LA SFORBICIATA CAPITOLINA. RAGGI CANCELLA 20 PARTECIPATE


Finalmente, il Campidoglio batte un colpo, per dimostrare di essere vivo ed operativo, e dà un segnale importante: con la delibera approvata dalla Giunta capitolina, il Comune chiude, vende o cede quote di propria competenza di ben 20 aziende partecipate, lasciando nel portafoglio solo 11 società, di cui 10 di primo e una di secondo livello.

Ora, il passaggio in aula consiliare, per l’approvazione, ed il lavoro tecnico dell’Assessore Colomban può dirsi concluso, rassegnando le proprie dimissioni, e lasciando il posto al suo collaboratore Alessandro Gennaro.

L’importante delibera approvata, conclude, in un anno di duro lavoro, uno tra gli impegni fondamentali della giunta pentastellata, portati, finalmente, a termine, e, in buona sostanza, può essere considerata la fine di un percorso un po’ più lungo, iniziato proprio sotto la giunta Marino, con l’Assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, che già nel febbraio 2015 presentò una delibera molto simile all’attuale, sulla spinta del famoso ‘piano triennale di rientro’ firmato con il governo Renzi; delibera che i grillini, allora all’opposizione, bocciarono senza appello.

“A quel provvedimento votammo contro perché era frettolosa e non ben definita – è la risposta secca della Sindaco Raggi, ieri in conferenza – Noi abbiamo fatto un lavoro estremamente diverso, non fatto per risparmiare sulla pelle dei cittadini ma per efficientare e rendere migliori i servizi”.

Si parla, infatti, di un risparmio di circa 90 milioni di euro, entro la fine dell’anno, anche se lo stesso Colomban prevede che “a lungo termine il risparmio sarà anche di 100 milioni di euro l’anno”.

Un bel respiro per le magre casse comunali capitoline.

Ma entrando nel dettaglio, vediamo meglio ciò che Roma dismette, liberandosi di oneri aziendali, pesi finanziari ed economici, e soprattutto, di poltrone a carico dei contribuenti.

Iniziamo da AdR S.p.A., la società Aeroporti di Roma, di cui Roma aveva l’1,3% di quote azionarie. La cessione di quote è già stata attuata ad inizio anno, e, qui, confermata, ad un prezzo “36 volte superiore l’utile incassato”, (si parla di “48 milioni di euro” liberati, in bilancio, “da destinare a investimenti in servizi o opere strategiche”).

Poi si passa alla cessione della quota del 75% di Centrale del Latte di Roma S.p.A., stimando l’incasso in almeno 28 milioni di euro.

Cessione anche della quota del 21,8%, di Investimenti S.p.A., la società che organizza, realizza e gestisce il sistema fieristico espositivo, congressuale, proprietaria pure di Fiera di Roma S.p.A., in pre-fallimento dopo la delibera Berdini.

Altra dismissione è la partecipazione in Roma Multiservizi S.p.A., società nata nel 1994, per la gestione dei servizi integrati per la città.

Una società mista pubblica-privata, a prevalenza pubblica, con le quote capitoline detenute da AMA S.p.A.; il progetto di dismissione prevede prima la valorizzazione della sua partecipazione e poi, la loro cessione, mettendo a gara gli stessi servizi.

Via anche il 7,27 di quote detenute nella società Altaroma S.p.A., la società che organizza sfilate, concorsi ed eventi di moda nella Capitale.

E pure le quote detenute in EP Sistemi S.p.A., che gestisce l’inceneritore di Colleferro, vengono dismesse, così come quelle della Tecnopolo S.p.A., la società nata nel 1995, per promuove la localizzazione e l’operatività di realtà imprenditoriali tecnologicamente innovative, con due poli strategici, al Tiburtino e a Castel Romano, e di cui Roma Capitale detiene quote attraverso ACEA, AMA, ATAC.

