ELEZIONI: ANCORA UN INVITO AL PREFETTO DI FROSINONE


S.E. il Prefetto è molto sensibile agli inviti che gli vengono rivolti ed è tale sensibilità che mi spinge, ultimo della strada, a reiterare il mio, di invito, essendo i precedenti rimasti senza esito alcuno, stando a quanto si vede e sente in giro.

Il mio primo invito si fondava su un articolo della nostra Costituzione: “Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro” (Art.51). Questo è quanto in merito a tutti i candidati a qualsivoglia carica elettiva (sindaco, consigliere, deputato, ecc.): “funzioni elettive” e “posto di lavoro ” sono un tutt’uno, sono imprescindibili, l’una è la condizione dell’altra, non la moglie o la madre, ecc. ma il posto di lavoro. Ciò significa anche che la carica elettiva è intesa come passeggera, momentanea, mentre il posto di lavoro è permanente, a significare che nella Costituzione non è previsto il politico di professione e di mestiere!

Tutti ripetono: ‘padri della patria’, ‘padri costituenti’. Ma se sapessimo e conoscessimo veramente che tempra di personaggi erano questi uomini, a tavolino, a sceverare ed analizzare ogni virgola e ogni concetto, ci renderemmo conto meglio dei significati veri e di quelli reconditi delle norme costituzionali: questi ‘padri costituenti’, molti di essi originari di anni di confino o di esilio, di incarceramenti, di oppressione e di violenza, di sofferenze e di patimenti oppure eminenti uomini di Legge, oppure partigiani, quando scrivevano che il politico deve continuare a portare avanti la sua professione, ne avevano già intravisto la bontà e allo stesso tempo le conseguenze: lo sfaccendato non ha i requisiti per amministrare il pubblico, inoltre l’attività pubblica è prima di tutto un fatto etico e ideale e non un posto di lavoro! Chi ha una attività o professione e sente allo stesso tempo dentro di sé lo stimolo e il piacere dell’impegno politico e pubblico, è mosso esclusivamente da motivazioni ideali e altruistiche e cioè di dare il proprio contributo alla generale ricerca della felicità e benessere. E quindi normalmente avveniva, come anche oggi in tanti paesi civili, che molte di queste cariche pubbliche erano e sono completamente senza oneri per l’amministrazione, cioè nessuno si offre ad amministrare il bene pubblico in vista del compenso e della indennità! Non se ne ha necessità e bisogno in quanto si ha il proprio lavoro. Né tanto meno si pone il problema della pensione e addirittura del vitalizio immondo!! Era stato dunque tutto previsto! Oggi assistiamo alla involuzione micidiale e suicida che quello che era stato previsto come una prestazione altruistica e sentimentale e temporanea è divenuta addirittura una professione e mestiere: il vero e solo mestiere! E perciò pensione, vitalizio, ricompense ed indennità: privilegi incredibili. Si assiste al fatto che anche nei comuni con meno di mille abitanti gli assessori, non parliamo del sindaco, percepiscono una indennità! E quindi ecco lo spettacolo terribile e distruttivo, la involuzione micidiale alla quale si assiste inebetiti: la carica elettiva o pubblica è divenuta caccia spietata da parte di personaggi che, in tutto o in molta parte, nessun titolo e merito ne hanno, nella indifferenza e danno generali: personaggi senza arte né parte, galoppini di partito e portaborse o autisti, figli di papà, sfaccendati, eterni studenti, avventurieri, veri e propri falliti, quasi tutti ignoranti come le vacche, non di rado le prosperose mantenute e amiche di capibastone, li vediamo da anni a parassitare sul sangue della collettività beatamente, senza nulla dare e senza nulla produrre, nella completa e totale indifferenza -ecco la vera loro fortuna!- sia di quelli investiti delle verifiche e dei controlli e sia dei rispettivi ‘elettori’, causando i disastri amministrativi, ambientali, paesaggistici, morali, che ci circondano senza menzionare gli incredibili privilegi. Si controlli quali requisiti professionali posseggono gli attuali uomini politici ciociari!

Ed ecco il ruolo determinante della Prefettura che come si sa rappresenta nel territorio la solennità e la compiutezza dello Stato e della Nazione: essa è l’ultima istanza, senza scaricabarile. Quando in qualche ganglio si contravviene alla norma statutaria, la Prefettura ha il potere e l’obbligo di intervenire: tutti i mezzi necessari sono a sua disposizione.

Per questa ragione diviene incomprensibile, nonché esiziale, assistere allo spettacolo di autentici sfaccendati o falliti o senz’arte né parte, concorrere ferocemente e spietatamente per cariche elettive, nel disprezzo/ignoranza della Costituzione: e se la Prefettura non vede, perché magari affetta da

cateratta, nessun altro vede? In tal caso di annebbiamento del cristallino prefettizio, anche i requisiti di disciplina ed onore imposti da un articolo successivo della Costituzione diventano necessariamente una esercitazione glottidale.

Michele Santulli

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