ADDIO NAVARRO VALLS, PORTAVOCE DI GIOVANNI PAOLO II, RIVOLUZIONARIO DELLA COMUNICAZIONE PONTIFICIA


A ottant’anni, dopo una lunga malattia, è scomparso Navarro Valls, una tra le figure più emblematiche della storia del giornalismo, colui che divenne quasi per caso, uomo della comunicazione di uno tra i più recenti pontificati pregni di forti rivoluzioni, cambiando il concetto stesso della comunicazione, e della figura stessa del portavoce di Sua Santità.
Nato in Spagna, a Cartagena, ha conseguito una laurea in medicina e chirurgia nel 1961, poi il dottorato in Psichiatria; nel 1968, invece, la seconda laurea, quella in giornalismo, e nel 1980 la terza laurea, in Scienze della comunicazione.

Uomo colto, poliglotta, dai modi eleganti ma fermi e decisi, ha costruito la sua vita come giornalista, raccontando il mondo che mutava, inviato in Egitto, Grecia, Israele, Algeria, Turchia, nei paesi dell’Africa Equatoriale, in Giappone e nelle Filippine, fino alla Polonia comunista, raccogliendo profondi attestati di stima per la sua grandissima professionalità.
Finché, nel 1984, fu Giovanni Paolo II a chiamarlo per ricoprire il ruolo di direttore della sala stampa della Santa Sede; Navarro Valls allora era presidente della Stampa estera in Italia, e quell’incontro fu fulminante. Immediata sintonia e reciproco rispetto legarono le due figure, in modo indissolubile, per oltre vent’anni, sino alla morte del Pontefice polacco.
“Ma come si fa dire di no a un Papa?”, così spesso ricordava quel momento, che cambiò completamente la sua vita. Dirigere la sala stampa della Santa Sede significava restare “in contatto con tutto il mondo 24 ore su 24 – come egli stesso più volte raccontava – Di giorno mi chiamano dall’Europa e Africa, di sera e di notte dall’America, prima dell’alba da Giappone e Asia”; un lavoro, questo, svolto con abnegazione ed impegno, ma lo stesso Navarro Valls ha lentamente ed inesorabilmente, modificato il concetto di comunicazione pontificia. La sala stampa vaticana non fu più una sorta di semplice elemento comunicativo del pensiero e dell’agire del Pontefice, non si limitava più a battere lanci d’agenzia, essa divenne una perfetta
macchina a totale servizio dell’immagine pubblica del Papa.
Grazie al rapporto di fiducia reciproca e di rispetto che c’era tra lui, il portavoce e Papa Wojtyla, Navarro Valls fu amico e confidente, suggeritore e consigliere prima che semplice portavoce.
Bastava uno sguardo d’intesa tra i due per far nascere dal nulla una delle tantissime conferenze stampa improvvisate da Wojtyla sull’aereo, durante uno dei suoi 104 viaggi internazionali; fu Navarro Valls a gestire la comunicazione delle tante crisi che ebbe il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, con fermezza, con piglio deciso, per non farsi schiacciare dagli eventi e dai ricami fantasiosi a cui certa stampa non rinuncia mai.
Non ci sono manuali di giornalismo che possono servire a ciò, non ci sono ricette magiche che possono sminare le tante polemiche che nascono quando scoppia un caso che riguarda la Chiesa, il Vaticano, il Pontefice. Ci vuole carattere, passione e coraggio, invece, per gestire la comunicazione saldamente, senza farsi travolgere dalle burrasche, e senza macchiare l’immagine stessa del Pontefice.
Momenti delicati come il viaggio apostolico del 1998 a Cuba, con l’incontro tra il Pontefice polacco e Fidel Castro; momenti difficili come quando scoppiò lo scandalo pedofilia nell’arcidiocesi di Boston; momenti che possono assumere tantissimi significati, anche sbagliati e polemici, come quando Giovanni Paolo II fu fotografato affacciato al balcone con il dittatore Augusto Pinochet, durante il viaggio apostolico in Cile.
Navarro Valls era l’uomo accanto al Pontefice, l’uomo dietro il Pontefice, e, quando serviva, quello che ci metteva la faccia, al posto del Pontefice, per rispondere alle domande più polemiche ed imbarazzanti. Tutto per preservare la figura di Sua Santità, tutto per difendere un amico, a cui era profondamente legato.
Forse il momento più difficile furono gli ultimi anni di pontificato di Giovanni Paolo II, il papa fiaccato dalla vecchiaia e dalla malattia; fu Giovanni Paolo II a decidere autonomamente che era giusto comunicare quasi in diretta la sua agonia, lui che fu il Pontefice più mediatico, e che davanti agli stessi media non si era mai né sottratto né risparmiato. Una scelta questa, non aveva connotati esibizionistici, ma una profonda testimonianza che anche nella sofferenza fisica dell’età che avanza e della malattia che ti dilania, si può governare con autorità morale la Chiesa. Una scelta che Navarro Valls accettò e portò a termine con rigore e rispetto, informando tempestivamente, fino all’ultimo, la stampa mondiale di quelle difficili ultime ore che precedettero la morte di Wojtyla.
Restò, poi, altri due anni vicino al successore, Benedetto XVI, per poi rassegnare le dimissioni, lasciando il testimone a Padre Francesco Lombardi.
In quel passaggio si capì quanto fu forte ed incisivo il suo compito di portavoce del Pontefice, quanto riuscì a mutare la figura stessa del portavoce, sincronizzando la Santa Sede con il resto del mondo, e con le esigenze della stampa internazionale.
Ha creato dal nulla il ruolo di portavoce pontificio, una figura che non esisteva in nessun documento vaticano, con autorità e rispetto, con amore e passione per la comunicazione, e questo tutti glielo hanno riconosciuto.
Perché Navarro Valls era veramente, parafrasando Hemingway, “la grazia sotto pressione”.
Raffaele Zoppo
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