Dalla draisina al ciclismo moderno. Al Museo dell’Energia Idroelettrica la mostra BICICLETTA MON AMOUR


A Cedegolo, tra le montagne della Valle Camonica, esiste un museo dedicato all’acqua e al suo divenire energia, è il musil – Museo dell’Energia Idroelettrica che fino al 3 settembre ospita una mostra tutta dedicata ai 200 anni di storia del ciclismo, dalla draisina, primo velocipede in legno con sterzo e freno posteriore, fino ai modelli più innovativi costruiti con materiali d’avanguardia.

Il suggestivo sotterraneo del museo è stato trasformato in una ciclofficina allestita con ogni tipo di esemplare, pannelli e gigantografie, il cui nucleo centrale è rappresentato da una serie di bici di alta velocità, ideali per corse su strada.

Si tratta di un tuffo nella storia del più popolare dei mezzi di trasporto mai utilizzati dall’uomo, che ha attraversato i capitoli fondamentali della memoria sociale e sportiva del nostro paese e che concorre, ancora oggi, a costituirne l’identità storica e culturale.

Ma la forza innovatrice di questo straordinario mezzo di locomozione è nella sua recente rinascita e diffusione spinti, non solo da una diversa sensibilità nel rapporto con la natura, ma soprattutto dalle pressanti problematiche ambientali legate e dall’idea di una mobilità “nuova”. Lo dimostra il dato dei 743mila italiani che utilizzano sistematicamente la bici per coprire il tragitto casa-lavoro.

Il percorso espositivo è articolato in una serie di “stazioni” di carattere temporale volte a raccontare le origini, il presente e il futuro delle due ruote. Questi i numeri della mostra:

– 50 bici esposte

– oltre 36 supporti/sistemi espositivi, tra pannelli, gigantografie, manifesti di Walter Molino realizzati per la Domenica del Corriere, e quadri dell’ex professionista Miguel Soro che raffigurano e narrano l’epopea della bicicletta.

In particolare 8 grandi immagini offrono al visitatore scene spettacolari e memorabili dei grandi appuntamenti corsistici di tutti i tempi.

– 5 divise d’epoca del ciclismo su strada

Il mito della bici ha inizio nel 1817 grazie a Karl Dreis e alla sua draisina, il primo veicolo con due ruote e un manubrio, spinto e frenato con i piedi.

Nel 1866 fa la sua comparsa il primo velocipide, la francese Michaux . Il meccanico francese Ernest Michaux aggiunse alla ruota anteriore della draisina i pedali e, solo qualche anno più tardi, un freno a paletta sulla ruota posteriore.

Nel 1871 arriva il biciclo, con struttura in metallo, dotato di una grande ruota anteriore, sulla quale agivano direttamente i pedali, e di un ruotino posteriore.

Le prime vere biciclette moderne munite di catena sono del 1885 e, in breve tempo, popolano le strade del Belpaese cambiando per sempre i costumi degli italiani.

Nel 1891 la svolta epocale grazie all’invenzione del pneumatico con camera d’aria e l’avvio delle prime corse professionistiche.

Con gli anni ‘30 “finalmente si cambia”, si sperimentano nuovi telai e si utilizza il cambio di velocità, da 3 o 4 rapporti, è l’inizio della sfida dell’uomo contro il tempo.

Il punto di svolta arriva nel 1952 con il cambio “Grand Sport”, della Campagnolo, che consente l’utilizzo di 10 rapporti, efficiente e robusto garantisce prestazioni rivoluzionarie di altissimo livello.

Successivamente grandi miglioramenti si conseguono alleggerendo il peso delle biciclette. Alluminio, carbonio e titanio rappresentano i materiali più performanti sia per gli amatori che per i professionisti o i semplici fruitori.

Contatti Fondazione musil Stefania Itolli – itolli@musilbrescia.it – 030 3750663 – 336 387531

Brescia, agosto 2017

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