«COSÌ COMINCIO CON IL COLORE E DOPO VEDO UNA LINEA» Marino Marini e Joan Miró


Dal 16 settembre al 7 gennaio 2018, il Palazzo del Tau di Pistoia ospita la mostra Miró e Marino. I colori del Mediterraneo, curata dalla Fondazione Marino Marini di Pistoia, in collaborazione con il Comune di Pistoia, la Fondazione Miró di Barcellona e la Fondazione Miró di Palma di Maiorca. La rassegna, assieme all’esposizione Marino Marini. Passioni visive, allestita in Palazzo Fabroni (che, dal 27 gennaio all’1 maggio 2018, sarà trasferita presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia), è organizzata in occasione di “Pistoia Capitale della Cultura Italiana 2017” e racconta, con una quarantina di dipinti, alcuni dei quali inediti, la lunga storia di amicizia e confronto artistico fra Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980) e Joan Miró (Barcellona, 1893 – Palma di Maiorca, 1983).

Marini e Miró si conobbero negli anni ’50 a Parigi, nello Studio Mourlot, stamperia specializzata in litografie, frequentata da numerosi artisti di rilevanza internazionale, allora diretta da Fernand Mourlot. I due avvertirono subito la sottile, ma profonda, affinità che li legava, e continuarono a coltivarla nel tempo, come testimoniano le tante lettere conservate presso la Fondazione Marino Marini di Pistoia. Ad accomunarli era il modo di pensare e di sentire il metamorfico dinamismo della natura, il temperamento ludico e, soprattutto, la ricerca, condotta in pittura, di un perfetto equilibrio fra l’ideale leggerezza e semplicità delle figure geometriche e l’incandescente vitalità, tutta mediterranea, del colore. Pur votato alla scultura, Marino, già a partire dagli anni ’30, aveva dipinto forme che avrebbe in seguito sviluppato in opere plastiche. E Miró, non meno nomade tra i linguaggi artistici, dava voce, sulla tela, al dialogo fra la coscienza e l’inconscio. A nessuno dei due interessava la pittura come attività fine a se stessa. Ma, fiduciosi nel potenziale palingenetico dell’immaginazione, essi opponevano, a poche e ben marcate linee, le ampie e aggressive campiture cromatiche (soprattutto colori primari, ma anche il nero), investite da drammatici tagli di luce, e l’originale combinazione di spunti figurativi e di segni plastico-astratti, testimoni del mondo in cui si erano trovati a vivere e ad operare nel tremendo cotesto storico del XX secolo: dal tempo dei totalitarismi alla Guerra Fredda. Strumento di ribellione e di autoaffermazione, il colore suggerisce a entrambi una via di evasione e di superamento della realtà, e pone in luce ulteriore specialmente la produzione pittorica di Marino, più noto e celebrato come scultore.

Miró e Marino. I colori del Mediterraneo

(16 settembre 2017 – 7 gennaio 2018)

Palazzo del Tau

Corso Fedi 30, Pistoia

Martedì – Sabato 10.00 – 18.00

Domenica 14.30 – 19.30

Lunedì chiuso

http://www.fondazionemarinomarini.it.

 

Giada Sbriccoli

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