1917 – 2017. CENTO ANNI DALLA RIVOLUZIONE RUSSA. A ROMA, ALLA GALLERIA DEL CEMBALO, TRE MOSTRE FOTOGRAFICHE CHE, ARTISTICAMENTE, LA RACCONTANO


“Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta”, disse Josif Stalin.

Il 2017 segna i cenno anni trascorsi da quel 25-26 ottobre (secondo il calendario giuliano), quando la lunga Rivoluzione Russa, iniziata l’8 e il 12 marzo (secondo il calendario gregoriano), portò al potere i bolscevichi, guidato da Lenin e Lev Trockij.

Una data che cambiò completamente il volto della Russia, e non solo, una data che segnò l’avvento del comunismo al potere.

Dopo cento anni, nulla è più come prima: il crollo del muro di Berlino, la fine della guerra fredda, del mondo diviso in due blocchi, la Perestrojka, Gorbačëv, e la Russia che, lentamente, cambia nuovamente volto.

Una data, quella della rivoluzione d’ottobre, che cade quest’anno, che in Russia in molti vedono piuttosto come tragedia nazionale che come evento da festeggiare in pompa magna, tant’è che l’unica mostra organizzata è “1917-2017. Codice di una Rivoluzione”, organizzata a Mosca, al Museo di Storia Contemporanea cittadino, senza riscuotere un grande successo di pubblico.

Roma, invece, compensa questa sorta di dimenticanza storica con tre interessanti mostre fotografiche, visitabili presso la Galleria del Cembalo (Piazza Fontanella Borghese, 19), fino all’11 novembre prossimo.

Tre distinte esposizioni, due di Davide Monteleone, e una del giovane artista Danila Tkachenko, che ricordano il centenario della rivoluzione russa, guardandolo, artisticamente, in modo del tutto originale e per nulla celebrativo.

In the Russian East

La mostra presenta l’interessante lavoro del fotografo Davide Monteleone, originario di Potenza, ma cittadino del mondo, lavorando spesso, a complessi e lunghi progetti, utilizzando il linguaggio fotografico, video e della scrittura per dar vita alle sue opere.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la galleria Heillandi di Lugano, si ispira alla suggestiva opera fotografica di Richard Avedon, “In the American West”, del 1985.

Come già fece l’artista americano, così il fotografo potentito punta l’obiettivo sulle persone semplici, anonimi della società civile, lontani anni luce dai centri di comando, per raccontare il mondo che cambia, per interrogarsi sul futuro del Paese in cui vivono.

Avedon, allora, raccontò l’America, Monteleone volge, invece, lo sguardo alla Russia, e gli uomini e le donne ritratte diventano icone simboliche della Russia contemporanea, delle sue contraddizioni, delle sue evoluzioni.

I protagonisti dei ritratti sono persone comuni, figli di sopravvissuti ai gulag, ebrei russi, o discendenti di nobili e valorose popolazioni, come i cosacchi, i siberiani o i mongoli; ciò che vediamo sono uomini in tuta da lavoro, in abito elegante, in divisa o a torso nudo ma completamente tatuato, tanti simboli di una Russia che in questi cento anni ha mutato

completamente pelle, trascinandosi dietro sé, contraddizioni e forti contrasti sociali, e Monteleone, ci regala, così, un’interessante e notevole introspettiva sulla società russa ed i suoi mille volti.

The April Theses

È l’altro lavoro fotografico di Davide Monteleone, presente in mostra alla Galleria del Cembalo. Un lavoro, anch’esso realizzato in collaborazione con la galleria Heillandi di Lugano, che presenta una curiosa e interessante ricostruzione storica; nel marzo del 1917, Vladimir Ilyich Ulyanov, più conosciuto come Lenin, lasciò la Svizzera, dove viveva in esilio, per tornare in Russia, dove guidò da leader la rivoluzione d’ottobre.

Un viaggio in treno il suo, attraversando la Germania, la Svezia, la Finlandia fino a raggiungere, il 16 aprile, la Stazione finlandese di San Pietroburgo.

Qui compilò il suo manifesto politico e programmatico, conosciuto come “Le Tesi di Aprile”, che prevedevano il rovesciamento di quel governo provvisorio, nato dopo la rivoluzione di febbraio e la caduta dello Zar, per dare finalmente il potere al popolo, ciò che poi venne attualizzato con la rivoluzione d’ottobre, con il potere che venne conquistato dal suo partito bolscevico.

‘Cento anni dopo, Davide Monteleone ricrea la cronologia delle due settimane di vita di Lenin prima degli eventi che hanno cambiato per sempre la Russia e il resto del mondo’.

Monteleone, andando alla ricerca del documento originale de “Le Tesi di Aprile”, ricostruisce, o ricrea, il viaggio di Lenin, guidato dai molteplici documenti d’archivio e dai tanti testi storici consultati.

‘Il risultato finale è una collezione di paesaggi contemporanei, fotografia forense di archivio e auto-ritratti posati che ripercorrono un viaggio nel tempo e nello spazio’. Una mostra che viene impreziosita anche da una selezione di stampe, tratte dal libro “The April Theses” (Postcart, 2017), rappresentate qui, sotto forma di installazione.

Ritual

È invece, il lavoro creativo di Danila Tkachenko, giovane artista, classe 1989, originario di Mosca; una profonda riflessione, la sua, sul centenario dalla Rivoluzione Russa, che partorisce uno straordinario lavoro fotografico sospeso sul filo della metafora visionaria.

Danila Tkachenko parte proprio dall’idea metaforica del ‘bruciare tutto ciò che è caro’, e ‘letteralmente, brucia i simboli dell’era che si lascia alle spalle, creando spazio libero per un futuro promettente’.

Un deciso richiamo all’arte avanguardista, questa sua, per perseguire proprio quella necessità di costruire un nuovo futuro liberandosi da ciò che ci lega al passato; e Danila Tkachenko, materialmente brucia strutture, cancellando ‘tutto ciò che è statico, legato al mondo precedente e che ostacola il nuovo modo di pensare’.

Il fuoco brucia oggetti, posti in zone rurali, ‘in un iconico “campo libero”’, mentre l’obiettivo cattura quel divampare delle fiamme, che cancellano quegli oggetti del nostro presente, avvolti da una suggestiva luce crepuscolare, lasciando, così a chi li osserva, la misteriosa domanda se quello è il fuoco vivo del tramonto di un mondo antico, oppure l’alba di una nuova era.

Tre mostre diversissime, quelle presenti alla Galleria del Cembalo, tre sguardi artistici, tre letture differenti per raccontare i cento anni dalla rivoluzione russa; tre modi per riflettere su ciò che successe in quel lontano ottobre del 1917, e ciò che ci ha lasciato come testimonianza tangibile del suo passaggio.

Raffaele Zoppo

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