QUESTA NON È L’AMERICA. ALAN FRIEDMAN RACCONTA LA VERA AMERICA, QUEL SOGNO CHE SEMBRA INFRANTO, E IL NUOVO FENOMENO CHE HA GENERATO: DONAL TRUMP PRESIDENTE DEGLI USA


C’era una volta il sogno americano, “incentrato sulla mobilità sociale verso l’alto e sulla promessa di un futuro migliore. Sicurezza in noi stessi. Ottimismo. Fair play. L’ideale americano, una terra vasta e ricca di prosperità condivisa, in cui ognuno poteva prendersi il proprio pezzo di torta. Uguali diritti e uguali opportunità di arricchirsi, di farcela, a prescindere da razza, fede o colore della pelle“.

C’era una volta, un’altra America, e pure un altro mondo. Ora gli eventi hanno cambiato tutte le carte in tavola, hanno precipitato fatti e vicende, hanno mutato i convincimenti, hanno tolto le certezze, e come in un puzzle impazzito, le tessere disordinate hanno generato solo un caos mondiale.

E l’America si ritrova ad avere come Presidente, Donal Trump, un ricco miliardario, un uomo con tanti, troppi interessi sparsi nel mondo, e, cosa forse ancor più preoccupante, con un linguaggio semplice, per nulla diplomatico, per nulla rispettoso del ruolo che riveste, un linguaggio più da uomo da bar, che parla senza freni e senza mordersi la lingua, piuttosto che da Mr President di una superpotenza.

Abbiamo visto calare il sipario sulla presidenza Obama, il primo afroamericano ad entrare nella Casa Bianca, una vicenda, questa, che fu epocale, e ci siamo calati nella campagna elettorale più assurda, fatta di attacchi frontali, di colpi bassi, di slogan, inseguendo la rabbia di un popolo smarrito e frustrato, di colpi ad effetto, e per non farci mancare nulla, pure una storiaccia di spie russe, venute dal freddo, ad influenzare il risultato elettorale.

The Donal è partito in sordina, da outsider, ma con caparbietà, arroganza e con quel suo linguaggio gretto, semplice, ma efficace, ha scalato le posizioni nel suo partito, costringendolo, suo malgrado ad appongiarlo, poi, nella sfida per la Casa Bianca, contro Hillary Clinton, candidata dai democratici.

Neanche il confrontarsi con una donna, ha spinto Trump a modificare il suo linguaggio: soliti slogan, solite offese, soliti colpi bassi, soliti twitter, che i due sfidanti si lanciavano, dimenticando per un attimo, ruoli e l’importanza della competizione.

The Donald ha cavalcato l’onda della rabbia americana, ha esacerbato gli animi, ha diviso il suo popolo, ha vinto la sfida e, contro tutti i pronostici, è divenuto Mr President.

Nel mondo, la sua elezione è stata un colpo di frusta terribile: c’è chi è elettrizzato dalla sua elezione, vedendolo come un novello tribuno del popolo salito al potere per prendere a schiaffi le potenti lobby affaristiche, e c’è chi è preoccupato per la sua elezione, temendo di vedere un’America diversa, peggiore, preoccupandosi che il populismo di Trump possa, in qualche modo, divenire un modello negativo anche nel resto del mondo.

Ma chi è Donal Trump? Cosa significa la sua elezione? E qual’è l’America che l’ha votato? E che fine ha fatto quel sogno americano, utupia di tutti noi?

Rispondere a queste domande, forse può riuscire a mettere un po’ di ordine in questo caos, ad analizzare meglio fatti ed eventi, almeno per capire in quale direzione stiamo andando.

E chi meglio del giornalista americano Alan Friedman, poteva riuscire nell’impresa di leggere la realtà sociale americana, di capirne gli stati d’animo, le pulsioni che covano come brace, di spiegare al mondo chi è veramente Donald Trump, quello più vero, lontano dalle telecamere e taccuini, quello privato lontano da quel suo show personale, in cui continuamente sembra vivere.

E lo fa attraverso la pubblicazione di un interessante libro di pura inchiesta giornalistica, “Questa non è l’America“, edito da Newton Compton.

Un racconto in presa diretta, il suo, un’analisi attenta ed efficace, perché fatta sul campo, sulle condizioni attuali del popolo americano, dei suoi sentimenti.

Con occhio attento Friedman ha osservato la sua America, i suoi connazionali, ha parlato con loro, ha raccontato le loro storie, i loro disagi, in maniera vivida, attenta, con il giusto distacco.

Volevo scrivere un libro che non fosse incentrato solo sull’elezione presidenziale del 2016 ma sull’America nella sua interezza, un ritratto, o un fotogramma dell’America e degli americani verso la fine della seconda decade del nuovo secolo. Una nazione tormentata da problemi, sofferente, disorientata, eppure ancora la più grande potenza del Pianeta“.

E lo ha fatto attraverso un testo chiaro, immediato, scorrevole, un libro ricco di spunti di riflessione, con tantissime interviste sia a persone comuni, sia ad importanti personaggi del mondo politico ed economico statunitense, mettendo in mostra tutte quelle disuguaglianze dei redditi che affligge il popolo americano, entrando nel cuore del tessuto sociale degli USA, sviscerando la sua cultura, così vasta ma, anche contraddittoria, così ricca ma spesso, pure incomprensibile.

Per capire, per comprendere cosa ha spinto milioni di elettori a correre in massa alle urne elettorali, sentendo su di loro tutto il peso della scelta, tutta la paura di scegliere un candidato piuttosto che l’altro, ma con la voglia, finalmente, di liberarsi di una campagna elettorale dai toni così accesi e così esasperati da esacerbare gli animi di tutti.

Un racconto, quello di Alan Friedman, autentico ed intenso, che disvela tutte le contraddizioni degli Stati Uniti, dalla povertà più estrema di alcune zone rurali come il Mississippi, agli eccessi di Wall Street, fino all’incontro con Donald Trump a bordo del suo Trump Force One.

Friedman tratteggia il profilo più veritiero del tycoon americano, quel Donald Trump che, in piena campagna elettorale, non smette mai, comunque di seguire i suoi affari economici, e che, con tranquillità riesce a passare dalla lotta senza tregua al terrorismo e all’Isis, all’inaugurazione del suo ultimo campo di golf costruito in Scozia, e dei suoi mille altri progetti sparsi nel mondo.

The Donald riesce ad essere un loquace personaggio, uno a cui sembra piacere il suono della sua voce, non è mai schematico nei suoi discorsi, è un affabulatore, uno che salta da un argomento all’altro repentinamente, come se avesse difficoltà a concentrarsi su un singolo argomento per più di qualche minuto, ma riesce a sembrare convincente, anche se “non dice come ci riuscirà. ‘Credimi’ ripete con la sincerità di un venditore consumato ‘lo faremo’”.

Leggere il nuovo libro di Alan Friedman aiuterà tutti noi, a guardare dentro la vera America, a capire come sta cambiando lei, e il mondo tutto. E forse il capire ci aiuterà ad avere meno paura.

 

 

 

 

Raffaele Zoppo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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