GLI SCONTRI A ROMA CON LA POLIZIA. È IL RAZZISMO DI UNO STATO CINICO ED EGOISTA OPPURE È SOLO IGNORANZA?


Scene di guerriglia urbana l’altro giorno, a Roma, quando gli agenti sono intervenuti per sgomberare piazza Indipendenza, a pochi passi dalla stazione Termini, occupata da una parte dei quasi 500 profughi eritrei e somali, che sabato scorso erano stati costretti a liberare un palazzo in via Curtatone, occupato abusivamente da quattro anni.

Liberando lo stabile finalmente, si è ripristinata la legalità, che è argomento sempre più raro a Roma, in preda, ormai, alle continue emergenze.

È strano, invece, che si mette in atto uno sgombero senza già avere buone soluzioni, onde evitare un atto di forza, con i relativi, immancabili scontri

Per la verità, il Campidoglio aveva proposto ai rifugiati due soluzioni: alcuni alloggiati all’interno di due strutture SPRAR (Sistema di Protezione Per Richiedenti Asilo e Rifugiati), altri, invece, avrebbero trovato posto all’interno di villette private in provincia di Rieti.

Soluzioni che sono state però, bocciate dai richiedenti asilo, che volevano continuare la propria vita in zona piazza Indipendenza, senza allontanarsi troppo da lì.

Al di là delle polemiche nate dall’azione di sgombero, con tutti discorsi, pro e contro, intrisi di ideologie, che poco o nulla hanno a che vedere con i fatti di Roma, ciò che è più grave è la confusione che regna sovrana su quest’argomento, una confusione che genera ignoranza, ossia la non conoscenza, e non permette di guardare la realtà nella sua specificità, ma solamente stereotipata.

Basterebbe leggere la cronaca di questi giorni, su qualsiasi testata giornalistica. I poveri eritrei e somali sgomberati vengono definiti migranti, rifugiati e profughi, nello stesso articolo, come se i termini fossero semplicemente sinonimi. E invece no! Così si fa solo disinformazione e si alimenta la confusione che già c’è.

Il migrante è colui che lascia volontariamente il proprio Paese per entrare liberamente in un altro; lo fa con documenti alla mano, ed entrando dalla porta principale. Il clandestino è il migrante che scappa dal proprio Paese, non perché è minacciato da qualcuno, ma perché pensa di avere opportunità di vita migliori in un altro Paese. Quindi nessun documento alla mano e ingresso non dalla porta principale. Il rifugiato, in realtà, e tutt’altra cosa; lo status di rifugiato è sancito e definito nel diritto internazionale dalla Convenzione di Ginevra del 1951, e viene riconosciuto a quelle persone che non possono tornare a casa perché per loro sarebbe troppo pericoloso e hanno quindi bisogno di trovare protezione altrove. Sono persone perseguitate per religione, razza o idee politiche, per cui restando nel loro Paese d’origine rischierebbero la vita. La fuga è l’unica loro salvezza, e la richiesta d’asilo ad altro Stato la loro speranza.

Il profugo è invece, colui che, a causa di guerre, calamità naturali o carestie è costretto temporaneamente ad abbandonare il proprio Paese senza oltrepassare i suoi confini.

Come si evince, i termini non sono simili o uguali, ma profondamente diversi, e se non chiariamo ciò, generiamo semplicemente confusione, che non aiuta alcun dibattito.

Gli eritrei ed i somali in questione, sono rifugiati, con tanto di permesso di soggiorno per “richiesta asilo” in mano.

Di conseguenza, il loro status gli permette di avere diritto all’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione, o il diritto all’accesso ai corsi di formazione professionale, il diritto al lavoro, e, soprattutto, il diritto all’accoglienza, attraverso gli SPRAR (Sistema di Protezione Per Richiedenti Asilo e Rifugiati) o in un CARA (Centri Accoglienza per i Richiedenti Asilo), per un tempo massimo di sei mesi.

Ma se i posti negli SPRAR o nei CARA, non sono disponibili? La legge prevede che alcune associazioni di carattere privato accreditate, ricevendo contributi specifici, possano mettere a disposizione proprie strutture atte all’accoglienza dei rifugiati.

E, se, pure tali strutture non sono disponibili? La legge stabilisce che il rifugiato, che non ha mezzi economici propri, ha diritto ad un sussidio in denaro per pagarsi l’affitto della propria abitazione, che elegge a residenza, chiedendolo direttamente alla Questura.

Ora, se la legge parla chiaro, se è così semplice da comprendere, perché questi eritrei e somali, con lo status di rifugiati, sono stati costretti ad occupare un immobile abusivamente per quattro anni, e poi messi in strada senza aver prima provveduto a trovar loro una sistemazione che la stessa legge gli garantisce?

I bastardi, come sono stati definiti da una certa retorica stantia, non sono i poliziotti che sono intervenuti per l’atto di sgombero, e hanno subito il lancio di oggetti, a cui hanno risposto con gli idranti per disperdere le persone.

No! I bastardi sono la politica, che non sa neanche leggere le leggi che scrive, non ne conosce il significato, né sa applicarle. I bastardi sono tutte quelle associazioni di carattere privato, cioè le straordinarie ONG, che si fanno in quattro per andare a salvare i migranti in mare, o meglio a trasbordarli sulle nostre coste, assumendosene tutti i rischi del caso, ma non provvede, però, a svolgere un compito che, invece, la legge gli consente. I bastardi sono tutti quelli che oggi parlano a caso, motivati dalla retorica, ma hanno tollerato che dei rifugiati abbiano vissuto abusivamente per quattro anni dentro uno stabile, a Roma, in pieno centro; quattro anni sono lunghi, c’era tutto il tempo di trovare una soluzione dignitosa per loro, nel rispetto della legge, senza doverci inventare alcuna alchimia.

Ma se continuiamo a raccontarci storielle fantasiose, intrise di ideologie che puzzano di marcio, se continuiamo a dare una narrazione dei fatti, confusa ed imprecisa, allora, tranquilli nessuno a colpe: il Comune non sapeva, la Prefettura non sapeva, la Questura non sapeva, le associazioni non sapevano; solo i bastardi dei poliziotti sapevano dell’esistenza di uno stabile occupato abusivamente da rifugiati, e dopo quattro anni sono intervenuti per sgomberarlo; purtroppo, solo perché la Prefettura e la Questura hanno chiesto il loro intervento.

Non è questione di razzismo, semplicemente di ignoranza collettiva, che è forse, pure peggio. Anche se la legge non ammette alcuna ignoranza.

Raffaele Zoppo

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