Lady Diana Uno spirito libero 8 luglio 2017 – 28 gennaio 2018 Sale dei Paggi Reggia di Venaria


Il 31 agosto 1997 moriva in un tragico incidente Diana Spencer, lasciando l’opinione pubblica sgomenta e generando un vuoto mai colmato nei cuori delle persone.
Sono trascorsi oramai vent’anni dalla morte della principessa, e Kornice intende celebrare questa icona mondiale con un’esposizione che rappresenta un tuffo nella storia che ci appartiene: Diana è infatti diventata un mito di femminilità e di forza, racchiudendo in sé paradossi e sfaccettature di ogni donna.
Uno speciale spazio architettonico -le Sale dei Paggi della Reggia di Venaria, per la prima volta sede di una mostra- è dedicato a rendere omaggio alle diverse anime di Lady Diana grazie alla presentazione evocativa ed emozionale di racconti, immagini, riferimenti a giornali o ad avvenimenti e testimonianze che coinvolgono il visitatore in un’esperienza a tutto tondo.
Mostra prodotta e organizzata da: Kornice e La Venaria Reale
Curatela scientifica: Giulia Zandonadi, Fabrizio Modina
© Anwar Hussein/Getty Images News/Getty Images © Georges De Keerle/Hulton Archive/Getty Images
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La Venaria Reale – Ufficio Stampa
Piazza della Repubblica 4 – 10078 Venaria Reale (TO)
+39 011 4992300 (Centralino Uffici) – +39 011 4992333 (Call Center)
press@lavenariareale.ithttp://www.lavenaria.it
DOVE
Reggia di Venaria, Sale dei Paggi
QUANDO
Dall’8 luglio 2017 al 28 gennaio 2018
COME
Intero: 12 euro
Ridotto (gruppi di min. 12 persone, maggiori di 65 anni e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti): 10 euro
Ridotto over 6 under 21 (ragazzi dai 6 ai 20 anni) – Universitari under 26: 6 euro
Scuole (classi minimo di 18 studenti, ingresso gratuito per 2 accompagnatori ogni 27 studenti): 3 euro
Minori di 6 anni e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti: Gratuito
Ingresso speciale “Sere d’Estate con tutte le mostre in corso”
18 euro (comprensivi dei 10 euro dell’ingresso per Sere d’Estate alla Reggia)
gratuito per Under 6 anni, possessori Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card e Royal Card, ad eccezione
di venerdì 30 giugno con biglietto a 5 euro
Servizi educativi:
prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it – tel. +39 011 4992355
Per altre informazioni:
tel. +39 011 4992333 – http://www.lavenaria.it
© Tim Graham/Tim Graham Photo Library/Getty Images © Jayne Fincher/Princess Diana Archive/Stringer/Hulton Royals Collection/Getty Images
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Il 31 agosto 1997 moriva in un tragico incidente Diana Spencer, lasciando l’opinione pubblica sgomenta e generando un vuoto mai colmato nei cuori delle persone.
Questo evento segnò il mondo inesorabilmente.
La principessa del popolo se ne andava all’improvviso, lasciando insoluto il mistero della sua persona, le sue fragilità e le sue difficoltà, che pian piano avevano cominciato a farsi stradaattraverso interviste ed approfondimenti dopo il divorzio dal principe Carlo  d’Inghilterra.
A distanza di vent’anni, Lady Diana continua ad essere un simbolo per le persone che vissero quegli anni, ed un esempio che viene raccontato anche a chi all’epoca era troppo piccolo per capire.
Kornice vuole rendere omaggio a questa figura centrale dell’Inghilterra ma non solo, di tutto il mondo: partendo dalla fine, quindi dal ricordo della sua dipartita, vengono poste le basi per conoscere la sua vita, breve seppur intensa, contrassegnata da momenti cruciali. A seguire, la piccola Diana, immortalata in foto in bianco e nero, insieme anche alla famiglia, lascia poi spazio alla donna che, giovanissima, inizia la frequentazione con Carlo, fino al fidanzamento ed al matrimonio, vissuto in prima persona da migliaia di persone alla televisione. Una sorta di favola che si avvera, con le curiosità sull’abito e con un occhio attento all’abbigliamento che le era consono all’inizio della sua vita regale, caratterizzato da uno stile “british” particolarmente accentuato.