Roma Capitale dismette pure le quote partecipate di AMA in Consel Scarl (0,1%), Servizi Ambientali Srl (87,5%), Ecomed Srl (50%), Marco Polo Srl (34,23%), Cisterna Ambiente S.p.A (29%).

Roma Capitale, inoltre, completa la liquidazione di quattro partecipazioni: Agenzia Roma Energia (100%), Roma Patrimonio Srl (100%), Azienda speciale ACCLR (100%), ATLazio S.p.A., Agenzia regionale per la promozione turistica del Lazio (19%), che si vanno ad aggiungersi a Servizi Azionista Roma Srl (100%), Centro Ingrosso Fiori S.p.A. (9%), le cui quote sono state già poste in liquidazione.

Poi ci sono le fusioni strategiche, come quella tra Aequa Roma e Risorse per Roma, che si fonderanno in un unico soggetto: il Polo delle Entrate, che gestirà tutte le entrate capitoline derivate dal patrimonio immobiliare e dai tributi locali.

Altra fusione strategica è la nascita del Polo Mobilità, in cui confluirà la società Roma Servizi per la Mobilità e la società Roma Metropolitane, ma solo il suo ramo progettazione. Nascerà così una nuova società che dovrà occuparsi delle attività di pianificazione dei trasporti, di gestione della mobilità pubblica e privata, della progettazione, regolazione e controllo dei sistemi di trasporto.

Invece, “la partecipazione totalitaria in Roma Metropolitane, quale stazione appaltante per la realizzazione della Metro C, viene mantenuta fino al completamento dell’opera”, rivelano in Campidoglio.

Restano, invece, nel portafoglio capitolino le quote ATAC (trasporti), AMA (rifiuti), ACEA (gestione idrica ed elettrica), ZETEMA (servizi culturali), PALA EXPO (mostre e musei) e ASSICURAZIONI DI ROMA, il cui impegno è quello di mantenerla in vita “almeno fino al 2020 – come ha dichiarato l’Assessore Colomban – perché sul mercato non ci sono compagnie che, ad esempio, assicurano le buche; poi la società ha lavorato bene, produce utili e fornisce un buon servizio alla città di Roma”.

Dubbi permangono invece su FARMACAP (farmacie capitoline), ad oggi commissariata, e che nel disegno capitolino, la si vorrebbe mantenere pubblica ma sulla quale “la nuova gestione della società ancora non si è espressa”.

La Raggi esclude, invece, le ipotizzate dismissioni delle quote del 3,53% in ACEA ATO 2, la società partecipata della multiutility capitolina che gestisce il servizio idrico nella Città Metropolitana (Roma esclusa), perché ritenute strategiche dalla giunta pentastellata.

Un deciso taglio quello promosso dal Campidoglio, che dovrebbe permettere alle casse capitoline di respirare un po’, eliminando sprechi di risorse e aggravi su un bilancio che è in profondo rosso. “Queste società – afferma la Raggi – per anni sono state una sorta di bancomat della politica erogando servizi non all’altezza. Noi taglieremo poltrone inutili e rami secchi per avere performance di livello. Smettiamo di credere alla logica che solo le aziende private funzionano”.

Certamente, al Comune di Roma restano le patate più bollenti: ATAC, 11.600 dipendenti, e AMA, con i suoi 7.800 dipendenti, e con bilanci in rosso e servizi per lo più inefficienti. Ora

serve un solido piano strategico di rilancio di queste due municipalizzate, e di tutte le restanti, sopravvissute ai tagli di Colomban. Vedremo quali strategie tirerà fuori nei prossimi giorni la giunta grillina, anche perché entro il 30 settembre va approvato il bilancio consolidato, cioè quello che rendiconta i risultati del Comune con quelli degli organismi controllati o partecipati, e la situazione, qui, è già abbastanza critica, e non c’è più così tanto tempo per agire.

Raffaele Zoppo

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