L’ACCOGLIENZA E IL FENOMENO MIGRAZIONE. AL TAVOLO DI PARIGI SI SIEDERANNO ANCHE IL NIGER, IL CIAD E LA LIBIA. RIUSCIRÀ L’EUROPA A TROVARE IL GIUSTO ACCORDO?


“Tutti in Europa devono accettare che il vecchio sistema Dublino non è più sostenibile”. Parole e musica di Angela Merkel, rilasciate in una intervista alla Welt am Sonntag. Finalmente in Europa hanno compreso che un sistema così non è più gestibile; non è possibile più che l’Italia debba sostenere tutti gli sforzi nella gestione dell’emergenza immigrazione e dell’accoglienza, perché gli accordi di Dublino questo prevedono. È ora che tutta l’Europa abbandoni i propri egoismi e affronti seriamente il problema con una maggiore redistribuzione di tutti gli immigranti clandestini che giungono sulle coste italiche. “Non può essere che Grecia e Italia debbano sopportare da sole tutto il carico, soltanto a causa del fatto che la loro posizione geografica è tale che gli immigrati arrivano da loro. Per questo vanno distribuiti in modo solidale”, ha affermato la Merkel nell’intervista. E finalmente, si iniziano ad intravedere degli spiragli di luce, perché questa Europa, in materia di accoglienza sta smarrendo la dignità, propria e di chi accoglie. L’incontro di Parigi, voluto da Macron, è l’occasione straordinaria per vedere se ci sono sostanziali passi in avanti, oppure sono le solite chiacchiere, prive di fatti. L’incontro di Parigi prevede la presenza, oltre la Francia, ovviamente, di Italia, Spagna e Germania, ed è esteso anche ai rappresentanti di tre Paesi africani: Ciad, Niger e Libia. Il concetto di base è più o meno ciò che fu fatto con la Turchia per chiudere la rotta balcanica: soldi europei a loro in cambio di un maggiore controllo più il lavoro sporco dei rimpatri. La stessa cosa si vorrebbe ripetere per la rotta mediterranea, ma c’è un problema grave da risolvere: la Libia. Infatti, in terra libica non c’è ancora un governo stabile ed autoritario, bensì c’è Al Serraj che è l’autorità riconosciuta internazionalmente, c’è il generale Haftar che controlla una parte del territorio libico e ci sono 14 tribù che non possono essere dimenticate. Allora, l’Europa dovrebbe anche tentare di cercare di creare la giusta alchimia tra tutte le anime libiche, affinché un accordo preso sia stabile e duraturo. A questo incontro troviamo oltre la Libia, anche il Ciad ed il Niger proprio perché si vorrebbe chiudere tutto il corridoio attraverso il quale i migranti raggiungono le coste libiche. Finalmente l’Europa ha compreso che il problema non è solamente nel controllo dei porti libici ma, che dovrebbe entrare nel cuore del continente africano e bloccare questo flusso migratorio quasi all’origine. Poi come trovare la quadra a questo complesso accordo, è ancora tutto da vedere, ma certamente il potere dei soldi, tradotti in finanziamenti e progetti di cooperazione per la crescita e lo sviluppo, forse saranno capaci di compiere il miracolo. Perché interrompere questo traffico di esseri umani, spinti e motivati a raggiungere l’Occidente passando per la Libia, dovrebbe essere interrotto quanto prima. Allora anche la stessa accoglienza assumerà meno i contorni di una emergenza. E andrebbero controllati pure i porti libici dove i criminali che gestiscono questi traffici compiono violenze indicibili. Ovviamente dovrà essere la Libia stessa a controllarli e, siamo certi, che i soldi che l’Europa proporrà in questi accordi, apriranno bene gli occhi delle sentinelle libiche. E l’Italia, finalmente, a questo tavolo d’incontro non si presenterà come la sventurata cenerentola, bensì con l’autorità di chi ha svolto bene i compiti a casa. Questo grazie all’attivismo del ministro degli interni Minniti, che finalmente ha svegliato il governo dal torpore in cui sembrava essere caduto, visto l’immobilismo di questi ultimi anni. Il codice di condotta in materia di salvataggi è stato apprezzato tantissimo dai leader europei, meno, molto meno dalle stesse ONG. Finalmente si mette ordine nel sistema dei salvataggi in mare, nel rispetto del diritto internazionale, migliorando il coordinamento tra tutti gli attori presenti nel Mediterraneo e l’efficacia degli stessi salvataggi. Ora non resta che trovare il giusto accordo con la Libia innanzitutto, e poi con gli altri Stati africani affinché la piaga umanitaria della migrazione clandestina possa essere condotta in un alveo di maggiore gestibilità, senza dover minacciare, egoisticamente, di chiudere porti e confini. Almeno questo è ciò che tutti noi ci auguriamo.

Raffaele Zoppo

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