LE PAGELLE POLITICHE DOPO I RISULTATI DEI BALLOTTAGGI


Ad urne chiuse, a ballottaggi conclusi, possiamo stilare la nostra personalissima pagella elettorale; un modo ironico e giocoso per fotografare la realtà politica uscita dalle urne, anche se a leggere le interviste dei leader politici, sembra che tutti abbiano comunque un motivo per sorridere, dimostrando così, anche una certa incapacità nella lettura della volontà popolare.

 

MARCO BUCCI, 9. Il manager riesce nell’impresa di unire tutto il centrodestra nella conquista di Genova, roccaforte della sinistra. L’esperienza negativa di Doria, targata PD, ha avuto il suo bel peso, il grillino harakiri, in casa del guru Beppe Grillo, ha fatto il resto, e con un sonoro 55,24 riesce a colorare d’azzurro Genova. Memorabile.

 

PIERLUIGI PERACCHINI, 9. Dopo 45 anni di amministrazioni di sinistra, l’ex sindacalista CISL, riesce a cambiare volto politico a La Spezia, cavalcando una voglia di cambiamento epocale della città portuale ligure, e portando per la prima volta, il centrodestra a governarla. Chapeau!

 

DARIO ALLEVI, 9. L’ex presidente della provincia di Monza e Brianza riesce a soffiare il posto di sindaco al candidato PD, Scanagatti, che non bissa il successo di 5 anni fa, per un migliaio di voti. Testardo.

 

SARA CASANOVA, 9. La giovane architetto leghista, riesce a strappare Lodi alla sinistra dopo vent’anni. Poche idee ma chiare, la voglia di fare, la freschezza della giovane età, hanno convinto tutto il centrodestra ad appoggiarla, trovando pure la fiducia dei lodigiani, che l’hanno spinta a Palazzo Broletto. Conquistatrice.

 

ROBERTO DI STEFANO, 9. Sesto San Giovanni era stata definita la Stalingrado d’Italia, con più di settant’anni di governo di sinistra. Arrivare al ballottaggio era già utopico, divenire sindaco un sogno che si realizza, e un segno dei tempi che mutano profondamente.Mission Impossible.

 

MARIO LANDRISCINA, 9. Il medico rianimatore, espressione della società civile, senza tessere di partito, è riuscito ad unire tutto il centrodestra e a conquistare la città lariana strappandola al centrosinistra. Rianimatore del centrodestra.

 

GIANFRANCO CUTTICA DI REVIGLIASCO, 9. Il leghista professore di storia dell’arte conquista la poltrona di sindaco dopo 15 anni di governo di centrosinistra. Certo, se la vedeva contro Rita Rossa, il sindaco uscente, che fu anche giudicata il sindaco meno amata dai suoi cittadini, per via della sua politica di tagli alle spese, tutta lacrime e sangue, ma che al ballottaggio comunque aveva ancora qualcosa da dire. Lui pazientemente, ha saputo coagulare il centrodestra intorno alla sua figura, e convincere gli elettori a sposare il suo progetto politico. Paziente.

 

MAURIZIO RASERO, 9. Motta o Cerruti poco conta. PD o M5S poco conta, per Maurizio Rasero che ha conquistato Asti, dopo il ballottaggio. Sembrava di doversela vedere con Angela Motta, del PD, e invece, il colpo di scena, gli propone il grillino Cerruti, grazie ad un riconteggio delle schede, e a sedici voti in più ottenuti. Ma ciò non ha complicato l’ascesa di Rasero e del centrodestra alla conquista di Asti. Imbattibile.

 

BARBIERI, TOMASI, BIONDI, CICCHETTI, LUTZU, 9. Il centrodestra conquista alla grande, Piacenza, Pistoia, L’Aquila, Rieti ed Oristano, grazie a candidati credibili, del territorio, con idee chiare ed una proposta vera di cambiamento rispetto alle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Capitani Coraggiosi.

 

FEDERICO PIZZAROTTI, 9. L’ex grillino riesce a confermarsi al ballottaggio, contro tutto e tutti. Al suo fianco solo i risultati di cinque anni di amministrazione ed il suo volto, ma nessun partito, nessun apparentamento. Contro lui il PD e tutte le altre forze politiche. Parma lo ha premiato con altri cinque anni di amministrazione, lui si è tolto dei sassolini, eclissando il M5S, che qui aveva conquistato il suo primo Municipio importante. Tenace.

