A ROMA, IN MOSTRA L’INCREDIBILE STORIA VIVIAN MAIER, TATA DI PROFESSIONE, FOTOGRAFA PER PASSIONE


“Un artista ha bisogno del successo. E non soltanto per vivere, ma soprattutto, per realizzare la sua opera”. Se questa frase di Pablo Picasso ha, in sé, un fondo di verità, allora dovremmo considerare la straordinaria fotografa americana Vivian Maier, la meravigliosa eccezione che conferma la norma.

Infatti, di Vivian Maier artista della fotografia, non ne abbiamo saputo pressoché nulla, se non per un puro caso, quando oramai, anziana e malata, attendeva solamente l’ultimo atto della sua anonima vita.

 

Vivian Maier, sotto i panni grigi di una donna altera e poco aggraziata, nascondeva invece, la fulgida scintilla di una straordinaria passione per la fotografia, che gelosamente, ed in modo del tutto incomprensibile, ha tenuto nascosta per tutta la sua vita.

Una vita anonima, la sua, senza un marito, senza figli, ma con tante famiglie, perché faceva la baby sitter, una sorta di Mary Poppins che entrava nelle case borghesi di Chicago, crescendo i loro figli, e quando la sua opera di bambinaia non era più necessaria, usciva di scena per entrare in una nuova casa. Riservata, silenziosa, passava tranquillamente inosservata nella vita altrui, e, infatti, nessuno era a conoscenza di quella sua passione per la fotografia.

Una passione compulsiva, la sua, viste le più di 1500 fotografie scattate, in quei suoi rari momenti di vita privata. Una passione trasmessale da un’amica di famiglia, e condivisa con sua madre. Solo che in lei la fotografia era più di un semplice hobby, era una sorta di vita parallela, una vita vera che le dava gioia e soddisfazione. Ecco perché poi, risulta incomprensibile quel tener nascosto tutta quella mole di scatti fatti, spesso neanche sviluppando i rullini impressi. Quasi che la soddisfazione le veniva data dal semplice scattare le foto, senza coccolarsi, poi, i suoi lavori artistici, senza condividerli con alcuno. Ed è questa una cosa di per sé stranissima: il fotografo, come ogni artista, sente il bisogno di far conoscere agli altri, il proprio estro, sente il bisogno di mettere in mostra le proprie opere, perché attraverso loro veicola la propria anima.

Lei, Vivian Maier, no. Lei non sente tale bisogno, non avvertì questa esigenza, anzi per quanto le è possibile, cercò di custodire questo suo segreto gelosamente.

Ma il talento di un’artista non può morire con l’artista stesso, non può eternamente restare nascosto; il talento diventa arte pura e fa di tutto per emergere dall’anonimato in cui viene relegato. A maggior ragione se è il destino a metterci lo zampino.

Così accade che un giorno, ad un’asta fallimentare, lo scrittore e giornalista americano John Maloof, alla ricerca di materiale per completare una propria ricerca letteraria su Chicago, acquista per pochi dollari un baule; all’interno troverà, tra molteplici cianfrusaglie, tutta l’opera fotografica di Vivian Maier.

Infatti, lei, nei suoi continui traslochi da un’abitazione all’altra, aveva la necessità di conservare tutto il suo straordinario materiale fotografico, che negli anni era cresciuto considerevolmente, in un posto sicuro, e per questo aveva affittato un box, per la sua conservazione. Peccato che, avanzando l’età, aveva dimenticato di pagare gli affitti di quel box, e così, tutto il materiale contenuto in quel baule anonimo, fu pignorato e finì all’asta. È stata questa una fortuna, perché avremmo rischiato di perdere tutto il suo lavoro. Invece, John Maloof, acquistando quel baule, scoprì un vero tesoro fotografico, ne intuì la sua straordinaria qualità artistica, e cercò tutte le informazioni possibili su Vivian Maier. Lei, oramai anziana e malata, morirà senza percepire minimamente che quel genio che aveva tenuto così gelosamente nascosto, la stava trasformando in un’artista vera e famosa.

Le sue fotografie rappresentano la strada, la quotidianità della vita, sono un antesignano di quella che può essere definita la street-photography, la fotografia di strada, che sarà, poi, l’espressione del talento di molti fotografi del Novecento.

Quelle fotografie, per lo più in bianco e nero, rappresentano i volti anonimi della città, persi nel loro vivere quotidiano. Uomini e donne, fanciulli e vecchi, lavoratori e contadini, borghesi ben vestiti, donne alla moda, oppure poveri e derelitti.

Sono scatti rubati a quelle vite, immortalate per sempre sul rullino, nessuna posa, nessuna finta messinscena, e sono, questi, degli scatti innovativi proprio in quegli anni, tra il ’50 ed il ’60, in cui nessuno osava scattare foto al di fuori di uno studio fotografico, sotto la protezione delle luci di posa.

In quelle fotografie c’è la vita vera, anonima, proprio come quella che viveva Vivian Maier; quelle foto parlano da sole, sono talento puro, con quei tagli obliqui e quell’uso sapiente della macchia fotografica, quegli scatti diventano la cronaca su strada di diverse città americane, tra cui Chicago, Los Angeles, News York.

In queste foto ritroviamo anche diversi autoritratti della stessa Maier, immortalati nel riflesso di uno specchio o di una vetrina: quel suo volto enigmatico, i suoi capelli corti, la sua figura imponente ed altera, i suoi occhi che non guardano mai l’obiettivo, va vanno oltre lui, persi nel nulla, e l’immancabile Rolleilex, fedele compagna della sua arte, poggiata sul ventre.

In queste foto c’è tutta la modernità e la freschezza di uno scatto fotografico vero e puro, c’è l’immenso talento di un’artista ante litteram, di una personalità immensa, che non sentì mai il bisogno, in vita, di mostrarsi per le sue qualità di artista fotografa, ma le cui foto oggi, famosissime, fanno il giro del mondo, sorprendendo tutti, esperti e non, per la loro straordinaria capacità espressiva.

E per chi avesse la curiosità di conoscere Vivian Maier ed il suo immenso talento fotografico, nella Capitale, presso il Museo di Roma in Trastevere, dal 17 marzo fino al 18 giugno, è presente la mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”, con centoventi fotografie, selezionate da Anne Morin e Alessandra Mauro. Una piccola straordinaria retrospettiva su di un personaggio veramente enigmatico e straordinario, dalla vita anonima e normale, che solo la sua arte nascosta e poi, ritrovata, l’ha resa inconsapevolmente celebre ed apprezzata da tanti. Perché l’arte è un dono che non può mai essere a lungo imprigionato, e la storia incredibile di Vivian Maier, la tata francese, fotografa per passione, è semplicemente lì a dimostrarlo.

 

Box informazioni:

 

Vivian Maiere. Una fotografa ritrovata

Museo di Roma in Trastevere

Dal 17/03 – 18/06/2017

Informazioni

Tel. +39 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)

 

Altre informazioni

Promossa da: Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Fondazione Forma per la Fotografia

 

Organizzazione

Zètema Progetto Cultura

Con la collaborazione di

MasterCard Priceless Rome

Media Partner

Il Messaggero

 

Raffaele Zoppo

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