VLADIMIR LUXURIA, IL CORAGGIO DI ESSERE FARFALLA. PERCHÉ SI PUÒ IMPARARE FINALMENTE A VOLERSI BENE


“L’unica cosa certa è che non siamo immortali e quella cosa che chiamiamo vita non è altro che un transito nell’esistenza, ‘racchiusa nel tempo d’un sogno’, una piccola tappa in un viaggio dell’universo ben più lungo e rilevante del tuo SUV o di altri surrogati di virilità”.
Siamo tutti trans, proprio “perché tutti transitiamo in questo mondo, siamo solo di passaggio”. A scriverlo è Vladimir Luxuria, nel suo ultimo suo saggio scritto, “Il coraggio di essere farfalla”, edito da Piemme.
Un testo, questo, che diventa profonda riflessione, e punto di partenza per molte riflessioni sulla nostra natura umana; un testo agile, leggero come una farfalla, che vola liberamente, ma mai superficialmente, sui molteplici argomenti, per dimostrare una ‘transgenicità’, insita nella natura umana, una condizione di mutabilità a cui tutti noi siamo sottoposti.
Tutti noi, infatti, non siamo più ciò che eravamo ieri, e ciò che siamo oggi, non lo saremo certamente domani; perché sono molteplici i fattori, interni o esterni a noi, che ci fanno transitare da uno stadio all’altro del nostro vivere, così naturalmente, anche se ci possono pure creare diversi problemi nell’accettare tale condizione.
Ieri eravamo bambini, oggi siamo adulti, domani saremo anziani, e allora, fa notare con una punta d’ironia Luxuria, ci accorgeremo che i pettorali scolpiti nel tempo, “si afflosciano e lasciano spazio ad un piccolo seno”, le fasce muscolari si riducono “rendendo il corpo dell’uomo più armonioso e morbido”, una sorta di fase di ‘transessualizzazione’ del corpo umano, che smonterà ogni nostro più alto convincimento di virilità esibita.
E questo processo di accettazione del divenire umano, che rompe gli schemi ideologici e gli stereotipi sempre duri a morire, dovrebbe partire proprio dall’accettazione di sé stessi, dal curare continuamente la propria stima, senza farsi stritolare dalle gabbie disumane imposte dalla società.
“Si può voler bene a se stessi grazie o nonostante il proprio corpo…se sono grassa ma sto bene così, mi sento a mio agio e soprattutto il peso non mi causa problemi di salute, non devo ammazzarmi in palestra o fare interventi di liposuzione solo perché quelle fighe portano tutte taglia 40. Se sto bene posso accettarmi senza intervenire sul mio corpo”.
Però, “se sono nato con un corpo da maschio e dentro di me, nell’intimo della mia personalità, sento di essere donna, allora è il caso di intervenire sul corpo”, per correggere questa non armonia, seguendo un percorso del tutto personale, fino al punto che si ritiene più adatto a sé stessi.
È il guardarsi allo specchio senza paura e vergogna, senza il timore di non amare l’immagine riflessa, perché ciò che vediamo è in armonia con il nostro sentire.
È la storia di Morena, nato come Piero, che ha fatto un lungo percorso per armonizzare il suo corpo alla sua essenza, e c’è riuscita, divenendo anche avvocato, che era la sua passione, nonostante tutti i pregiudizi ed ostacoli incontrati. È l’esempio positivo di sentirsi pienamente sé stessi, facendo ciò che ci piace fare, inseguendo i nostri sogni, senza nascondersi, senza vergognarsi, senza temere che “l’unica strada per le transessuali” debba essere per forza “la strada”, e non una carriera professionale onesta e dignitosa.
È la storia di Valentina, transessuale che lavora come scaricatrice di porto, quella di Aurora, che “prima della transizione faceva il muratore”, è la storia di Beatrice, che è trans, ma anche pilota di rally e meccanica (dovrebbe dirsi così, se trasportato al femminile!), sono le storie di chi si è scrutato dentro, e ha cercato di riflettere nello specchio l’immagine che sentivano dentro, storie positive che diventano esempi per chi non ha il coraggio di guardarsi dentro e di accettarsi per ciò che si è e non per ciò che la società ci impone.
È questa la coraggiosa analisi che Vladimir Luxuria fa in questo leggero pamphlet, posandosi come una farfalla sui molteplici argomenti che toccano la transessualità, per smascherare un mondo che per paura, o per ottusità, preferisce utilizzare schemi rigidi o la ghettizzazione.
Un coraggio che Vladimir Luxuria ha trovato nel tempo, riuscendo “ad avere la meglio sulla persona più cattiva, severa e intransigente nei miei confronti: me stessa”, perché non capiva questo disagio interiore, non riusciva ad accettarlo, e preferiva soffocarlo.
Oggi Vladimir Luxuria, libera da questi disagi interiori, matura nelle convinzioni, con ironia ed intelligenza, ci apre uno squarcio su un mondo che non è per forza bianco o nero, ma può assumere diverse cangianti tonalità di colore.
Perché, sicuramente, ci vuole “più coraggio a essere una farfalla che a ostentare la virilità di un gorilla”.

Raffaele Zoppo

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