© David Levenson/ Quadrillion/CORBIS/Corbis/Getty Images
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Mentre l’allestimento accompagna il visitatore e gli permette di immergersi in questa atmosfera d’etichetta, si incontra Lady Diana con i figli, in fotografie istituzionali e non solo, anche libere e spontanee, a ricordare una madre che cercava di accompagnare i bambini a scuola ed organizzava spesso le sue apparizioni pubbliche in base alle esigenze dei piccoli.
Lady Diana era uno spirito libero, che difficilmente riusciva ad accettare le costrizioni dell’ambiente di corte, le etichette, le regole: la sua forza si fa strada attraverso le fratture che si verificano nella sua vita personale, nel suo rapporto incrinato con Carlo, nella continua volontà di aiutare gli altri e lasciarsi ispirare da guide spirituali come Nelson Mandela e Madre Teresa di Calcutta. Le sueiniziative spontanee catturano il cuore dell’opinione pubblica, mentre forte in lei emerge il desiderio di libertà: saranno svelati alcuni aneddoti legati proprio alle sue amicizie con alcuni cantanti, canzoni dedicate a lei, a come fosse perseguitata dai tabloids.
Diana era un’icona mondiale: ricopriva le pagine delle riviste, da Vogue a Vanity Fair, da Time adHarper’s Bazaar, oltre alle prime pagine dei giornali; grandi stilisti avevano contribuito a cambiare la sua immagine, come ad esempio Gianni Versace, al funerale del quale presenziò proprio in quel1997 che avrebbe visto la sua stessa fine.
La mostra “Lady Diana – Uno spirito libero” racconterà in modo emozionale, attraverso suggestiveimmagini, le luci e le ombre che contraddistinsero questa protagonista del Novecento in tutta la sua intensa seppur breve vita.
La suggestiva cornice di Venaria Reale – Patrimonio dell’Umanità dal 1997, grandioso complesso alle porte di Torino con 80.000 metri quadri di edificio monumentale della Reggia e 60 ettari di Giardini –
contribuirà a rendere la visita un’esperienza indimenticabile.
© Jayne Fincher/Hulton Royals Collection/Getty Images © Jayne Fincher/Princess Diana Archive/Hulton Royals Collection/
Getty Images
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Lo speciale spazio architettonico delle Sale dei Paggi della Reggia, per la prima volta sede di una mostra, è dedicato a rendere omaggio alle diverse anime di Lady D, grazie alla presentazione evocativa ed emozionale di racconti, immagini, riferimenti a giornali o ad avvenimenti e testimonianze che coinvolgono il visitatore in un’esperienza a tutto tondo.
Il progetto scientifico è a cura di Giulia Zandonadi, giovane scrittrice, critica letteraria e storicadell’arte, già curatrice di percorsi espositivi dedicati all’artista Francis Bacon in Italia ed all’estero,con all’attivo pubblicazioni in riviste specializzate e case editrici, e di Fabrizio Modina, curatore ecollezionista, creativo polivalente, designer di moda, interni ed eventi,  docente di Design di Moda, studioso di storia della mitologia moderna.
© Tim Graham/Tim Graham Photo Library/Getty Images © Jayne Fincher/Stringer/Hulton Royals Collection/Getty Images
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Non ho vissuto in prima persona il mito di Lady Diana, per evidenti ragioni d’età, eppure ricordo il
giorno in cui venne annunciata la sua morte. Ero con mia madre e mia nonna al cimitero, per
portare dei fiori alla tomba del nonno, morto da solo un anno. Subito dopo tornammo a casa e al
telegiornale esplose letteralmente la notizia. Non ne colsi l’importanza, lì per lì, avevo nove anni,
eppure ho ancora vivida nella mente l’immagine della principessa, della favola spezzata. In effetti, è
proprio di questo che si tratta: di una sorta di sogno che si è infranto, della consapevolezza che il
mondo dorato di cui si fantasticava da bambini in realtà comportava molte più peripezie di quante
possiamo supporre.
Quale ragazza non ha mai sognato di incontrare il principe e di vivere felice e contenta? Diana
rappresentava proprio quel mondo, ideale ed edulcorato.
In realtà, le principesse non sono solo la facciata che mostrano all’esterno, ma sono donne in carne
ed ossa e la loro bellezza, come quella di qualunque essere umano, sta nelle fragilità e nelle
sfaccettature che esprimono, nella complessità dei sentimenti e del modo di affrontare le sfide della
vita.
