L’EMERGENZA DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, I VIAGGI DELLA SPERANZA E LA CRIMINALITÀ CHE CI LUCRA SOPRA. È LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA, CHE, COME QUELLA DEL MEDITERRANEO, PUZZA DI MORTE


“Le attività principali che svolge oggi la Misericordia consistono…nella lotta alla ‘ndrangheta, che si concretizza, per un verso, attraverso una capillare attività di prevenzione delle infiltrazioni mafiose ovunque ve ne sia il rischio, agevolata da un dialogo costante con le Autorità e in generale con lo Stato, e, per altro verso, in una serie di iniziative che formano alla legalità le giovani generazioni in un contesto sano in cui le attività della Misericordia si combinano con quelle della Parrocchia di Isola Capo Rizzuto. (…) nella collaborazione con la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia per la gestione del Centro d’Accoglienza per gli immigrati richiedenti protezione internazionale di S.Anna di Isola di Capo Rizzuto, il più grande d’Europa, e del Centro d’Identificazione ed Espulsione sito nella medesima località. E ciò sulla base di una convenzione, valida fino al 31 luglio 2012, fra la Prefettura di Crotone e la Confederazione”.

Ciò è scritto nello statuto della Confraternita La Misericordia, di Isola Capo Rizzuto: lotta alla mafia, che da queste parti prende il nome di ‘ndrangheta, al fianco delle Istituzioni, per offrire alla società civile valide opportunità pur di non cadere vittime di un sistema criminale che qui spadroneggia da tempo, e l’accoglienza agli immigrati, gestendo il Cara di Sant’Anna, uno tra i più grandi centri esistenti.
Appunto. Per questo l’inchiesta ‘Jonny’, con i suoi 68 arresti fa rabbrividire. Perché tra i coinvolti nell’indagine per associazione mafiosa, reati finanziari, estorsione, corruzione etc., c’è anche Leonardo Sacco, governatore della Confraternita. Dall’indagine emerge chiaramente il forte legame tra il clan Arena e la Misericordia, tra la ‘ndrangheta e chi dovrebbe combatterla, trasformando la nobile Confraternita in una sorta di macchina mangiasoldi, che attraverso un articolato giro di scambi, spostava i soldi erogati dallo Stato per la gestione del Cara, direttamente nelle mani della famiglia Arena. Nel decennio 2006-2016, si parla di 103 milioni di euro erogati, di cui oltre 40 sono finiti nelle tasche del clan.
Lo stesso parroco di Isola Capo Rizzuto, Don Scordio, ritenuto il gestore occulto della stessa Confraternita, ha intascato 132 mila euro per servizi di assistenza spirituale resa ai profughi del Cara, certamente un servizio che, visti i costi, ha ben poco di spirituale e molto di materiale!
Ovviamente si lucrava sui pasti, fornendo al posto dei 500 pasti giornalieri, solo 250 pasti, così una metà dei profughi mangiava e l’altra digiunava, ed il giorno dopo, invece, accadeva il contrario. Si lucrava sulla qualità dei pasti, tanto da far dire al Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: “Abbiamo filmato anche la qualità del cibo; noi di solito quel cibo lo diamo ai maiali. C’erano delle società create appositamente per rifornire i pasti e con questi soldi hanno comprato cinema, teatri, decine di appartamenti, macchine e barche di lusso, terreni”.
Un business fatto sulla pelle dei migranti, giocando sulle disperazioni umane, sui bisogni di chi fugge dalla povertà, dalle guerre e tende la mano in cerca di aiuto. E un’associazione con un carattere fortemente religioso ha dimostrato tutta la propria fragilità, in cui la criminalità organizzata è riuscita a trovare i giusti sistemi per infiltrarsi e lucrarci sù, in un agire che ha ben poco di cristiano e di caritatevole.
E se a tutto ciò, aggiungiamo, poi, le pesanti dichiarazioni di fine marzo scorso, del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, in cui affermò che: “A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga”, parlando di un’indagine conoscitiva in corso, senza però ancora né prove di reati, né presunti colpevoli, beh, il quadro che si delinea è altamente preoccupante.
Il ragionamento da cui parte il Dottor Zuccaro è abbastanza semplice: nell’ultimo periodo sono molteplici le attività navali di soccorso in mare delle associazioni ONG, ma questa così assidua attività, in primis non fa diminuire il numero degli immigrati morti in mare a causa di naufragi, poi impedisce fortemente alle autorità di individuare gli eventuali scafisti. Quindi, proseguendo nel suo ragionamento, visti gli altissimi costi che una ONG dovrebbe affrontare per mettere in mare un’imbarcazione, e visto il così alto numero di imbarcazioni presenti, si chiede, il procuratore, chi finanzia tutto ciò, sospettando un lucroso e criminale giro d’affari.
Altro modo, questo, di lucrare sul fenomeno dell’immigrazione clandestina, che la politica tutta, sia italiana che europea, non ha saputo da principio gestire e governare. E se non c’è una regia pubblica pulita e seria, se c’è un distrarsi continuo delle Istituzioni, che buttano soldi pubblici sul tavolo, lasciando ad altri le incombenze pratiche, ma senza controllare che queste vengano poi fatte, ci ritroviamo, poi con i Cara che diventano supermarket della criminalità e degli ottimi bancomat a fondo perduto, per loro, vediamo tutte queste associazioni non governative, fatte da volontari animati dallo spirito più puro, che si dannano l’anima per salvare più vite possibili in mare, e sono pure fortunate, perché si trovano sempre al posto giusto al momento giusto, ma non si riesce, poi, neanche ad avere una trasparenza sulle loro gestioni finanziarie, su come riescano a pagare questi costosi viaggi in mare.
Piangere per i tantissimi morti nel Mediterraneo, in questi viaggi della disperazione, non ci lava la nostra coscienza civile, se non capiamo bene che c’è chi da anni specula e lucra su questa disperazione. Chiedere l’accoglienza tout court, per tutti, non ci fa sembrare più buoni, ma semplicemente degli utopisti scollegati dalla realtà: accogliere dignitosamente tutti è praticamente impossibile ed insostenibile, e continuare ad incentivare tale politica è solamente continuare a non vedere chi su queste disgrazie, chi su queste emergenze trova il suo migliore guadagno. L’Europa nascente promise un piano Marshall per l’Africa, aiutarli a casa loro, non farli tutti sbarcare in Europa. Parliamo di sessant’anni fa, circa, e quel progetto è ancora lettera morta, neanche un’idea abbozzata, anche se ogni tanto qualcuno osa tirarla fuori dal cassetto, ma solo per farsi bello agli occhi dell’opinione pubblica. E le organizzazioni criminali, lucrandoci, ringraziano.

Raffaele Zoppo

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