STORIE DI UN AMORE MALATO. RAGAZZE UCCISE DALLA FOLLIA DI UN AMORE CHE NON AMA


È stato arrestato il fidanzatino diciassettenne di Noemi Durini, la ragazza di Specchia, scomparsa da giorni. Ha confessato il delitto e fatto ritrovare il corpo della povera ragazzina sedicenne; si conclude, con l’;epilogo più tragico, il caso che ha tenuto con il fiato sospeso il piccolo paese leccese e l’Italia intera.

L’ennesima storia di un amore sbagliato, di un amore malato, di un amore che si trasforma in carnefice e strappa via un’esistenza innocente, solamente perché lei ha avuto il coraggio di dire basta. Basta ai tanti atti di violenza, subita in silenzio, ai tanti soprusi che quel ragazzo faceva alla sua ragazza, a Noemi, che lo ha amato, ha amato quel giovane e quel suo strano modo dei amare finché non ha capito che per salvarsi doveva chiudere quella storia.

È la passione che diventa controllo, ossessione, che trasforma l’amata in oggetto di possesso, che conosce il linguaggio violento come forma di obbedienza cieca.

Noemi ha provato a fuggire da quell’essere, ha provato a denunciarlo, ha provato a chiudere una storia malata, ma non ha retto all’ultimo incontro, forse quello decisivo, quello chiarificatore, quello che l’ha condotta alla morte.

L’ennesima possibilità che si concede all’uomo violento, in una sorta di spirito comprensivo, quando oramai c’è ben poco da chiarire. Ed è quello fatale, perché chi si sente respinto, chi sa di aver perso il possesso del suo oggetto, si trasforma in un carnefice.

È la storia di Noemi, quella di Federica Mangiapelo, uccisa, affogata nel lago di Bracciano dal suo ex, quella di Sara Di Pietrantonio, la ventiduenne strangolata e data alle fiamme dal suo ex a Roma. Ma è anche la storia di 108 donne uccise dai loro uomini nel 2016, o delle 111 uccise nel 2015, volti sorridenti, ragazze, donne, piene di vita e di speranza, innamorate dell’uomo sbagliato, vittime di un amore malato.

Uomini che non hanno un equilibrio psicologico, uomini che trasformano il loro bisogno d’amore in possesso, in ossessione, in gelosia morbosa, e che conoscono solo la violenza, verbale o fisica, come unico linguaggio per dimostrare quel loro amore.

Donne che diventano vittime di quest’amore soffocante, di quest’amore che ti isola dal proprio mondo, che incute timore, paura, obbedienza come unico modo per sopravvivere.

Poi, quando scatta il momento di dire basta, di chiudere una relazione malata, la violenza prende il sopravvento, l’uomo che tanto si amava diventa il carnefice che ti strappa al mondo. Perché se non può averti lui, nessuno dovrà averti; perché se non può essere felice con te, tu non dovrai trovare la felicità con nessun altro.

Il problema è come aiutare queste donne a salvarsi da un amore malato; le leggi ci sono, ma arrivano quasi sempre troppo tardi; le famiglie, le relazioni amicali ci sono, ma sembrano sempre così impotenti di fronte al dramma che lentamente le consuma.

La famiglia di Noemi ha denunciato due volte quel ragazzino violento, eppure le denunce sono rimaste appese, in attesa di indagini, mentre lei è stata uccisa da lui.

Noemi, Sara, Federica, tutte e tre hanno avuto l’ultimo fatale incontro con il loro ex, per chiarire, e tutte in quell’appuntamento hanno trovato la tragica morte.

Ecco, forse è da indagare anche il senso di questa concessione: perché incontrare l’uomo che hai realizzato già essere violento, che hai archiviato come un residuo già passato, di una relazione chiusa. Perché incontrarsi un’altra volta con chi si è già dimostrato violento e aggressivo, con chi hai già chiuso la propria relazione d’amore, perché impossibile da vivere?

Se Noemi, Sara, Federica non ci fossero mai andate a quell’appuntamento, se avessero cercato protezione piena nelle loro famiglie, nei loro amici, anche facendosi ‘scortare’ pur di non rimanere mai sole, se le denunce fatte avessero trovato una strada più veloce per proteggerle, forse avremmo qualche sorriso in più, in vita, e qualche cadavere in meno da piangere.

Forse la donna, forte e fragile allo stesso tempo, dovrebbe anche togliersi di torno quell’aria da crocerossina, intenta a cambiare, ad educare, il loro uomo malato. Un uomo che vive complessi psicologici e disagi relazionali, non cambia perché gli si colora la vita di amore; è lui che invece, riuscirà a cambiati l’esistenza, trasformando la tua vita in una sofferenza continua.

E, in questa battaglia, in prima fila non ci dovrebbero essere le donne, ma gli uomini stessi, quelli che vivono l’amore come passione, come rispetto, come stima, quelli che vivono amori maturi, senza il bisogno di divenire aggressivi con le parole, senza la necessità di cercare vendette o di alzare le mani per ferire un corpo innocente.

Forse così, la battaglia sociale potrà isolare i malati d’amore, e far sentire le donne meno sole ed impaurite.

Perché una donna che ha paura, una donna che vive nel terrore, una donna che si isola dal proprio mondo, è destinata a soccombere, purtroppo, al suo carnefice.

– non è amore se ti fa male. – non è amore se ti controlla. – non è amore se ti fa paura di essere quello che sei. – non è amore se ti picchia. – non è amore se ti umilia. – non è amore se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piace. – non è amore se dubiti della tua capacità intellettuale. – non è amore se non rispetta la tua volontà. – non è amore se fai sesso. – non è amore se dubiti costantemente della tua parola. – non è amore se non si confida con te. – non è amore se ti impedisce di studiare o di lavorare. – non è amore se ti tradisce. – non è amore se ti chiama stupida e pazza. – non è amore se piangi più di quanto sorridi. – non è amore se colpisce i tuoi figli. – non è amore se colpisce i tuoi animali. – non è amore se mente costantemente. – non è amore se ti diminuisce, se ti confronta, se ti fa sentire piccola. Il nome è abuso.

E tu meriti l’amore. Molto amore. C’è vita fuori da una relazione abusiva. Fidati!

Raffaele Zoppo

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