Diana si definiva uno spirito libero, consapevole del fatto che questo suo modo di essere sarebbe
potuto risultare scomodo ai più; eppure, superare un percorso accidentato rappresentava anche la
più bella conquista, per avere maggior consapevolezza di sé.
Il 31 agosto del 1997 moriva in un tragico incidente, ed entrava nella schiera di quelle personalità
passate alla storia come icone anche per la brevità della loro vita: stelle cadenti, meteore che
illuminarono il cielo a giorno e lasciarono una scia che non ha mai smesso di emanare energia per
coloro che sanno ascoltare e guardare lontano. Quando si inizia a vivere, non ci si rende conto di ciò
che effettivamente siamo destinati a realizzare: si attende, con trepidante emozione e reverenziale
timore, di affrontare il proprio destino, ignari del fatto che il nostro percorso è già iniziato. L’uomo
tende a vivere in attesa, come se dovesse ricevere un messaggio o un segno per iniziare la “vita
vera”. Invece non ci sono riferimenti, anzi, come diceva Ernest Hemingway, ai bivi più importanti
non c’è segnaletica e dobbiamo accettarlo e farne tesoro, per cogliere l’importanza di ogni scelta e
momento.
Lady Diana si è ritrovata a dover affrontare una sfida impegnativa: quella con se stessa. Ancora
giovanissima, soprattutto per i canoni odierni, si lasciò conquistare dal principe Carlo, quasi un po’
per gioco, soprattutto all’inizio, e già a diciannove anni era la sua promessa sposa. Tutti gli occhi
erano puntati su di lei, una ragazza che aveva vissuto sulla propria pelle il divorzio dei genitori e che
cercava anche di trovare la propria dimensione. Le pressioni del protocollo, nonostante la favola
stesse prendendo il volo, erano davvero devastanti. Le sue azioni e scelte erano esposte all’opinione
pubblica. Le difficoltà non sono mancate, eppure proprio nel momento in cui sembrava che i fatti
dovessero spezzarla, piegare Diana nell’indole e nelle speranze, lei trovò la forza di rinascere,
facendo emergere le qualità che aveva imparato a conoscere.
Un’ode di Pindaro ammonisce, invitando a divenire ciò che si è, dopo averlo imparato: bisogna
appunto imparare a comprendere chi siamo e quali siano le nostre potenzialità per poter trovare il
solco del nostro binario.
Cosa vuol dire essere uno spirito libero? Superare i limiti? Andare oltre le regole? Io non credo.
Diana è riuscita ad essere onesta con se stessa, senza nascondere la propria natura, cercando di
migliorarsi in ogni momento.
Lady Diana, ovvero l’intensità di un sogno
di
Giulia Zandonadi
Curatrice della mostra
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La principessa si è frantumata, nel corso degli anni, è vero, ma non il suo spirito, che è riuscito ad
incendiarsi con la minima scintilla di un sentimento puro.
Diana è cresciuta, è divenuta una madre, ha seguito le parole e l’esempio di celebri personalità, tra
cui Nelson Mandela e Madre Teresa di Calcutta. È maturata nell’animo.
Pur essendo un’icona di stile, una protagonista dei rotocalchi ed un simbolo mondiale anche per il
ruolo ricoperto, Lady Diana è sempre stata la principessa del popolo, avvicinandosi alle persone,
instaurando un’empatia innegabile. Tra le fotografie esposte in mostra, ad esempio, spicca quella
nella quale la principessa viene baciata da una bimba nella folla: Diana si è abbassata e la piccola,
con un gesto tenero e delicato, ferma il tempo, baciandola sulla guancia e dilatando l’amore che
difficilmente riesce a vedersi così chiaramente.
È innegabile: Diana aveva conquistato l’opinione pubblica, con le sue fragilità, gli inconvenienti e le
scelte di vita, in seguito all’allontanamento da Carlo. Questo perché le persone si rispecchiavano in
lei, ritrovavano le loro difficoltà ed errori.
Questa mostra è nata con l’intento di far emergere la trasformazione e l’evoluzione delle molteplici
anime di una donna che non voltò mai le spalle alla propria esistenza, che riuscì a portare avanti un
percorso di vita accidentato ma degno di nota, per il coraggio di mostrare la verità.
