LA STUPIDITÀ AL POTERE. CARLES PUIGDEMONT PARLA AL PARLAMENTO CATALANO E LASCIA L’INDIPENDENZA SOSPESA


C’era fremente attesa per il discorso che Carles Puigdemont avrebbe fatto davanti al Parlamento di Barcellona, ieri pomeriggio. Un discorso previsto per le 18 e spostato poi alle 19 abbondanti. Oltre un’ora che sarebbe servita, secondo i rumors, per tentare di ammorbidire le dichiarazioni di Puigdemont, invano, però.

Dopo la farsa referendaria del primo ottobre, Carles Puigdemont, leggendo i risultati, dichiara di assumersi il difficile mandato affinché la Catalogna possa diventare uno “stato indipendente sotto forma di Repubblica”, ma, allo stesso tempo, sospende “la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione“.

Un capolavoro di geniale stupidità politica, frutto di un uomo pavido, arrogante e ottuso, politicamente parlando, ovviamente.

In pratica, Puigdemont non rinuncia al sogno indipendentista, ma frena pericolosamente per non finire fuori strada, lasciando una porta spalancata per avviare delle trattative con il governo centrale.

Politicamente, la formula che Puigdemont vorrebbe attuare, dovrebbe ricordare la cosiddetta ‘formula slovena’, quando la Slovenia, dopo aver dichiarato la separazione da Belgrado, congelò l’iter per sei mesi, per arrivare poi, ad un divorzio negoziato.

Una soluzione irricevibile, questa, per lo Stato spagnolo, che proprio non vuol sentir parlare di indipendenza della Catalogna. E già oggi, si attende la contro risposta di Mariano Rajoy, che dovrebbe essere ferma, dura, magari pure minacciosa, applicando così, l’art. 155 della Costituzione spagnola, che consente di destituire il governatore, arrestarlo per ribellione e sospendere l’autonomia catalana.

In fin dei conti, Puigdemont sta forzando la mano da tempo, oramai, e minacciare l’unità dello Stato spagnolo è scontrarsi con l’autorità, andare allo scontro muro contro muro.

Ma Rajoy non può commettere un altro passo falso, politicamente: ha già trasformato Puigdemont in un leader, con il referendum, renderlo un martire della causa catalana sarebbe troppo. Per questo, le prossime mosse politiche di Madrid devono essere molto pesate e pensate.

La Catalogna ha già una autonomia riconosciuta, che le concede molte libertà d’azione e di scelta rispetto al governo centrale, ma da qui alla separazione è veramente un salto nel buio.

Puigdemont poteva sedersi ad un tavolo per trattare una maggiore autonomia sul piano fiscale, che è ciò su cui ruota tutta questa farsa politica, invece ha preferito forzare la mano con un referendum, che, ovviamente, Madrid non poteva assolutamente accettare e riconoscere.

Rajoy ha provato, usando pure la forza, a bloccarlo, ma non c’è riuscito.

Ma un referendum non riconosciuto da nessuno, se non da Puigdemont e dai suoi sodali, quale valore potrebbe avere, se non, al massimo, simbolico?

Nel suo folle discorso di ieri, al Parlamento di Barcellona, Carles Puigdemont ha dichiarato che “si è creato un consenso amplissimo e trasversale sul fatto che il futuro dovessero

deciderlo i catalani con un referendum”, sottolineando che “milioni di cittadini sono arrivati alla conclusione che l’unica soluzione” fosse “che la Catalogna potesse diventare uno Stato, e il risultato delle ultime elezioni al Parlamento catalano è stato la dimostrazione”.

Se in questo discorso poco lucido, non c’è l’ombra di un golpe, poco ci manca.

Indire un referendum sull’indipendenza non riconosciuto da nessuna autorità, andare allo scontro con Madrid pur di celebrarlo, è già un azzardo politico altissimo.

Poi se su circa sei milioni di catalani, solo due vogliono l’indipendenza, e le manifestazioni in piazza degli spagnoli, catalani e non, che si oppongono a questa scelta politica, sono l’esempio più vivo della volontà popolare, allora dov’è quel “consenso amplissimo e trasversale” di cui si vanta Puigdemont?

Se il presidente del Parlamento catalano si aggrappa alla volontà popolare, allora guardi la realtà dei fatti, accetti serenamente il loro desiderio e faccia le valige.

Puigdemont sperava nel sostegno dell’Europa, che non c’è mai stato né ci sarà mai; Puigdemont sperava di trovare consenso trasformandosi in un martire dell’indipendenza catalana, ma non ha né i gradi né le capacità di un rivoluzionario.

Puigdemont ha fallito, si è isolato, ha manifestato ampia incapacità politica. Insistere ancora, è segno solo di stupidità. Rassegnare le dimissioni, sciogliere il parlamento, per indire nuove elezioni, per lasciare ad altri le trattative con Madrid per una nuova e più incisiva autonomia, è l’unica via d’uscita praticabile.

Altrimenti sarà solo uno scontro civile, un salto nel baratro, una follia politica che nessuno, neanche i catalani più convinti, vorrebbero vivere davvero.

Raffaele Zoppo

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