“Colosseo. Un’icona” La vita del simbolo di Roma dopo l’età dei Cesari


 

La folla urlante, i gladiatori, gli scontri tra bestie feroci: Tutti conosciamo il Colosseo, l’abbiamo visto nei libri di scuola, nei film, le sue arcate maestose sono ben impresse nella nostra memoria. E’ il monumento simbolo di una capitale e di una civiltà, fonte d’ispirazione per artisti di ogni provenienza ed epoca. Chi conosce però la storia dell’Anfiteatro Flavio dopo la caduta dell’Impero Romano?

La mostra “Colosseo. Un’icona”, aperta dall’8 marzo al 7 gennaio 2018 nell’ambulacro del secondo ordine, ha il merito di indagare le seconde vite, le trasformazioni e le vicissitudini accorse a questa meraviglia del mondo antico nel corso del Medioevo, del Rinascimento, fino ad arrivare al Novecento e alla Pop Art. Partendo dagli scavi iniziati nel 2011 e dal restauro delle facciate esterne griffato Tod’s, il particolare evento saprà sicuramente affascinare gli appassionati della storia di Roma, regalando aneddoti e storie poco conosciute. La mostra, divisa in sei sezioni ordinate cronologicamente, è ideata e curata da Rossella Rea insieme a Serena Romano e Riccardo Santangeli Valenzani, ed è promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma. All’esposizione si accompagna il volume “The Colosseum Book” e seguirà anche il catalogo, editi entrambi da Electa.

Dopo l’ultimo spettacolo del 523 d.C. in epoca ostrogota, il Colosseo rivive, cambia forma, viene devastato dal terremoto dell’847, trova nuova utilità. Particolarmente affascinante è la costruzione di una Fortezza-Palazzo per la famiglia baronale dei Frangipane, struttura medievale addossata sul lato meridionale dell’Anfiteatro e rivolta verso il Celio. Fiore all’occhiello dell’evento è, infatti, la presentazione al pubblico del ritrovamento, l’anno scorso, dei resti della ronda delle sentinelle dei Frangipane: la fortezza innalzata nel XII secolo, coinvolta negli scontri con gli Annibaldi e poi distrutta dal terremoto del 1349, era stata costruita murando dieci arcate dei primi due livelli del Colosseo, utilizzando materiali di spoglio. I resti della costruzione furono poi definitivamente eliminati negli sterri del XIX secolo.

Ritrovamenti di resti di vasellame, oggetti di lavoro legati alla tessitura, alla macellazione degli animali e alla lavorazione del corno, testimoniano un’intensa attività umana in età medievale. Negli immensi spazi coperti, anfratti e porticati, vivevano, infatti, molte famiglie, che portavano avanti botteghe artigianali, in quelle che all’epoca venivano chiamate cryptae. Ancora più dinamica, fu l’attività religiosa, insediata nell’Anfiteatro Flavio già nel corso del Medioevo: diverse chiese, la maggior parte di ridotte dimensioni, trovarono posto all’interno delle rovine dell’arena o si adagiarono sui muraglioni esterni. Anche se nessuna di esse è arrivata fino a noi, grazie alle fonti ne conosciamo i nomi e alcune volte anche le sembianze: San Salvatore de Rota Colisei, San Nicola de Coliseo e Santa Maria de Ferrari erano alcune di esse, ma la più importante era senza dubbio San Giacomo de Colosseo. La chiesa, edificata intorno al 1360 apparteneva alla potente confraternita del Santissimo Salvatore al Sancta Sanctorum, che all’epoca possedeva ampie porzioni dell’Anfiteatro. Un sedile in marmo, usato dal pubblico del Colosseo in età imperiale e poi riadattato nel corso del Medioevo ad acquasantiera, è un testimone molto particolare dei tanti riusi che ha subito questo gigante dell’antichità.

Nel corso del Seicento e poi del Settecento l’idea di riconsacrare il Colosseo era presente negli ambienti vicino al Papa. In questo periodo degno di nota è il progetto non realizzato di Carlo Fontana, allievo del Bernini, di costruire all’interno dell’arena un Santuario, a pianta centrale e completo di porticato, dedicato ai Martiri Cristiani. Dopo le peregrinazioni europee del Grand Tour, è tuttavia nell’Ottocento con la spinta prima francese e poi sabauda, che il Colosseo inizia a venire studiato e valorizzato in maniera sistematica.

Al Novecento la mostra dedica un’importante serie di opere, tra cui spiccano due interpretazioni di Renato Guttuso del celebre monumento capitolino. L’esposizione affronta l’idea razionalista e fascista di Colosseo, con il suo avveniristico fratello Quadrato dell’Eur, il Palazzo della Civiltà Italiana. Per Benito Mussolini l’Anfiteatro Flavio, collegato a Piazza Venezia dalla nuova Via dell’Impero, era il superbo emblema di quell’azzardato legame tra i due “Imperi Romani”, quello moderno, coronato dalla conquista dell’Etiopia del 1936, e quello leggendario dei Cesari. “Bisognerebbe abbattere il Colosseo e rifarlo di plastica”. La provocazione del neo-futurista Goffredo Parise proietta il visitatore nella Pop Art romana: come la Coca Cola di Andy Warhol rappresentava l’identità americana, l’Anfiteatro Flavio narrava quella italiana, un simbolo immortale ma mutevole, una continua fonte d’ispirazione. “Colosseo. Un’icona”, un sorprendente viaggio nella storia di Roma, attraverso il monumento che più ci rappresenta nel mondo.

Colosseo. Un’icona

Roma, Anfiteatro Flavio – Colosseo

Dall’8 marzo 2017 al 7 gennaio 2018

Biglietto: 12,00 euro

Info e visite guidate tel. +39.06.39967700

http://www.coopculture.it

Francesco Consiglio

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