Durante i mesi che hanno preceduto la mostra, ho imparato a conoscere Diana, leggendo le sue
biografie ufficiali, le citazioni, gli avvenimenti accaduti nella sua breve ma intensa esistenza: è stata
una conoscenza a posteriori, che tuttavia ha permesso di instaurare un legame immaginario.
Ciascuno di noi proietta negli altri un piccolo frammento di sé, per capire ed andare avanti, darsi
delle risposte: proprio questo è stato il tassello cruciale in tale celebrazione, ovvero la possibilità di
esprimere una visione comune attraverso l’esempio di grandi icone.
Ed immaginiamo la principessa spiccare il volo come farfalle desiderose di trovare la propria libertà.
Alda Merini, la celebre poetessa, scrisse: “Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei
suoi sogni”. Se tale affermazione rispecchia una verità, allora nulla ci può impedire di affrontare i
desideri più preziosi ed afferrarli, per renderli reali: essere liberi è rischiare, con la consapevolezza
di puntare tutto su qualcosa in cui crediamo e, per Lady Diana, quel qualcosa era l’amore.
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Andandosene, improvvisamente, il 31 agosto del 1997, Lady Diana Spencer, Principessa del Galles,
lasciava un’importante dichiarazione al mondo: non tutte le favole hanno un lieto fine. Anzi, questa
era la conferma di quel messaggio che aveva già sussurrato quando firmò il documento di divorzio
dall’erede al trono del Regno Unito. Così abituati a immaginarci le principesse circondate da abiti
ricamati di perle, carrozze e castelli di marmo, non ci eravamo resi conto di essere arrivati al XX
Secolo. Avevamo bisogno che una giovane donna sostituisse il valzer con il rock, le crinoline con il
jeans, le scarpette di cristallo con le Jimmy Choo. Oltraggiosa, irrispettosa, magnifica.
In un paese dove ogni cosa è tradizione, dal minuto preciso in cui sorseggiare l’earl grey, al numero
di bottoni cuciti sul polso di una giacca, Diana ebbe la forza dirompente di un terremoto, una scossa
rapida ma decisa, che ha cambiato – si può dire, per sempre – il percepito che i sudditi di Sua
Maestà avevano nei confronti della Corona, un’entità astratta che diveniva reale più che regale,
tangibile, presente.
Leggendo la sua biografia, incuriosisce immaginare una ventenne appartenente a una famiglia di
altissimo rango nobiliare, cresciuta tra gli agi ed educata severamente in Svizzera, impiegata come
istruttrice di danza, assistente al doposcuola e addirittura babysitter. Eppure la chiave di lettura è
proprio questa. Diana era una di noi. Oltre gli stemmi araldici, oltre le Rolls Royce, oltre le visite
nella villa di campagna di un ragazzo, né troppo bello, né troppo affascinante, ma che un giorno
diventerà re.
“La principessa del popolo”, come la definì Tony Blair piangendo la sua morte insieme alla Nazione,
ha saputo attribuire al proprio ruolo una veste inedita e innovativa, che calava come una scure a
recidere le catene protocollari tanto care ai Windsor. La sua proverbiale timidezza, un considerevole
cruccio negli anni da teenager, mutava giorno dopo giorno in ribellione, consapevolezza,
autorealizzazione. Inglesi e non, tutte le donne volevano essere Diana, ma quale era il prezzo da
pagare? La Principessa presentò il conto al mondo quando il fallimento del matrimonio del secolo
era ormai evidente, ma fu proprio quando restituì alla suocera la tiara tempestata di diamanti e il
titolo di “Altezza Reale”, che Diana incominciò davvero a vivere e a esprimere il meglio che il suo
cuore poteva donare al mondo.
Dal giorno del suo fidanzamento sino alla prematura dipartita, la Principessa del Galles è stata la
donna più fotografata e ammirata del mondo. Forse troppo. Nei giorni successivi all’incidente di
Parigi, star come Tom Cruise e Madonna si definirono affini alla povera Diana, condividendone
quotidianamente le stesse vessazioni da parte dei media e della pubblica opinione e condannarono
apertamente paparazzi e tabloid per avere in parte contribuito alla tragedia. Solo George Michael,
che di lei era amico e confidente, ribatté ai commenti dei colleghi: nessuno poteva davvero
immaginare come vivesse la principessa, costantemente violata sotto ogni aspetto del privato,
analizzata per ogni parola, gesto, abito e gioiello. Inseguita, giudicata, divinizzata, strumentalizzata.
