima dilaniata e malata, anch’essa, di una violenza diffusa che sembra inarrestabile, come testimonia un altro atroce, inspiegabile delitto di Sara Di Pietrantonio, l’ennesimo femminicidio che è cronaca. Orribile, inspiegabile cronaca. Nera.

Di fronte a questa atrocità, Roma e le sue periferie – dove mattanze del genere fino a pochi anni fa si contavano forse sulle dita di una mano – giacciono sullo sfondo, diventandone complici silenziose e omertose.

I protagonisti dell’inchiesta sono, dunque, anche i palazzi della periferia est, scrostati e sporchi, a volte, come sporca può essere un’anima vagante. I protagonisti sono le feste mondane e sono le nuove app sui cellulari che confondono e connettono, dando l’impressione di collegare anche l’al di là. La protagonista è anche Roma, quella capitale che si perde tra mille direzioni, di cui rimane soltanto la struggente, decadente, grande bellezza.

I protagonisti sono anche il sesso, la droga, tanta – e i tanti soldi per comprarla – le trasgressioni, come infinite varianti del sé… come una continua ricerca di un’identità, persa o mai posseduta, così come la direzione. Il vuoto, il nulla.

L’autore

Emilio Orlando è giornalista di cronaca nera e giudiziaria per La Repubblica. Ha seguito i maggiori casi di nera accaduti negli anni a Roma e in provincia. Specialista in dinamiche criminali e sociali, si occupa anche di fenomeni come la ludopatia e le dipendenze. Autore di prefazioni e presentazioni di libri “noir” aventi come argomento crimini e inchieste giudiziarie, è profondo conoscitore ed esperto di tutti i casi criminali italiani che hanno riempito gli annali della cronaca e collabora come opinionista tutti i giorni presso “Radio Roma Capitale” nella trasmissione di cronaca e attualità “Ma che parlate a fa’” condotta da Paolo Cento. Interviene presso Rai Uno e Sky nelle trasmissioni, telegiornali e negli spazi dedicati ai casi di cronaca Nera. Appassionato di cinematografia, letteratura classica di autori greci e latini, ma anche del ‘900 in particolar modo della produzione letteraria di Leonardo Sciascia e di Carlo Emilio Gadda. È dirigente del “Sindacato Cronisti Romani” e membro dell’Unci, “Unione nazionale cronisti italiani”.

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