FERRAGOSTO, UNA FESTIVITÀ TUTTA ITALIANA TRA AUGUSTO E MUSSOLINI


“No, io t’avevo telefonato per sapè come t’eri messo per Ferragosto perché c’avevo un progetto…”. Alzi la mano chi non ricorda la battuta di Enzo, nel mitico film di Carlo Verdone, Un sacco bello, ambientato in una Roma ferragostana, assolata e deserta.

Appunto, Ferragosto, il mitologico 15 agosto; e mentre vi fate un tuffo in mare, o prendete la tintarella sulla spiaggia, godendovi la sudata vacanza, mentre festeggiate, mangiando e bevendo con amici e parenti, il vostro meritato, goliardico pic-nic, oppure vi rifugiate in un caotico ed affollato ristorante, ecco, vi siete mai chiesti chi s’è inventato Ferragosto? Com’è nata questa usanza, che è divenuto rito pagano tutto nostrano?

Già perché solo in Italia, Ferragosto è un’istituzione sacra, e intoccabile, una festa nazionale da rispettare e festeggiare secondo ancestrali riti. In tutto il resto del mondo, invece, è un giorno qualsiasi, con alcuni, fortunati, già in vacanza, e altri, invece, tristemente al lavoro.

Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti, ossia riposo di Augusto, e fu una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.

L’imperatore stabilì che il primo agosto doveva essere festa grande, perché succedeva ad un’altra festività pagana: i Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli.

Quindi dopo tanto faticare nei campi, sotto il caldo sole estivo, tutti avevano diritto ad un giorno di riposo, che il magnanimo imperatore romano dedicò a se stesso, in un atto di auto celebrazione.

Un giorno di riposo e di festa, con gli agricoltori che si recavano dai loro proprietari terrieri per dar loro gli auguri, ricevendo in cambio doni e cibo (da ciò nacque poi il famosissimo albero della cuccagna dei nostri antichi giochi popolari).

Ma essendo un giorno di festa, certamente, non potevano mancare pure i giochi ludici, con, ovviamente, l’immancabile corsa dei cavalli (sicuro che non vi dice nulla il Palio di Siena??).

E Ferragosto fu una festa che rimase viva nonostante la morte del suo creatore, e immutata nel tempo, fu abbracciata dalla Chiesa Cattolica, che avendo poca fantasia, approfittò di feste pagane crismandole di sacro, come è successo, ad esempio, pure per il Natale.

Così la Chiesa spostò i festeggiamenti dal 1 al 15 di Agosto, in coincidenza con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria, mantenendo i rituali pagani di festeggiamento con scambi di doni e divertimenti popolari, sotto un’aurea di sacralità religiosa.

Ma chi rese il Ferragosto una vera e propria istituzione fu il Fascismo. Già, da non crederci!

Oggi per noi Ferragosto è la gita fuori porta, per chi non ha ancora vacanze da spendere, è lo stare insieme, per gozzovigliare divertendosi, sulla spiaggia, sul prato, in montagna, vicino ad un lago, dentro un ristorante, comunque fuori casa.

E tutto ciò lo dobbiamo all’imperatore minor, Mussolini, che tentando di imitare il suo avo romano, istituzionalizzò la festa del 15 agosto, rendendola un must della nostra società. E per fortuna non pensò mai di auto celebrarsi, come fece l’antenato imperatore, mutandole nome!

Ma che c’entra Benito Mussolini? C’entra, perché il regime, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, organizzò le cosiddette gite popolari, istituendo i ‘treni popolari di Ferragosto’, a prezzi fortemente scontati.

Il Fascismo voleva offrire la possibilità anche alle classi meno agiate di potersi fare la propria piccola vacanza sociale, portando le persone a visitare città d’arte, oppure località marine o montane.

Ricordiamoci sempre che fu il Fascismo stesso a dare un grosso impulso all’iniziativa delle colonie marine e montane, per offrire ai giovani balilla la possibilità di trascorrere un’estate fuori dall’ambiente familiare, tra studio e divertimento.

Ma tornando al nostro Ferragosto, l’iniziativa del ducetto nostro e della sua combriccola in camicia nera, prevedeva un’offerta limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva due formule: la “gita di un sol giorno”, nel raggio di circa 50-100 km, e la “Gita dei tre giorni” con un raggio di circa 100-200 km.

Questo permise a masse molto povere di sfollare finalmente, abbandonando la routine quotidiana, e, anche solo per un giorno, di poter prendersi una meritata vacanza, salendo sul treno, non per emigrare ma come turisti. Era l’opportunità per molti, di vivere un’esperienza, di godersi un pezzetto d’Italia, lontana da quel quartiere che vedevano ogni giorno.

E visto che siffatti viaggi a prezzi stracciati non prevedevano il vitto, allora ecco che l’italico popolo si organizzò a modo proprio, con i pranzi al sacco, veri e propri pasti da tirar fuori all’ora di pranzo e da consumare insieme, condividendoseli.

Immaginate questi treni carichi di persone curiose di vedere il mondo finalmente, o almeno un suo pezzettino, festanti e gioiose, che scoccato il mezzodì, tirano fuori fumanti piatti di fettuccine, polli ruspanti o in umido, panini con salumi, formaggi e frittate, dolci e quartini di vino. Una gioia pura che ogni anno, tutti noi, inconsapevolmente, ripetiamo facendoci prendere dalla foga di festeggiare il nostro Ferragosto, organizzando pranzi in spiaggia, tavolate improvvisate sui prati, mettendoci a far grigliate, da provetti figli della brace, oppure ingolfando, per la loro gioia, ristoranti ed agriturismi, come affamati viandanti che da tempo non toccano cibo.

E tutto pur di trascorrere una giornata in compagnia, tra divertimento e goliardia. Perché questo è, in fondo, l’unico vero piacere ferragostano: lo stare insieme, condividendo e divertendosi.

Esattamente ciò che pensò Augusto quando creò la sua festa, e Mussolini quando ce la istituzionalizzò.

Raffaele Zoppo

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