SERGIO BATTISTA E L’EMOZIONANTE PROGETTO “LA VOCE DELLE DONNE”. IN UNO SCATTO FOTOGRAFICO TUTTA LA FORZA DELLE DONNE, NELLE  LORO PAROLE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE


“È così; si è persa la mia vita. Con le tue promesse mai mantenute con la tua voglia di fare; mai fatto nulla. Con le mie speranze chiuse nelle lacrime, con i miei giorni, spesi nell’attesa che, le tue mani si aprissero in una carezza”.

Raccontare la violenza sulle donne è allo stesso tempo, aprire una profonda ferita nella nostra società, una ferita che sanguina copiosamente ogni giorno, leggendo i terribili casi di cronaca, ma è anche iniziare un percorso di crescita culturale nostra, che parta dalla rottura di tutti quegli stereotipi che ingabbiano, da sempre, l’universo femminile, e giungano a quel pieno rispetto che dovrebbe avvolgere la donna, non più vittima di gabbie culturali, non più vittima di violenze psicologiche, non più vittima di violenze fisiche, che nascono da un amore malato e immaturo.

Anche per questo iniziative come il progetto “La voce delle donne”, un’idea editoriale che unisce parole e fotografia per lanciare un messaggio pieno contro la violenza di genere.

Il mirabile lavoro fotografico è di Sergio Battista, che ha ritratto 21 donne che hanno scritto il proprio pensiero, la propria esperienza su questo sentitissimo tema, e ci hanno messo la faccia, testimonial preziose di un universo che non vuole arrendersi all’idea di essere vittime, di un universo che cerca il proprio riscatto, recuperando la magia della loro positività.

“Il progetto – afferma Sergio Battista – nasce dalla necessità di sensibilizzare le donne e soprattutto gli uomini sul tema, che sta diventando un’urgenza sociale, della violenza di genere. In questo progetto ho affrontato il problema sottolineandone l’aspetto culturale con tutti i condizionamenti, le soggezioni e le pressioni che questo comporta nella vita delle donne, ancora poco libere di scegliere chi vogliono essere. Inoltre l’aspetto culturale è il terreno di coltura dove germina la violenza fisica e sessuale”.

“Il progetto – prosegue – prende forma in una mostra fotografica e un libro edito da Cultura e Dintorni Editore, nelle quali 21 donne di diverse età, professione e condizione, dicono la loro sul tema, su ciò che da loro fastidio, su cosa è per loro condizionante; inoltre parlano di consapevolezza, amore, di educazione e rispetto. Tutto ciò rende La voce delle donne un percorso emotivo da vivere con attenzione”.

Un’idea che sapientemente ha unito la potenza dell’immagine con la forza delle parole, in un unicum che colpisce molto lo spettatore.
“La scelta – sottolinea Battista – è stata quella di non cadere nella trappola di mostrare la violenza fine a se stessa. Nelle immagini del libro non c’è una goccia di sangue. Nel libro sono rappresentati ritratti fotografici di donne normali, non vittime, che possiamo incontrare al mercato o nella sala d’attesa del dentista. Questo perché la violenza psicologica si esprime nella vita di tutti i giorni e vive e vegeta ben nascosta, molto spesso tra le mura domestiche; se ne parla poco, anzi si dà per scontata, proprio perché è profondamente incistata nel nostro modello culturale di riferimento. Tratto comune delle immagini delle 21 donne è lo sguardo diretto nell’obiettivo e quindi negli occhi di chi guarda, proprio per attirare l’attenzione dell’interlocutore di turno e veicolare i testi in maniera più diretta”.

Ed è ciò che questa società ha più bisogno: quella di essere educata al rispetto verso la donna, e non solo, perché la violenza di genere sta diventando un vero e proprio dramma sociale, e, andrebbe sempre ricordato, non è racchiuso nella sola violenza che porta all’uccisione della donna, questo, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg, perché c’è la violenza fisica reiterata, c’è quella psicologica, che danno un fastidioso senso di inadeguatezza, di paura, di fragilità che è di per sé terrificante.
“Sono convinto – afferma Sergio Battista – che il problema è profondamente culturale. Ricordo che il voto alle donne è stato concesso solo nel 1946, la legge sul delitto d’onore è stata abrogata una trentina di anni fa e, ciliegina sulla torta, la violenza sessuale non è più reato contro la morale ma contro la persona solo dal 1996. Credo che questi tre dati ci facciano capire molto sulla considerazione che la figura femminile ha avuto nella storia di questo paese, molto sensibile ad una cultura di stampo patriarcale, alla figura dell’uomo forte, vincitore e al machismo. Credo che un aiuto alle donne possa essere ad esempio, un intervento più immediato delle forze dell’ordine; spesso per essere considerate le donne devono presentare troppe denunce, qualcuna viene uccisa prima di essere ascoltata. Credo che già alla prima denuncia, le istituzioni debbano intervenire. Una denuncia per maltrattamenti non può essere considerata con leggerezza, viste le conseguenze. Inoltre va tutelato e incrementato il lavoro dei centri antiviolenza, luoghi, dove le donne trovano un valido aiuto sia di natura psicologica che di tutela legale”.

Ma c’è anche una certa paura, nella donna, nel denunciare il proprio carnefice, un intrinseco senso di credere nel di lui cambiamento con la sola forza del suo amore, e questo la scollega troppo spesso dalla realtà, per cui quando giunge la presa di coscienza, spesso è troppo tardi per sfuggire all’uomo amato trasformatosi in un assassino.

“Il problema – ricorda Sergio Battista – è che la violenza origina spesso dal loro oggetto d’amore. Quindi si capisce bene la difficoltà di riconoscere e di accettare l’origine del problema. Non mi stancherò mai di dire che chi maltratta, umilia e usa violenza fisica non ama, ma le sta solo usando per la propria comodità e per soddisfare il proprio narcisismo. Le donne devono prendere coscienza del loro essere e consapevolezza della loro unicità. Avere coraggio di fare delle scelte e allontanarsi immediatamente da chi non le rispetta. Il rispetto viene prima dell’amore, non dimentichiamolo”.

E se la società deve acquisire maggiore consapevolezza del terribile fenomeno della violenza di genere, e trovare al suo interno i giusti anticorpi per eliminare, culturalmente, questa concezione di machismo e di sesso forte che sottomette quello debole, le istituzioni possono fare, invece molto, per offrire un riscatto alla donna stessa. Ricordiamoci che la donna è anche madre e moglie, è casalinga e, spesso, professionista; in una giornata di 24 h, troppi ruoli deve vestire, troppi compiti sbrigare, e troppe volte è sola, senza sostegni per affrontare tutto ciò. Di questo le istituzioni dovrebbero occuparsi, affinché una donna possa scegliere se stessa senza più rinunciare a nulla, senza sentirsi la parte debole, la parte fragile, quella che rischia di perdere tutto se denuncia una violenza subita.

“Non escludo possa essere uno strumento importante; ma ripeto, le donne devono avere il coraggio di prendere le redini della propria vita. Devono avere il coraggio di fare delle scelte, a prima vista anche difficili, ma fondamentali per migliorare la propria condizione. Devono avere il coraggio di denunciare. Ovviamente per questo serve l’aiuto delle Istituzioni, le certezza e soprattutto la prontezza del diritto. Per far questo però, devono innanzitutto credere in loro stesse, ritrovare una forte consapevolezza di genere”.

Perché “nessuno meglio di ME può tutelare me stessa”, ed è questa l’unica profonda verità che le donne dovrebbero gridare ogni giorno.

Raffaele Zoppo

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