ORRORE E PAURA A BARCELLONA: UN ALTRO ATTACCO TERRORISTA COLPISCE LA SPAGNA E INSANGUINA L’EUROPA


Giovedì 17 agosto, Barcellona è stata lo scenario dell’ennesimo attacco terrorista di matrice islamica. Paura ed orrore sulla mitica Rambla, lì dove si concentrano turisti e non, lì dove migliaia di persone si ritrovano a passeggiare, tra i locali della movida e gli hotel della città catalana.

Lì ha colpito l’ultimo commando terrorista, un bersaglio facile da raggiungere e che, con poco, è riuscito a scatenare l’inferno, insanguinando un pomeriggio che doveva essere colorato solo di divertimento, gioia e spensieratezza.

È stato sufficiente un furgone che ha percorso circa 600 metri della Rambla, da Plaça de Catalunya, una tra le più famose di Barcellona, sino all’altezza del suo mercato piu conosciuto, quello de La Boqueria, dove ha terminato quella sua folle corsa.

Nel cuore di Barcellona, sulla sua via principale, quel furgone bianco, lanciato a folle velocità, si è trasformato nell’arma killer che ha travolto inermi passanti, investiti all’improvviso, senza grandi possibilità di scampo.

Un’azione criminale che subito riporta alla memoria Nizza, la Promenade e quell’altra folle corsa di un camion bianco lanciato a folle velocità contro persone comuni, che stavano vivendo la loro spensierata serata di festa, e, improvvisamente, sono state trasformate in bersagli mobili di una follia terrorista.

Il vile attacco di Barcellona ha lasciato sulla strada 13 morti e 86 feriti, vittime di un odio terrorista, innocenti di trentacinque nazionalità differenti, tra i quali, purtroppo, anche tre italiani, Bruno Gulotta, Luca Russo e Carmen Lopardo, questo a rimarcare, qualora ce ne fosse bisogno, che questo terrorismo non è contro qualcuno in particolare, ma contro tutti, indistintamente, e che questo terrorismo persegue solo l’unico suo obiettivo, incutere paura ed angoscia, distruggendo le nostre quotidianità.

Sono anni che viviamo, qui in Europa, ma non solo, con queste paure: gli attacchi terroristici a Parigi, in una notte di novembre, con l’eccidio al Bataclan, quello di Nizza, sul lungomare, quello all’aeroporto e alla fermata metropolitana di Bruxelles, quello ad un mercatino natalizio di Berlino, quello di Londra, davanti al Parlamento, o quello di Manchester, alla fine di un concerto, sono lì a testimoniarlo. E poi, gli attacchi sparsi in tutto il mondo, colpendo resort e quartieri residenziali, là dove si concentrano gli infedeli occidentali, là dove il clamore dell’atto terroristico ha l’eco più sinistro ed angosciante.

Barcellona, la Rambla, è stato solo l’ultimo, al momento, atto di questa strategia del terrore, che sembra non avere fine, che sembra non avere un nemico chiaro, identificabile da combattere.

Già perché se il famigerato Stato Islamico è oramai ridotto a quasi nulla, ricacciato dai territori conquistati con la violenza, con poche roccaforti ancora da difendere, ha lasciato comunque, in giro per il mondo, tantissimi adepti imbevuti di una falsa ideologia, uomini pronti ad immolarsi per la loro causa, pronti a creare panico e paura in occidente, con il loro sadico terrorismo.

Li chiamano foreign fighters, combattenti di rientro, sono individui uguali a noi, che vivono in mezzo a noi, ma che improvvisamente, si trasformano in armi di terrore, in killer spietati.

L’eccidio di Barcellona evidenzia, ancora una volta, questa peculiarità: tra gli attentatori arrestati ci sono Mohamed Houlikemlal, spagnolo, proveniente dall’enclave di Melilla, e Mahamed Houli, che proviene, invece, dall’altra enclave spagnola in Marocco, Ceuta; cittadini comuni, non immigrati clandestini, gente libera di circolare sul territorio spagnolo ed europeo, con tanto di documenti in regola, figli di questa società, che hanno iniziato ad odiarla sempre più; sono figli di un multiculturalismo che ha dimostrato di essere fallito, se condotto in questi termini, e che andrebbe rivisto totalmente.