E dire che non esistevano neppure i social media. Se lei fosse ancora tra noi, avrebbe un profilo su
Instagram? Ci auguriamo di si, almeno potrebbe raccontare la sua storia da sé, senza le bugie e gli
inganni che l’hanno tormentata per metà della sua breve vita.
Tra i milioni di scatti – rubati e ufficiali – che la ritraggono, alcuni sono diventati iconici quanto lei,
istantanee di momenti felici che di Diana fissano nel tempo la sua gioia di vivere, l’entusiasmo, la
giovinezza che nessuno poteva sottrarle. Neanche quella severa signora con il cappello e il cappotto
sempre en pendant.
Forever D
di
Fabrizio Modina
Curatore della mostra
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I Sex Pistols avevano già provato a minare l’autorità di Elisabetta II nel 1977 con la pubblicazione
dell’irriverente singolo “God Save the Queen”, una doccia fredda per la regina capitata proprio in
occasione del suo Giubileo d’Argento e che spaccò in due il paese. Minacciata dai monarchici ed
esclusa dalle radio di Stato, la band si prese una sonora rivincita non tanto per la canzone, ma per
avere creato, con l’immagine fotocopiata e ridicolizzata della sovrana, una delle copertine più
famose della storia della musica, ancora oggi stampata su t-shirt di ragazzini alternativi con velleità
vintage.
Eppure Diana riuscì dove neanche i punk osarono arrivare: divenne più amata e famosa della regina,
relegandola a un ruolo di contorno sfocato e antico, come le preziose tappezzerie di Buckingham
Palace. La corona si ricopriva di polvere, la tiara iniziava a brillare.
Costretta a indossare agghiaccianti tailleur floreali e ridicoli cappellini di paglia ideati dalla crème de
la crème dei sarti di Palazzo, Diana cavalcava gli anni Ottanta aggiungendo qua e là un pizzico di
quella moda che sbirciava in segreto attraverso i vetri oscurati della sua auto, ammirando le vetrine
dei grandi designer francesi e italiani che per ragione di Stato non poteva vestire. Con la complicità
di qualche stilista moderato, il suo guardaroba incominciò a mutare: meno rose e più colori uniti, via
i maglioni jacquard e benvenute le giacche maschili in tweed, e poi scollature a effetto sorpresa che
provocarono qualche shock alle puritane dame di corte. I look di Diana, a partire dal suo esagerato
abito nuziale sino all’uscita più casual, dettavano la tendenza più delle copertine di “Vogue”. Non
per nulla su quelle copertine la Principessa ci finì più volte. Sfogliando decenni dopo quelle riviste,
diventa così evidente ciò che al tempo pochi compresero, ovvero l’assoluta necessità di Diana di
mettere in secondo piano la principessa per far emergere la donna. C’è un percorso di gioie, dolori,
cicatrici e rivincite tra la cover di “Vogue” che la ritrae giovanissima e impacciata con la parure di
diamanti e i capelli cotonati e quella di “Harper’s Bazaar”, adulta e sicura di sé, fasciata nell’abito
sexy di Gianni Versace che la faceva sembrare più una “super model” come Linda Evangelista che la
madre del futuro re d’Inghilterra. Diana provvedeva da sola al make up, ma richiedeva sempre la
presenza di qualcuno che si curasse dei suoi capelli. All’hairstylist Sam McKnight, che per lei aveva
creato l’indimenticabile taglio corto proprio per una cover di “Vogue” nel 1990, Diana disse –“Non è
per me, Sam. E’ per le persone alle quali faccio visita o che vengono per vedere me. Loro non mi
vogliono vedere in versione “tempo libero”, vogliono una principessa. Diamo loro quello che
vogliono”.
Come una diva tra le pop star, Diana stravolse qualunque canone formale inventando un nuovo
modo di far parte della “Royal Family”. E così, mentre la Bella Addormentata continuava a danzare
con il suo insipido principe azzurro circondata da fate e uccellini, sua Altezza Reale preferiva John
Travolta e “La febbre del sabato sera”, regalandoci non solo immagini indelebili, ma la certezza che i
tempi stavano cambiando, e anche la monarchia poteva rimanere fedele a sé stessa adeguandosi al
ritmo. Un’eredità trasmessa ai figli con ironia e consapevolezza.
