ATTENTATO DI LONDRA: UN NUOVO ATTACCO TERRORISTICO, AD UN ANNO ESATTO DALLA STRAGE DI BRUXELLES?


Un nuovo pomeriggio di terrore, ieri, è stato vissuto a Londra. L’ennesimo attacco terroristico che macchia con il sangue innocente le nostre sicurezze, che squarcia la nostra quotidianità e ci fa, di nuovo, piombare, tra i nostri incubi peggiori.

Un suv scuro arriva a forte velocità sul ponte di Westminster, nel cuore della Capitale inglese, travolgendo i pedoni inermi presenti, e si va a schiantare contro una delle cancellate del Parlamento. Da quell’automobile, usata nuovamente come strumento di morte, esce un uomo, armato di coltello, che a piedi entra nell’area del Parlamento inglese. Qui colpisce due poliziotti, ferendone uno mortalmente. Immediati sono stati, poi, gli interventi della polizia londinese, che hanno cercato di mettere in salvo le tante persone terrorizzate presenti sul luogo, e sono riusciti a raggiungere e bloccare l’attentatore, uccidendolo, prima che questi potesse compiere una carneficina.

Un intervento tempestivo, il loro, in quei pochi attimi di forte tensione, che certamente ha evitato conseguenze peggiori.

Le notizie, ancora frammentarie, parlano di quattro civili morti e di tantissimi feriti, anche gravi, ma c’è anche quella certezza che tutto poteva essere ben peggiore, se non si fosse intervenuti celermente e con preparazione.

Sull’attentatore, invece, non ci sono dati ufficiali, si rincorrono voci e smentite, ma sembra che Scotland Yard abbia già elementi utili per la sua identificazione, anche se, finora, le bocche restano ben cucite.

Anche parlare di terrorismo di matrice islamica potrebbe apparire prematuro, perché allo stato attuale non ci sono quelle farneticanti rivendicazioni, che purtroppo fanno da corollario ad attentati del genere.

Ma appare alquanto inquietante la non casualità del giorno; un evento così tragico che ci riporta alla memoria gli attacchi di Al Qaeda nella metropolitana londinese di dodici anni fa, e che casca esattamente ad un anno dall’attacco dell’Isis all’aeroporto di Zaventem, a Bruxelles.

Una tragica fatalità, questa? E anche il modus operandi, il veicolo lanciato a folle velocità sui civili inconsapevoli ed inermi è, per tutti noi, già tristemente noto, vissuto recentemente negli attacchi di Nizza e quelli di Berlino. Anche questa può semplicemente essere solo una tragica casualità?

Il Premier inglese Theresa May, presente in Parlamento durante il brutale attacco terroristico, ha parlato nella notte, elogiando “il coraggio eccezionale” delle forze di sicurezza, “uomini e donne esemplari che correvano verso il pericolo mentre incoraggiavano gli altri a muoversi nella direzione opposta”, e ha reso omaggio a Keith Palmer, il poliziotto ucciso dalla coltellata mortale infertagli dall’attentatore.

“Ogni tentativo di sconfiggere i nostri valori con la violenza e il terrore è destinato a fallire. Il Parlamento sarà aperto da domani, normalmente”, ha concluso, poi, la Premier nel suo intervento alla Nazione.

Ma questo orribile e vigliacco ennesimo atto di terrore che insozza di sangue innocente la nostra Europa, è lì a testimoniare che tanto, molto deve essere ancora fatto per debellare il cancro che mina la nostra civile esistenza.

Sono tre lunghissimi anni che viviamo nel terrore, tre lunghissimi anni che nei nostri occhi, nelle nostre menti sono stampate immagini cruente, immagini di paura, immagini di sangue innocente. Da quel maledetto 29 giugno 2014, quando l’iracheno al Baghdadi annunciò la nascita del Califfato, e cioè dello Stato islamico, la nostra quotidianità si è frantumara in mille incertezze. Il 7 gennaio 2015, Parigi fu teatro dell’assalto alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, quando due terroristi uccisero dodici persone tra giornalisti e vignettisti del mensile, e, successivamente, durante la fuga di uno di loro, altri quattro civili, in un negozio kosher, a Vincennes. Il 14 febbraio 2015, fu Copenaghen, invece, il luogo di martirio: una sparatoria in un caffè della capitale danese, dove si stava svolgendo un convegno sulla libertà d’espressione organizzato dall’artista Lars Vilks, autore di numerose caricature del profeta Maometto, causò un morto e tre feriti.

Poi sarà la Turchia, Stato ponte tra Occidente ed Oriente, il teatro di feroci attentati: il 20 luglio a Suruc, vicino alla frontiera siriana, causando 34 morti e un centinaio di feriti tra giovani attivisti della causa curda, ed il 10 ottobre, nei pressi della stazione centrale di Ankara, quando due terroristi uccisero 103 persone, durante una manifestazione filo-curda.

Ed immediatamente, si ritorna nel cuore del Vecchio Continente, a Parigi, il 13 novembre, quando tre attacchi coordinati misero a ferro e fuoco la capitale, causando 130 vittime, con il triste eccidio del Bataclan. Poi fu la volta di Bruxelles, quel 22 marzo del 2016, quando una serie di attentati, due attacchi all’aeroporto Zaventem e uno alla stazione della metro di Maalbeek, provocarono 35 morti.

E di nuovo in Turchia, all’aeroporto di Istanbul, il 28 giugno, quando dei terroristi armati di kalashnikov, spararono sulla folla e poi si fecero esplodere, provocando 41 morti e 239 feriti.

E di nuovo in Francia, a Nizza, sul lungomare della Promenade del Anglais, il 14 luglio, quando un tir, lanciato a folle velocità si abbattè sulla folla accorsa per festeggiare il giorno della presa della Bastiglia; furono 87 i morti e tantissimi i feriti.

Poi, fu la volta di Berlino, quando, il 19 dicembre, il terrorista tunisino Anis Amri piombò sulla folla, a bordo di un camion rubato, durante il tradizionale mercatino di Natale, causando 12 morti e diversi feriti.

Il 2017 si apre di nuovo, con il sangue innocente, quello di 39 vittime che ad Istanbul, festeggiavano il Capodanno in una delle sue più famose discoteche, quando un uomo armato di kalashnikov, entrò e sparò all’impazzata, sulle seicentesco persone che erano all’interno.

E ieri, il vile attacco londinese, a Westminster.

Tre lunghi anni di sangue, di terrore e paura. Tre anni di una quotidianità continuamente spezzata e faticosamente ricucita.

Oggi, al Baghdadi sembra alle corde, il suo Stato fantoccio sembra spacciato sotto i colpi degli eserciti che da anni, più o meno, combattono per eliminarlo definitivamente. Ma dobbiamo essere consci, che eliminare il dittatore forse, servirà a ben poco. Abbiamo eliminato Bin Laden, il capo di al Qaeda, e ci siamo ritrovati con l’Isis di al Baghdadi. Abbiamo eliminato dittatori feroci e sanguinari, come Saddam Hussein, come Gheddafi, ma non siamo, poi, riusciti a pacificare territori e popoli.

Oggi, la stessa Turchia di Erdogan, minaccia l’Occidente e l’Europa, ma non siamo ancora in grado, come Stati europei, di unire le voci in un unico coro, di dare una risposta chiara ed univoca. Terrorizzati, ognuno cerca di salvare il proprio tornaconto, ed in questo clima di paura ed incertezza i lupi solitari, imbevuti di odio e di rabbia, girovagano indisturbati, pronti a minare nuovamente le nostre quotidianità.

 

 

 

Raffaele Zoppo

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