SCOSSA SISMICA AD ISCHIA: UNA TRAGEDIA SFIORATA, CON TANTE POLEMICHE SOLLEVATE, PER I TROPPI ABUSI EDILIZI


A quasi un anno dall’evento tragico che devastò Amatrice, Accumuli ed Arquata, un’altra scossa tellurica sconvolge l’Italia centrale.

Questa volta l’epicentro è nell’isola ischitana, e per fortuna, non c’è stata un’ecatombe.

Lunedì sera, intorno alle 20:57, la terra di Ischia ha tremato: una scossa di magnitudo 4.0, della scala Richter, inizialmente stimata a 3.6, con un ipocentro a 5 km di profondità, in mare, a circa 3 km dall’isola, ha provocato la morte di due persone, 39 feriti e circa 2600 sfollati, più una marea di polemiche.

Il centro più colpito è stato Casamicciola, là dove si sono verificati i maggiori danni; d’altra parte l’isola di Ischia non è nuova a fenomeni tellurici. Già in passato è stata colpita da terremoti, ben dodici, con una magnitudo compresa tra poco meno di 3.0 e poco più di 4.0, e la stessa Casamicciola fu il tragico teatro di una scossa distruttiva, verificatasi il 28 luglio del 1883, che provocò più di 2200 morti su una popolazione di circa 4 mila persone.

Ischia infatti, è un isola di origine vulcanica, soggetta a fenomeni tellurici, che per la loro natura, sono completamente diversi da quelli che colpirono sia Amatrice, sia la stessa Aquila, ad esempio.

Sono infatti terremoti vulcanici, che, a differenza di quelli tettonici, sono particolarmente superficiali e con magnitudo contenute, una sorta di improvvisa frustata che scuote brevemente la terra.

E solo per un fortuito caso della vita, questa scossa non ha provocato un gran numero di morti, ma, anzi, ha raccontato anche di uno straordinario miracolo, operato dai vigili del fuoco e dalla protezione civile, che hanno salvato, nel cuore della notte tre fratellini, Pasquale, di sette mesi, e successivamente Mattias, di sette anni e infine, Ciro di undici anni, sepolti dalle macerie del crollo della loro abitazione, ma tratti in salvo, vivi ed in buone condizioni, grazie alla prontezza di Ciro, che quando la terra tremò, ha pensato subito di mettersi in salvo, con il fratellino Mattias, trovando riparo sotto il letto a castello della loro cameretta, e da lì, ha guidato i soccorritori, fino alla loro liberazione.

Ora il problema resta l’emergenza nella gestione degli sfollati, e, purtroppo, anche la fuga dei tanti turisti che affollavano l’isola in questo scorcio d’estate, che comporta una grave perdita economica sia per le strutture alberghiere ischitane, sia per la stessa economia dell’isola.

Ma, guardando dall’alto Ischia, tutti dovrebbero, comunque, tirare un sospiro di sollievo e ringraziare San Giovan Giuseppe della Croce, ischitano doc e patrono dell’isola verde, perché lo scenario che si presenta d’innanzi è quasi apocalittico, con tantissime abitazioni crollate o seriamente danneggiate.

E su ciò divampa la polemica, che ancora non tarda a scemare.

Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, durante la conferenza stampa, parlando del terremoto, strettamente connesso con la “specificità dell’isola d’Ischia che è in area vulcanica”, ha poi, infilato il dito nella piaga: “Quello che però ho potuto vedere è che molte costruzioni

sono realizzate con materiali scadenti che non corrispondono alla normativa vigente, per questo alcuni palazzi sono crollati o rimasti danneggiati”.

Costruzioni fatte senza alcun criterio in una zona sismica è praticamente pura follia. Per questo, ha del miracoloso che non ci sia stata nessuna immane tragedia su cui piangere, poi, lacrime di coccodrillo.

Perché costruire abitazioni senza rispetto delle necessarie norme antisismiche, costruire abitazioni con materiali scadenti, che vengono giù al primo soffio della terra, è scegliere deliberatamente di vivere sopra una bomba, sapendo che prima o poi questa scoppierà.

Allora dovrà essere attenta la magistratura, oggi, ad indagare chi ha autorizzato quelle costruzioni, chi ha certificato quelle abitazioni, perché questi irresponsabili hanno rischiato di uccidere migliaia di persone, con la loro negligenza.

E, altra polemica nella polemica, è purtroppo, l’abusivismo edilizio, che come una piaga ammorba l’isola ischitana.

Non è certamente una novità, od una scoperta di oggi, che Ischia ha più di 27 mila pratiche di sanatoria per abusi edilizi presentate in occasione degli ultimi tre condoni nazionali, su un totale della sua popolazione, pari a 60mila abitanti.

Questo vuol dire, conti alla mano, che quasi un ischitano su de costruisce abusivamente, ed è gravissimo, a maggior ragione, che si sta costruendo su una terra fragile, soggetta a frane e a scosse continue.

Basterebbe tornare con la memoria alla frana che colpì l’isola nel 2006, uccidendo quattro persone, o quella che colpì nel 2009, uccidendo una ragazza, sepolta nella sua vettura, dal fango, per renderci conto immediatamente, che con Madre Natura non si scherza, e che costruire abusivamente, e peggio ancora, senza rispettare alcun criterio e utilizzando materiali scadenti è semplicemente un suicidio.

Le responsabilità non sono in capo solo alle amministrazioni politiche che negli anni si sono succedute al governo dei centri ischitani, ma anche della provincia, quando c’era ancora, e della stessa Regione Campania, che non hanno controllato, non hanno vigilato, e soprattutto, hanno permesso tutto questo scempio abusivo, senza pensare minimamente alle eventuali conseguenze che sarebbero accadute, quando la terra avrebbe iniziato a brontolare.

Le responsabilità sono in capo anche agli stessi abitanti dell’isola verde, quelli che, nel 2010, sfilarono in corteo per bloccare le ruspe inviate dalla Procura di Napoli, per iniziare le demolizioni degli edifici dichiarati abusivi. In quel corteo c’erano non solo gli abitanti dell’isola, abusivi e non, ma anche i sindaci ed il parroco; un bel corteo in difesa del diritto alla casa, anche se essa è fatta di cartapesta, costruita senza alcun criterio, in una zona altamente sismica.

Ora tutti questi dovrebbero ringraziare il loro Santo protettore, che ha impedito che l’evento sismico di lunedì raccontasse di una tragedia apocalittica, e riflettere attentamente quanto il diritto alla casa valga più del diritto a vivere in sicurezza. Solo da questa risposta, forse, molte cose potrebbero cambiare seriamente, in Campania, ma non solo.

Raffaele Zoppo

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