Le fotografie che ritraggono Diana al Wembley Stadium durante il “Live Aid”, il concerto che portò
le cause umanitarie nel rock, sono emblematiche delle sue frequentazioni: seduta accanto a David
Bowie e i Queen, raggiante per l’incontro con i Duran Duran, sorridente per la conversazione con
Elton John.
Come Diana, molti di questi idoli pop ci hanno lasciato: per una intera generazione è difficile
immaginare un mondo senza Freddie Mercury, Michael Jackson, George Michael, David Bowie.
Forse erano loro i cavalieri della tavola rotonda della Principessa del Galles, i protagonisti di un
tempo e di una favola che non “c’era una volta”, perché, in fondo, non è stata neanche troppo
tempo fa. Breve ma intensa e destinata a non durare. Di quel racconto Diana Spencer è stata la
protagonista assoluta: moglie, madre, donna, amica. Icona di stile e maestra di vita, cuore generoso
che sapeva di avere avuto molto dalla vita e tanto voleva restituire. La storia continua, altri re e
regine verranno, ma di Principessa ce n’è una sola e non è neanche necessario chiamarla per nome.
Basta una lettera: D.
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Biglietti
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Ridotto (gruppi di min. 12 persone, maggiori di 65 anni e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti)
10 euro
Ridotto over 6 under 21 (ragazzi dai 6 ai 20 anni) – Universitari under 26
6 euro
Scuole (classi minimo di 18 studenti, ingresso gratuito per 2 accompagnatori ogni 27 studenti)
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Minori di 6 anni e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti
Gratuito
Ingresso speciale “Sere d’Estate con tutte le mostre in corso”
18 euro (comprensivi dei 10 euro dell’ingresso per Sere d’Estate alla Reggia)
gratuito per Under 6 anni, possessori Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card e Royal Card, ad eccezione
di venerdì 30 giugno con biglietto a 5 euro
Orari
Mostra aperta dall’8 luglio 2017 al 28 gennaio 2018
Orari fino al 27 agosto
Lunedì: chiuso
Martedì, mercoledì e giovedì: dalle ore 10 alle 17
Venerdì e sabato: dalle ore 10 alle 19
Domenica e festivi: dalle ore 10 alle 19.30
Aperture serali in occasione di Sere d’Estate alla Reggia – venerdì e sabato: dalle ore 19 alle 23.30
Orari dal 29 agosto all’8 ottobre
Lunedì: chiuso
Martedì – Venerdì: dalle ore 10 alle 18
Sabato – Domenica e Festivi: dalle ore 10 alle 19.30
Orari dal 10 ottobre al 28 gennaio
Lunedì: giorno di chiusura
Martedì – Venerdì: dalle ore 9 alle 17
Sabato, Domenica e festivi: dalle ore 9 alle 18.30.
Le biglietterie e gli ingressi chiudono 1 ora prima rispetto agli orari sopra indicati.
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REGGIA DI VENARIA
Piazza della Repubblica, 4 – 10078 Venaria Reale (Torino) – Tel. +39 011 4992300 (centralino uffici)
INFORMAZIONI, PRENOTAZIONI
INGRESSI E VISITE GUIDATE
Tel.: +39 011 4992333
prenotazioni@lavenariareale.it
http://www.lavenaria.it
INFORMAZIONI TURISTICHE
turismo@lavenariareale.it
BIGLIETTERIE
È possibile acquistare i biglietti on-line dal sito http://www.lavenaria.it, oppure presso:
Biglietteria Centrale:
via Mensa 34 – Venaria Reale (Centro Storico a ridosso della Reggia) – Tel. +39 011 4992333;
Biglietteria Carlo Emanuele II (Garden House), quando attiva:
viale Carlo Emanuele II – Venaria Reale (viale che conduce al Parco La Mandria) – Tel. +39
011 4992333;
Altre biglietterie:
Punti vendita della rete Ticket One:
InfoPiemonte, piazza Castello 165 – Torino – tel. +39 011 4325681
SERVIZI EDUCATIVI
Tel.: +39 011 4992355 – prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it

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