COME SI DICE IN LADINO? (Interroga gli “uomini del legno”)


Dal 2 giugno al 17 settembre, la Galleria Civica di Trento ospita la rassegna Legno | Lën | Holz. Un itinerario nella scultura contemporanea, a cura di Gabriele Lorenzoni. La mostra, organizzata dal Mart (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) in collaborazione con il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia e la Galleria Doris Ghetta di Ortisei, presenta una quarantina di opere (tra sculture e installazioni) realizzate da un gruppo di quindici artisti ladini contemporanei mediante la tecnica dell’intaglio ligneo e dedicate al tema della figura umana a grandezza naturale.

La scultura in legno costituisce una delle peculiarità artistiche della enclave Ladina, ovvero di quell’area delle Dolomiti che comprende le “cinque valli” (Gardena, Fassa, Badia, Livinallongo e Ampezzano), dove «l’uso dell’antica lingua retoromanza diventa veicolo di coesione e trasmissione identitaria». Raggiunto il suo apice in epoca medievale e barocca, la scultura lignea ha continuato a svilupparsi nei secoli, giungendo fino a noi nelle forme più varie: utensili d’uso quotidiano, attrezzi da lavoro, giocattoli, statue votive, manufatti folcloristici. È soprattutto nella val Gardena che questa tradizione si è più marcatamente radicata e rinnovata, conservando quegli specifici tratti culturali che le assegnano un posto a sé nel panorama internazionale. Proprio in questa zona gli artisti in mostra, tra i migliori interpreti contemporanei del genere, sono (seppure in tempi diversi) nati e cresciuti professionalmente muovendo i primi passi, come apprendisti, nelle botteghe di maestri locali, per poi completare i loro studi presso Scuole d’Arte e Accademie di tutto il mondo. Presto, essi hanno incominciato a esporre presso rinomati musei e gallerie e a partecipare con successo a note rassegne internazionali. Tra le opere selezionate, circa un quarto sono inedite, realizzate, cioè, espressamente per l’occasione o esposte, in assoluto, per la prima volta.

In apertura figurano alcuni lavori di Adolf Vallazza (Ortisei, 1924), maestro dal forte temperamento sperimentale che, dopo esordi neo-espressionisti, ha attraversato una fase intermedia ispirata alle scomposizioni volumetriche cubiste, per poi sviluppare un linguaggio astratto originale, che eleva la materia a corpo spirituale, senza sottrarle nulla in termini di concretezza. Seguono le esperienze, non meno significative, di Livio Conta (Monclassico, 1939) e di Hermann Josef Runggaldier (Ortisei, 1948), scultore, quest’ultimo, dei conflitti interiori che dominano la vita dell’uomo moderno. Vi sono, poi, alcuni artisti nati tra gli anni ’50 e ’60: Arnold Holzknecht (Bressanone, 1960), affascinato soprattutto dalle dinamiche spaziali, sottopone le figure umane ad una radicale stilizzazione; Walter Moroder (Bolzano, 1963), autore di solenni sculture che rievocano la statuaria antica; Willy Verginer (Bressanone, 1957), demiurgo ironico e onirico di figure lignee scolpite e dipinte; Bruno Walpoth (Bressanone, 1959), ritrattista dotato di una notevole sensibilità analitica. Numerosi sono anche i talenti più giovani, spesso allievi dei maestri sopra citati, come Giorgio Conta (Cles, 1978), figlio di Livio, scultore sacro non meno che profano; Matthias Sieff (Cavalese, 1982), che “traduce” il corpo umano in forme architettoniche; e i tre Demetz,

Peter (Bolzano, 1969), Aron (Vipiteno, 1972) e Gerhard (Bolzano, 1972), uniti, oltre che da un legame di parentela, anche da una spiccata predilezione per il realismo. Peter, addirittura iperrealista, si concentra su dettagli di scene quotidiane; Aron registra, mediante bruciature e abrasioni, l’azione del tempo, sulla natura e sull’uomo; Gerhard, attraverso un linguaggio mai del tutto compiuto, esprime la continua metamorfosi dell’esistenza, le fasi di passaggio (di cui i bambini, nelle sue opere, divengono l’emblema). In chiusura sono esposti, invece, lavori assai diversi fra loro, come quelli introspettivi di Fabiano De Martin Tropanin (Padola di Comelico, 1984); o stravaganti, come quelli di Peter Senoner (Bolzano, 1970), artista quest’ultimo che ha allargato sensibilmente i propri orizzonti culturali e professionali negli USA, a New York (1997 – 2000), e in Giappone, a Tokyo (2002 – 2004); o, ancora, quelli di Andreas Senoner (Bolzano, 1982), che affrontano il sempre attuale problema dell’alienazione sociale.

La mostra, la prima dedicata a questo tipo di scultura in Italia, intende porre in evidenza, nel sempre più rapido rinnovamento formale del nostro tempo, i molti dati di continuità rispetto alla plurisecolare tradizione del legno, ma anche suggerire alcuni spunti di riflessione sul rapporto fra opera e spettatore. Le dimensioni delle sculture, infatti, collocate per di più negli ambienti minimalisti progettati dallo studio Weber+Winterle di Trento, incoraggiano l’osservatore a considerare il corpo umano come presenza concreta, una vera e propria forma di vita, con la quale comunicare e confrontarsi al di là degli stili adottati dagli artisti. Il progetto espositivo si avvale di un catalogo trilingue, in italiano, in tedesco e in ladino.

 

Box informazioni:

Legno | Lën | Holz. Un itinerario nella scultura contemporanea

(2 giugno – 17 settembre 2017)

Galleria Civica di Trento

Via Rodolfo Belenzani 44, Trento

Martedì – Domenica 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00

Lunedì chiuso

http://www.mart.trento.it

Vivaldo Moscatelli

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