Un altro elemento che andrà preso in considerazione, attentamente, è che a Barcellona non c’è stato il cosiddetto cane sciolto fanatico, che ha agito da solo; purtroppo, invece, c’è stata una cellula ben organizzata, composta da 12 individui, autori di un antefatto, poi, della strage a Barcellona, e di un prosieguo, che per l’abilità degli agenti di sicurezza, non si è tradotto in un’altro eccidio.

L’antefatto è accaduto il 16 agosto, il giorno antecedente alla strage della Rambla; ad Alcanar, in un appartamento, c’è stata una forte esplosione, e subito si parlò di fuga di gas. Due le vittime, tra le quali l’Imam di Ripoll, Abdel Baki Essati; in quell’appartamento stavano preparando un ordigno con le bombole a gas, che solo per un fortuito caso, sono esplose uccidendoli, invece di essere utilizzate per uccidere a Barcellona.

Ma, nonostante l’infortunio, il piano terrorista non è cambiato: il noleggio di un furgone bianco, che, il pomeriggio seguente, irrompe, lanciato in velocità sulla Rambla, con gli inermi cittadini, trasformati in birilli umani. Poi la fuga a piedi, del folle conducente, di cui, al momento, si sono perse le tracce, mentre intorno a sé ha lasciato una lunga scia di sangue, morte e paura.

E, la stessa sera, mentre Barcellona ancora faceva i conti con l’angoscia, a Cambrils, a 100 km dalla città catalana, un altro commando composto da cinque terroristi, a bordo di un’automobile, emulano il precedente attacco sulla Rambla. Solo la prontezza degli agenti ha impedito il peggio, con un morto e sei feriti, e con l’uccisione dei cinque pazzi.

Non era, di per sé, necessaria la rivendicazione via internet, dell’Isis ed il loro giubilo, per riconoscere il timbro terrorista di matrice islamica dei tre fatti cruenti, collegati fra loro.

Altra riflessione andrebbe poi fatta su alcuni dei dodici componenti della cellula terroristica: Younes Abouyaaqoub, 20 anni, Driss Oukabir, 27 anni, Mohamed Houlikemlal, 20 anni, Moussa Oukabir, 17 anni, Said Aallaa, 20 anni, Mohamed Hychami, 24 anni; praticamente dei ragazzini terroristi, giovani che s’immolano per una causa più grande di loro, uccidendo altri ragazzi.

Menti giovani, menti labili che qualcuno ha plasmato all’odio, trasformandoli in killer dal sangue freddo. Ecco dove l’integrazione ha fallito, ecco dove quel multiculturalismo, di cui ci siamo beati per anni ha fallito, perché abbiamo ghettizzato questi figli, li abbiamo fatti sentire figli di un dio minore, spingendoli nelle mani di farneticanti Imam che li hanno convertiti all’odio.

E su questo la nostra società dovrà riflettere attentamente, e ritrovare quel filo del dialogo, già strappato, affinché questi ragazzi possano sentirsi parte integrante ed integrata nella comunità che li ha accolti, senza dover più cercare nuove ideologie folli, nuovi stimoli per dare un senso alle loro vite vuote.

Invece, tutti i discorsi inerenti la sicurezza al momento li possiamo accantonare: questa è l’ora del silenzio riflessivo, del rispetto che si deve ai 14 innocenti caduti per mano della follia terrorista, e le polemiche non aggiungerebbero altro se non vuote e sterili parole.

Ma una riflessione andrà comunque fatta, magari su quelle informative giunte dalla CIA, e non valutate pienamente, magari sulle tantissime espulsioni attuate in Spagna da febbraio ad oggi,

insufficienti comunque a smantellare una cellula che stava pianificando l’inferno a Barcellona. E visto che, comunque, prevedere un attacco terrorista è parlare dell’imponderabile, forse sarebbero stati, magari, sufficienti dei dissuasori di traffico inslallati sulla Rambla: avrebbero impedito al folle mezzo di percorrerla per 600 metri, trasformandola in una strada della morte.

Perché non si può morire di terrore, non si può vivere con l’angoscia la nostra quotidianità, né cambiare abitudini, o divenire diffidenti con chi ci circonda; non dobbiamo chiuderci in città militarizzate, ma ritrovare il nostro senso più vero di civiltà, e difenderlo da queste barbarie.

Raffaele Zoppo

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