IMPERDIBILE MARILYN. LA CITTÀ ETERNA OSPITA UNA STRAORDINARIA RETROSPETTIVA SUL MITO DI UNA DONNA DIVENUTA ICONA DI UN’EPOCA


“Un sex symbol diventa un oggetto, questo è il guaio”, disse la mitica Marilyn Monroe.
Perché questo è stata lei: non una semplice, meravigliosa attrice, ma una icona di un’epoca lontana, che è giunta intatta a noi, cavalcando il corso degli anni e resistendo a mutamenti epocali.
Una donna carismatica, affascinante, che sapeva dettare mode, ma che non riusciva, però, a gestirsi, sempre in bilico tra l’immagine conturbante di pin up, dea del cinema hollywoodiano, e la sua natura umana così fragile, racchiusa in Norma Jeane Mortenson, il suo vero nome, che troppo spesso doveva cedere il posto alla dea Marilyn.
E sentirsi oggetto, sentirsi un feticcio, da mostrare all’occorrenza per poi essere riposta in un angolo, ha reso sempre più forte quella fragilità interiore, da farla cadere in bui ed oscuri momenti depressivi, dai quali con fatica, riusciva ad uscirne poi, fuori.
Attrice di successo, per quella sua naturale spontaneità e carisma, ebbe una carriera repentina e vorticosa che la lanciò nell’Olimpo dello star-system, con film cult come Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza, A qualcuno piace caldo, che le diedero quella giusta consacrazione.
Film che, però, la rinchiusero nello stereotipo della bella bionda svampita, uno stereotipo dal quale tante volte Marilyn Monroe tentò di fuggire via.
“La gente ha l’abitudine di guardarmi come se fossi uno specchio invece di una persona. Essi non mi vedono, vedono i propri pensieri indecenti, poi si mascherano di candore per chiamare me un’indecente”.
Marilyn, in realtà, cercava solamente amore, disperatamente una persona che l’amasse profondamente come Norma Jeane, e non solamente per il clamore ed il successo che portava con sé. “La gente scalpita per vedermi, ma io ricordo quando ero indesiderata, quando nessuno voleva vedere la piccola Norma Jeane… neppure sua madre”.
Profonde ferite, forti traumi, tanti matrimoni falliti, tante illusioni d’amore naufragate, hanno condotto Marilyn Monroe a vivere una profonda solitudine, in una sorta di gabbia dorata, dalla quale fuggì per sempre la notte del 5 agosto 1962, quando abbracciò la dolce morte con una fatale dose di barbiturici.

Roma, la Città Eterna, si appresta ad accogliere l’eterna dea di Hollywood, attraverso una mostra che racconterà Marilyn a trecentosessanta gradi, in una esposizione poliedrica, che già nel titolo racchiude tutta l’essenza del suo mito. Imperdibile Marilyn, in mostra presso il Palazzo degli Esami, a Trastevere, presenta una raccolta di oltre 300 oggetti appartenuti alla mitica icona del cinema, grazie ai prestiti di diversi collezionisti internazionali.
Una mostra curata da Fabio Di Gioia, Ceo di DA VINCI GRANDI EVENTI, da Ted Stampfer, collezionista privato, da Giuliano Montaldo, Presidente dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello e Premio Vittorio De Sica, e dal giornalista-scrittore Giorgio Dell’Arti, con il patrocinio dell’Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma.
Un’esposizione che racconta il mito di Marilyn Monroe, attraverso gli oggetti a lei appartenuti, consentendo così al visitatore di entrare tra le pieghe della vita dell’icona hollywoodiana, di conoscerne la sua storia, il suo essere più autentico, oltre il trucco ed il parrucco che le imponeva il suo status di icona, scoprendo così, tutta la forza e la fragilità di una donna vera, che sapeva andare controcorrente, accettando i rovesci della vita, le sofferenze come le gioie, sempre determinata a ricercare quel suo angolo di felicità dove sentirsi pienamente se stessa.
Un’esposizione che mette in mostra numerosi effetti personali, che raccontano l’infanzia e l’adolescenza di Norma Jeane, i suoi sogni, i suoi desideri; e arrivano agli oggetti appartenuti al mito Marilyn, dai vestiti, come il famosissimo abito bianco che Travilla, lo stilista delle dive, le ha disegnato per il film Quando la moglie è in vacanza, agli accessori, dai cosmetici, agli oggetti del suo lifestyle. Oggetti carichi di fascino, oggetti che sapranno emozionarci, oggetti che raccontano non solo il mito di una diva, tra le più famose, di Hollywood, ma anche di un’epoca irripetibile, in cui Marilyn ha saputo dettare mode e modelli. E Imperdibile Marilyn diventerà anche un suggestivo ed affascinante tuffo nel mondo del vintage, offrendo la possibilità al visitatore di vedere dal vivo abiti ed oggetti dei grandi marchi che hanno fatto la storia del costume di un’intera epoca e generazione: da Dior a Tiffany, da Chanel a Cartier, da Pucci a Lazlo fino a Dom Pérignon.
E poi, i regali che Marilyn ha ricevuto dalle grandi star del cinema, le sceneggiature, i suoi contratti cinematografici, le fotografie di scena e tante immagini che raccontano momenti della carriera e della vita privata di un mito divenuto donna.
“Ospitare la vita reale di Marilyn – spiega Fabio Di Gioia –  significa anche ripercorrere la storia e gli anni d’oro della cinematografia internazionale la cui anima era indiscutibilmente Hollywood. Una rilettura storica ancor più veritiera in quanto vista per il tramite di una delle figure più controverse e amate tra tutte le star. Sapere che Marilyn, la sua verità e il suo mito, abiteranno in un grande palazzo nel cuore di Roma, costituisce un’imperdibile occasione di emozione e conoscenza. La mostra propone una rilettura finalmente capovolta del personaggio di Marilyn, nella quale la vita privata finisce per colpirci più del mito. I documenti e gli oggetti arrivati a noi dal quotidiano dell’attrice, raccontano quanto la Marilyn privata fosse persona intensa, guidata da notevole istinto e pragmatismo e capace di decidere in autonomia per la sua carriera”.
Un modo nuovo, accattivante e suggestivo di recuperare la figura di questa donna straordinaria, camminando tra le memorie del suo quotidiano, e attraverso esse, riscoprire il suo mito, e non soffermarci semplicemente alla sua immagine iconografica, a ciò che mostrava pubblicamente, davanti ad una cinepresa od un obiettivo, ignorando così, la sua essenza, la sua anima.
“Quel che ho dentro nessuno lo vede. Ho pensieri bellissimi che pesano come una lapide. Vi supplico, fatemi parlare”.
Finalmente, a Palazzo degli Esami, Marilyn potrà parlarci di sé, raccontarci di lei, e sarà un suggestivo viaggio di scoperta nell’animo più intimo di una dea divenuta mito.

Raffaele Zoppo

 

 

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