ROMA, 25 MARZO 1957 – 2017. L’ EUROPA FESTEGGIA I 60 ANNI DEI TRATTATI, PREPARANDOSI AD AFFRONTARE LE NUOVE SFIDE CHE L’ATTENDONO


Pioveva a dirotto, quel 25 marzo di sessant’anni fa, quando, alle ore18, sull’affollatissima piazza michelangiolesca del Campidoglio, giunsero i ministri di Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda e Germania ovest, i Paesi fondatori di quella che sarà, poi, la grande avventura europea.

Il conflitto mondiale era oramai alle porte, e si avvertiva la straordinaria volontà di costruire, finalmente, una grande casa comune, di dare respiro a quell’ideale europeo, ispirandosi  a quel manifesto di Ventotene, scritto nel 1944 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e fatto proprio da importanti statisti come Alcide De Gasperi, Robert Schumann, Jean Monnet, Konrad Adenauer e Paul Henry Spaak.

Quel giorno, in Campidoglio, la firma dei trattati europei rappresentava l’incipit di una lunga e difficile cavalcata nel sogno di una Europa unita, un desiderio fortemente voluto e a lungo preparato.

Si avvertiva nell’aria tutta la solennità del momento storico, ed il gravoso peso che comportava l’apporre quelle loro firme sul quel documento ufficiale.

Siamo tutti ansiosi di estendere sempre più la nostra integrazione“, aveva più volte dichiarato il nostro Ministro per gli Affari Esteri, Gaetano Martino, firmatario, poi, per l’Italia, dei Trattati di Roma. E negli stessi discorsi fatti da Alcide De Gasperi, morto nel 1954, si avvertiva tutta l’ansia nel compiere questo storico passo verso una Europa comunitaria, e tutta la preoccupazione per decisioni che possano non essere immediatamente, poi, capite e comprese dallo stesso popolo europeo.

Oggi sessant’anni dopo, nella medesima sala degli Orazi e Curiazi di Palazzo dei Conservatori, verrà siglata una nuova dichiarazione, che celebrando lo storico evento del 1957, mira a rafforzarlo.

Oggi al tavolo delle firme non siederanno più sei Stati, ma ventisette Stati membri. Quell’Europa che sessant’anni fa si stava costruendo, oggi è una realtà esistente, con la sua forza e con le sue fragilità, ha radici ben piantate nel terreno, e molteplici sfide ancora da affrontare.

Ma c’è una Europa ancora troppo impantanata nella burocrazia, che non riesce a compiere celermente quegli scatti che i nostri tempi moderni le richiedono; c’è una fragilità di fondo, che spinge i singoli Stati membri a guardare piuttosto ai propri interessi e ai propri egoismi che gettare lo sguardo verso l’orizzonte. C’è una Europa che non è riuscita ancora ad affrontare la difficile crisi economica e finanziare, con un piglio più deciso, trovando il giusto equilibrio tra rigore e sviluppo; c’è una Europa che deve affrontare quelle spinte più populiste che incendiano i dibattiti interni, con proposte più convincenti e soluzioni più lungimiranti, per non vedere poi, quelle stesse radici, così con fatica ben piantate più di sessant’anni fa, strappate via dalla furia di popoli delusi ed arrabbiati. C’è una Europa che deve riuscire a ricucire velocemente lo strappo con un suo membro, quell’Inghilterra, che con la Brexit, ha sbattuto la porta e se n’è andata via.

Lo stesso statista trentino riconosceva che “la costruzione degli strumenti e dei mezzi tecnici, le soluzioni amministrative sono senza dubbio necessarie“, ma ammoniva dal rischio di soffocare questo ampio respiro costruttivo se si limitava a “costruire soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore“.

Senza ideali, senza una forte volontà di coesione, che superasse gli istinti più egoisti dei singoli Stati, l’Europa sognata sarebbe potuta “anche apparire a un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva“, e così le nuove generazioni “guarderebbero alla costruzione europea come a uno strumento di imbarazzo e oppressione“.

Proprio il rischio che stiamo oggi correndo. Nuove sfide, nuovi obiettivi attendono i ventisette Paesi membri, sperando che in essi ci siano personalità carismatiche e lungimiranti come lo fu De Gasperi, per non veder crollare inesorabilmente, la nostra casa comune.

 

Raffaele Zoppo

 

 

 

 

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