 

FEDERICO SBOARINA, 9. Dopo dieci anni di interregno di Tosi, l’epurato eccellente leghista, riuscire a spuntarla a Verona, contro il PD ed il movimento dello stesso Tosi che qui presentava come candidata sindaco, la sua compagna, è stato un successo, reso memorabile dai numeri ottenuti, che schiacciano gli avversari. Sognatore.

 

SERGIO GIORDIANI, 8. Per battere il leghista Bitonci, il piddino Giordiani, al ballottaggio, imbarca di tutto, dall’ex missino sino ai centri sociali, passando per tutte le anime della sinistra e della società civile. Con uno scarto di pochi punti percentuali è riuscito nell’impresa, amministrare, però, sarà complicato, nonostante il famoso manuale Cancelli delle spartizioni di poltrone. Utopico.

 

CARLO MARIA SALVEMINI, 8. Strappare Lecce al centrodestra Lecce, dopo vent’anni di amministrazione ininterrotta, e sempre con maggioranze bulgare, è stato un grande successo. Ha proposto un cambiamento, idee chiare, ha sfruttato le scissioni di Forza Italia e l’acerba candidatura del suo avversario, ed i leccesi lo hanno premiato. Un piccolo successo per il PD in questi amari ballottaggi. Propositivo.

 

CENTRODESTRA, 8. Uniti si vince, separati si perdono voti. Questo dovrebbero averlo capito tutti quegli esponenti che vogliono un proporzionale piuttosto che un maggioritario. Il modello Toti, ha portato in dote città come La Spezia, Genova, L’Aquila, Pistoia, Piacenza, Verona solo per citarne alcune. Serie riflessioni invece sulle sconfitte di Padova e Lecce, considerate roccaforti, ma che ai ballottaggi si sono sgretolate. Moschettieri.

 

TAMBELLINI, MELUCCI, 6. A Lucca e a Taranto, il PD riesce a confermare il suo peso specifico, evitando i sorpassi del centrodestra. Ma la vittoria conquistata con pochi punti percentuali di vantaggio sugli avversari, non cancella comunque tutti i problemi. Per i candidati una vittoria sul filo del rasoio. Miracolati.

 

PARTITO DEMOCRATICO, 5. Una sconfitta su tutta la linea, con pochissime notizie per brindare, e tantissimi problemi da risolvere. Perdere città roccaforti come Genova o La Spezia, vedere il centrodestra avanzare in regioni notoriamente di sinistra, come Toscana, Emilia Romagna e Liguria, dovrebbe lanciare più di un allarme. Renzi deve ricompattare il suo partito, attraverso un bel rigenerante bagno d’umiltà. E dichiarare, dopo la debacle elettorale: “Il risultato è 67 a 59”, significa semplicemente non guardare la triste realtà elettorale del suo partito. Sconfitti.

 

MOVIMENTO CINQUE STELLE, 5. A questi ballottaggi avevano ben poco da dire: praticamente inesistenti ovunque, calcolando solo le grandi città, tranne ad Asti, dove sono riusciti a strappare un posto al ballottaggio grazie solo a sedici voti. Eppure neanche lì sono riusciti a rendere più difficile la vittoria dell’avversario di centrodestra. Grillo che non va a votare nella sua Genova, rimanendo spettatore di un ballottaggio che non lo riguarda è l’emblema di un movimento fermo che dovrebbe invece, analizzare tutti gli errori commessi. Eppure riescono a godere della vittoria a Carrara…veramente ben poca cosa.Immaturi.

 

TRAPANI, 3. La città diventa il simbolo della sconfitta della politica e della democrazia. Sulle spalle della città siciliana si consuma una redde rationem tra mammasantissima dei poteri locali. Due candidati di centrodestra, il senatore forzista D’alì ed il consigliere regionale Fazio, uscito da Forza Italia e confluito nel partito di Alfano, che hanno i loro bei guai giudiziari. Invece che ritirarsi dalla competizione, non cedono il passo e forti del loro peso elettorale, vanno alla conta. Al ballottaggio ci finisce Fazio con Pietro Savona, del PD. Ma Fazio si ritira giusto in tempo per impedire il ripescaggio del terzo classificato, D’Alì, e lasciando solo, il candidato del centrosinistra. Per essere eletto doveva sperare che il 50% degli elettori si recassero alle urne, una missione impossibile, se tutti i partiti hanno invitato i cittadini trapanesi ad andare al mare. Ora un anno con il commissario, e poi nuove elezioni, sperando che un anno basti alla politica per imparare il rispetto delle istituzioni. Fallimento politico.

 

Raffaele Zoppo

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