NELL’ITALIA DEGLI ABUSI E DELL’ILLEGALITÀ, LA LEGGE È DIVENTATA UN OPTIONAL PER POCHI


“Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva”, cantava a Sanremo, Elio e Le Storie Tese. Era il 1996, e la canzone “La terra dei cachi”, divenne presto un tormentone, l’immagine della nostra Italia tradotta in musica.

Duro, feroce, beffardamente ironico, ma quel testo è ancora la fotografia di ciò che siamo. Purtroppo.

Breve resoconto di tre notizie, legate tra loro, fresche, fresche, ma che sembrano uscite dalle cronache dell’Italia anni ‘70. Questo per dire come il tempo, che scorre veloce, su certi argomenti sembra, invece, avere il passo di un bradipo.

Licata. Il sindaco Angelo Cambiano, eletto due anni fa con una lista civica di centrosinistra, viene sfiduciato in Consiglio e rassegna le dimissioni. La sua colpa? Far rispettare la legge e dare un senso vero alla parola legalità; nei fatti: ha dato seguito alle ordinanze di demolizione per le costruzioni abusive nel comune agrigentino.

Ma visto che demolire ciò che è abusivo, in Italia, è cosa di per sé sempre così complessa, anche se i manufatti sono a ridosso della spiaggia, che oltre a rovinare una bellezza paesaggistica, presentano pure gravi rischi per l’incolumità di chi ci abita, qui, nella terra dei cachi, è meglio defenestrare un sindaco che sventolare la bandiera della legalità.

Regione Campania. L’esecutivo guidato da Vincenzo De Luca vara la legge sui cosiddetti “abusi edilizi di necessità”, un tentativo di giustificare gli abusi edilizi fatti per costruirsi la propria casa, che non dovrebbero così, essere soggetti ad eventuali demolizioni, vista l’impellente necessità; cosa che stride alquanto, in una terra in cui l’abuso edilizio è quasi una ragion d’essere, con case costruite persino sulle pendici del Vesuvio!

Governo Gentiloni. Il ministro Graziano Delrio impugna la legge regionale campana, sollevando un problema di competenza sulla materia, ritenuta esclusivamente statale. I condoni li fa il Governo non le Regioni.

Tre casi illuminanti e nel mezzo una marea di polemiche inutili.

L’ormai ex sindaco di Licata, afferma che tra i 21 consiglieri che lo hanno sfiduciato ci sono anche persone che direttamente o indirettamente, sono coinvolte nell’affaire demolizioni, e si lamenta della politica nazionale e regionale che a parole lo hanno sostenuto nella battaglia, ma nei fatti no.

Di Maio afferma: “Non puoi voltare le spalle a chi vive in una casa abusiva a causa di una politica che per anni non ha fatto il suo dovere”, dividendo così gli abusivi in due categorie, quelli che agiscono per necessità abitativa e quelli che lo fanno per speculazione. D’altra parte in Sicilia a novembre ci sono le elezioni regionali, e la categoria degli abusivi è comunque un bel bacino di voti, per cui non vale la pena farli incazzare più di tanto.

Peggio fu la dichiarazione di Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia, oramai in caduta libera, che andando a Licata, per sostenere l’ex sindaco nella sua battaglia, parlò di

scelta politica nelle demolizioni, confondendo, così, l’azione politica con gli obblighi di legge a cui dovrebbe attenersi un sindaco.

Il problema casa è da sempre un elemento ben presente qui in Italia. Negli anni ‘50, ‘60, ‘70 e pure ‘80, si risolveva in modo spiccio: si acquistava un terreno, si tirava su una bella casetta, in barba ad ogni regola minima sindacale, e poi ci si andava a vivere, mentre il Comune ti forniva i servizi minimi, allaccio acqua, luce, e sistema fognario. La casa abusiva era vivibile, poi bastava un condono e tutto si sanava con una bella multa.

È ovvio che con questo sistemino semplice, molti pensarono bene, pure di iniziare una redditizia attività speculativa; perché costruire una casetta per le proprie necessità, se si possono costruire interi quartieri, da sanare e rivendere a caro prezzo? A Roma li chiamarono ‘i palazzinari’, e la Capitale si allargò a macchia d’olio, distruggendo campagne meravigliose e costruendo realtà abitative senza alcun criterio.

Ma lo stesso discorso può valere al sud, come al nord. La casa è un bene di prima necessità, e tutti tentarono di costruirsene una. Poco importa se per farla si sventrava una montagna, si bucavano colline, si deviavano fiumi oppure si costruiva sulla spiaggia, con tanto di vista mare.

La natura doveva cedere il passo alla mano assassina dell’uomo e alle sue necessità.

Poi ci ritroviamo con realtà cittadine costruite in modo assurdo ed ingestibile, ma ciò conta poco; poi ci ritroviamo con case inghiottite da frane e smottamenti, e, al massimo piangiamo qualche morto innocente; poi ci ritroviamo con la bellezza paesaggistica, che dovrebbe essere costituzionalmente difesa, violentata ripetutamente e brutalizzata, ma cosa importa? La casa è comunque necessaria.

Allora, la politica si assuma le proprie responsabilità, una volta tanto, senza giocare allo scaricabarile, e senza violentare strumentalmente la legge.

Dove sono i piani casa comunali? Dov’è la cosiddetta edilizia popolare? Politiche che nessuno oramai prende più in considerazione, seriamente, salvo mettersi a difendere l’indifendibile: gli abusivi.

Distinguere la necessità dalla speculazione può essere un esercizio utile, ma non fine a sé stesso. Gli speculatori devono essere puniti severamente e le loro abitazioni buttate giù immediatamente, perché chi lucra commettendo un reato deve avere la giusta punizione.

E chi, con sacrificio si è costruito la sua casetta abusiva, perché non aveva alternative? Il Comune dovrebbe assumersi le proprie responsabilità: creare un progetto piano case, dove trasferire gli abusivi, senza alcun costo aggiuntivo, e demolire gli abusi. Farlo in modo chiaro, ragionato, non con il solo atto violento delle ruspe e di una fredda ordinanza, potrebbe essere l’unica strada utile da perseguire, nel rispetto della legge, nel rispetto della natura stessa, del nostro territorio, e del nostro meraviglioso paesaggio.

Saranno in grado di farlo, i nostri Sindaci d’Italia? A vedere il caso Licata, qualche dubbio ci viene: se accade che toccando gli abusivi voli giù dallo scranno, difficilmente qualcuno s’impegnerà in questa sacrosanta battaglia. Ma da qualche parte bisognerebbe pure iniziare, anche a costo di finire martirizzato sulla pubblica piazza, stritolato dal tritacarne polemico della politica più bassa.

E Angelo Cambiano dovrebbe essere il nostro nuovo modello di fare il sindaco, da portare in processione su e giù per l’Italia, non un impiccio da cancellare con un voto di sfiducia consiliare.

Almeno questo lo dobbiamo ai nostri avi lungimiranti, che ci hanno donato uno splendore d’Italia, da lasciare, a noi posteri. Migliore, ovviamente, e non peggiore.

Raffaele Zoppo

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